Cerca

Giovedì 19 Ottobre 2017 | 00:16

Calcio / Lega - Anche i piccoli a volte s'impongono

Basterà la maggioranza semplice dei 20 presidenti di serie A per approvare qualsiasi argomento all'ordine del giorno nelle assemblee. Basteranno dunque 11 voti per decidere, anche quali saranno i criteri di ripartizione delle risorse della massima serie. Rischio di una scissione
MILANO - Basterà la maggioranza semplice dei 20 presidenti di serie A per approvare qualsiasi argomento all'ordine del giorno nelle assemblee. È quanto è stato deciso oggi in Lega Calcio, secondo quanto ha riferito il presidente del Cagliari, Massimo Cellino.
E' stato quindi modificato il regolamento della Lega e basteranno 11 voti per decidere, fra l'altro, quali saranno i criteri di ripartizione delle risorse all'interno dei club della massima serie.
La decisione odierna rappresenta pertanto una chiara vittoria da parte dei piccoli club nei confronti delle grandi società: «Ci sono state urla e minacce - ha detto Cellino - ma non è arroganza da parte nostra, ci dobbiamo solo difendere».

L'amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani, al termine dell'assemblea. «E' passato un regolamento che prevede che a maggioranza semplice l'assemblea di serie A potrà decidere le ripartizioni economiche. C'è stato un voto contrario da parte di Juve, Inter, Milan, Roma e Napoli - ha spiegato Galliani - che sono è vero una minoranza numerica, ma rappresentano oltre il 75% dei tifosi italiani».
Quindi, ha spiegato Galliani, si è manifestata nuovamente «una grande spaccatura» all'interno della Lega, con la Fiorentina che si è astenuta e il Palermo in bilico sulla decisione se impugnare la votazione. «Si apre ora un periodo difficile - ha concluso Galliani - ed è sempre così quando si parla di soldi». Secondo l'a.d. del Milan è inaccettabile che per distribuire un miliardo di euro che potrebbe derivare dai diritti televisivi all'interno della serie A ci sia bisogno di una maggioranza semplice, mentre per dare 95 milioni di euro alla B una maggioranza qualificata.

Il presidente della Lega, Antonio Matarrese, getta acqua sul fuoco. «Il no delle cinque squadre - ha spiegato Matarrese durante una conferenza stampa - non è stato un no al regolamento in sé, ma il dissenso si è espresso in particolare sull'articolo 10, comma 8, che stabilisce i criteri per la distribuzione delle risorse all'interno delle categorie». In sostanza, le cinque squadre che hanno votato no ritengono che si debba avere la maggioranza qualificata di due terzi, e non quella semplice, per distribuire i proventi. «Nessuno si illudeva che non ci sarebbero stati motivi di dissidio - ha ammesso il presidente Matarrese - ma ora bisogna stare insieme, anche con posizioni differenti e culture diverse, per migliorare questa Lega. Per questo motivo, occorrerà lavorare proprio sulle risorse per evitare che i grandi club, che si sono difesi in maniera corporativa, non assumano posizioni di arroccamento contro i piccoli club. Il mio compito - ha detto Matarrese - sarà quello di riavvicinare queste due parti. Le grandi società non devono temere perché le medio-piccole, non faranno di questa votazione un'arma. L'esito scaturito dall'assemblea di oggi è semplicemente un segnale per arrivare ad una soluzione condivisa che si adegui alla nuova legge sui diritti televisivi».
Secondo il presidente della Lega calcio, l'approvazione della nuova legge sulla vendita collettiva dei diritti televisivi ha cambiato le carte ad un regolamento e ad una norma sulla ripartizione delle risorse economiche che era stata votata dai club nel dicembre scorso, quando la legge non era stata ancora approvata. Secondo Matarrese, sono cambiati i criteri e di conseguenza si sono modificate le posizioni e gli interessi dei club più grandi. Tuttavia, Matarrese punta ad evitare ogni spaccatura definitiva: «La Lega è una, serie A e serie B vivono insieme e fino a quando io sarò qui sarà così».

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione