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Petrucci: «Possibile che i casi di doping esistano solo in Italia?»

Il presidente del Coni all'inaugurazione del nuovo laboratorio antidoping della Federazione medici sportivi italiani: «Stiamo facendo il massimo, mi auguro che anche negli altri paesi lo facciano». Il ministro Melandri: «E' giunto il tempo di vincere la battaglia» • Qualcosa si muove in Germania
Il Presidente del Coni Gianni PetrucciROMA - «Possibile che i casi di doping ci siano solo in Italia? Noi stiamo facendo il massimo, mi auguro che anche negli altri paesi facciano lo stesso. La domanda però mi viene spontanea, perchè sembra che i casi di doping ci siano solo da noi». Il presidente del Coni, Gianni Petrucci, a margine dell'inaugurazione del nuovo Laboratorio antidoping della Federazione medici sportivi italiani, ribadisce l'impegno e la credibilità dell'Italia nella lotta al doping a livello mondiale.
«L'inaugurazione del nuovo laboratorio - ha aggiunto Petrucci - rappresenta una tappa fondamentale nel difficile cammino della lotta al doping. Una battaglia sempre più difficile, ma alla quale non ci sottraiamo. Per questo abbiamo voluto ingrandire la nostra struttura, per cercare di essere sempre più al passo con i tempi e guadagnarci quel ruolo di leader a livello internazionale che gli organismi preposti, quali la Wada, ci riconoscono e apprezzano».
Il presidente del Coni non ha voluto commentare la sentenza di Ivan Basso e le future possibili squalifiche di Danilo Di Luca e Giuseppe Gibilisco: «Non ho nulla da rimproverarmi - ha concluso Petrucci - sono solito aspettare le sentenze. Ma ribadisco, senza fare polemica, che il nostro dovere è tutelare i valori dello sport e la salute degli atleti».

«E' giunto il tempo di vincere la battaglia contro il doping». Il ministro delle Politiche Giovanili e Attività Sportive Giovanna Melandri, a margine dell'inaugurazione del nuovo laboratorio antidoping dell'Acqua Acetosa, ha ribadito come l'Italia sia all'avanguardia nella lotta al fenomeno doping. «Dal 1998 ad oggi, - ha aggiunto il ministro - abbiamo fatto tanta strada. Allora non c'era ancora una legge contro il doping e non c'era nemmeno la Wada. Oggi l'Italia sta facendo la sua parte a testa alta. In pochi anni abbiamo scalato le posizioni e oggi siamo all'avanguardia in questa difficile battaglia».
Sull'apertura del nuovo laboratorio, il ministro ha chiarito: «E' un evento di grande rilievo - ha ammesso - che si inserisce perfettamente nella nostra politica di contrasto al fenomeno del doping. Voglio ricordare, che grazie alla ratifica della convenzione Unesco, abbiamo finalmente colmato un ritardo storico. La prossima sfida è di estendere lo spettro dell'azione dell'antidoping adeguandolo continuamente ai nuovi prodotti. È il tempo giusto - ha concluso - per vincere questa difficile battaglia».

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