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Lunedì 25 Settembre 2017 | 13:38

Formula 1 - La Fia farà ricorso contro la sentenza pro McLaren

Il presidente Mosley, in una lettera pubblicata sul sito della Federazione Internazionale, ha annunciato di avere deciso di mandare in appello il caso del presunto spionaggio ai danni della Ferrari. Una decisione dovuta per la serietà della vicenda • Stepney: «La vera spia è ancora in Ferrari»
BOLOGNA - Il presidente della Fia Max Mosley, in una lettera pubblicata sul sito della Federazione Internazionale dell'Automobilismo in risposta a una missiva del presidente dell'Aci-Csai Luigi Macaluso, ha annunciato di avere deciso di mandare in appello il caso del presunto spionaggio della McLaren ai danni della Ferrari. Una decisione «politica» dovuta, ha spiegato Mosley, alla serietà della vicenda e al fatto che alla Ferrari era preclusa dal regolamento la possibilità di fare ricorso.
Il presidente della Commissione sportiva automobilistica dell'Automobile Club d'Italia aveva scritto di dover «confessare che troviamo difficile giustificare come un team non sia stato penalizzato dopo essere stato trovato in violazione dell'art.151 del codice sportivo internazionale» e dopo che era stato provato che la McLaren Mercedes aveva violato ripetutamente quella previsione, per diversi mesi, attraverso diversi importanti rappresentanti del team. «Temiamo - ha scritto Macaluso - che la decisione crei un precedente» a «detrimento dello sport». Proprio per questo il presidente di Aci-Csai ha suggerito a Mosley, per i poteri che gli spettano, di sottoporre il caso alla Corte internazionale d'appello della Fia. Per consentire alla Ferrari e ad altre scuderie di «spiegare le loro ragioni e difendere i propri diritti». La Ferrari, soprattutto, ha spiegato Macaluso, nel processo di Parigi era osservatore, e non parte, e quindi non ha avuto pieno diritto di audizione: per questo dovrebbe essere ammessa a un processo d'appello.
Mosley ha risposto concedendo questo diritto, assumendosi la responsabilità di affidare il caso a una seconda istanza sportiva. «Se, come suggerisce - ha risposto Mosley a Macaluso - fosse chiaro che numerosi esponenti di rilievo della McLaren erano consapevoli delle informazioni della Ferrari per un periodo di diversi mesi, la situazione sarebbe davvero molto seria», perchè avrebbe significato un illecito e sleale vantaggio di performance della McLaren, sia tecnico che strategico. Il caso per ora, ha detto Mosley, ha dimostrato che un impiegato scontento della Ferrari, Nigel Stepney, aveva fatto una «soffiatà in marzo e aveva mostrato brevemente un disegno a un tecnico McLaren, Mike Coughlan. Ma poi ha spiegato quali sono gli elementi sospetti della storia: il reclamo sulla soffiata di marzo sul fondo piatto Ferrari, l'omissione di informare la Ferrari dell'esistenza di una spia mentre tra i due team si negoziava un accordo basato sulla fiducia reciproca; l'installazione di un sistema di blocco informatico alla McLaren contro le comunicazioni al team anglotedesco da parte di Stepney, senza mettere un simile blocco al computer di Coughlan; il permesso concesso dalla scuderia allo stesso Coughlan di andare a Barcellona «per chiedere a Stepney di cessare le comunicazioni» quando «sarebbe bastata una telefonata»; il fatto che, lungi da interrompere le comunicazioni, Coughlan sia ritornato da Barcellona con una grande quantità di dati Ferrari; l'omissione di chiarire che Coughlan stava lavorando in McLaren mentre era in possesso di quei dati; il suggerimento a Coughlan da parte dell'altro tecnico Jonathan Neale di distruggere i documenti Ferrari, senza conoscere o voler conoscere cosa fossero, e così via.
Una mole di sospetti che, ha detto ancora Mosley, non hanno messo insieme la prova necessaria per condannare il team inglese a una pena grave come l'esclusione probabile dal campionato: non c'era una certezza al di là di ogni ragionevole dubbio. L'esclusione o la cancellazione di punti non sembrava appropriata se davvero era il caso di un «impiegato farabutto» che aveva acquisito illegittimamente informazioni per suoi propri fini.
«La sua lettera - è la conclusione di Mosley - suggerisce che la decisione sarebbe potuta essere differente se il Consiglio avesse dato alla Ferrari l'opportunità di essere ascoltata in misura maggiore di quanto non le sia stato offerto. Per questo e per l'importanza della fiducia dell'opinione pubblica sulla sentenza, manderò questa questione alla Corte d'appello della Fia, con la richiesta che siano ascoltati sia la Ferrari sia la McLaren e ogni altro competitore del campionato che lo richieda e stabilire così se la decisione del consiglio mondiale fosse appropriata e, in caso contrario, sostituirla con una che possa essere giusta».

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