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Calcio - La roulette (russa?) del Bari

Se è prevedibile la salvezza in serie B (domenica prossima al San Nicola sarà ospite la Juventus, già promossa in A), è in corso la partita tra i Matarrese, Emiliano e imprenditori sia esteri sia italiani. Fra i nomi, quelli di Renova e del patron di Luna Rossa, Patrizio Bertelli
Calcio Bari - Vincenzo MatarreseLa salvezza del Bari dovrebbe essere una formalità. Conquistare un punto contro la Juventus al San Nicola è diventato un obiettivo raggiungibile, vista la promozione già acquisita dei bianconeri, i quali si presenteranno al San Nicola domenica alle ore 15 in formazione largamente rimaneggiata. Ai tifosi, però, più che la gara del 3 giugno, interessa un'altra partita, quella che si sta giocando dietro le quinte e che riguarda il futuro della società di calcio. Le notizie riportate su alcuni quotidiani fanno pensare alla riconferma dei Matarrese. L'ipotesi è tutt'altro che peregrina, dal momento che, essendone proprietari, la decisione ultima sulle sorti del club spetta alla famiglia, da trent'anni alla ribalta.
Vale la pena, dunque, soffermarsi sugli scenari possibili all'indomani della matematica certezza della permanenza nel torneo cadetto, a cominciare proprio dall'ipotesi che i Matarrese restino alla guida, premettendo che, sebbene la volontà di cedere è dichiarata, quanto più si allungano i tempi per l'approvazione da parte del consiglio comunale di Bari della variante al piano regolatore, indispensabile per poter vendere stadio e area limitrofa, tanto più verra procrastinata la realizzazione dei progetti legati alla polifunzionalità della struttura e alle attività che dovrebbero nascere intorno al San Nicola (alberghi, centri commerciali eccetera).
Fossimo nei panni dei Matarrese (che esprimono pur sempre un presidente della Lega Calcio), prima di pensare alla cessione, cercheremmo di capire se esistono i margini per entrare nell'affare. Le questioni politiche degli ultimi anni farebbero pensare a ostacoli insormontabili («a Bari non li può vedere nessuno» sostengono gli esponenti di molti partiti politici, non soltanto locali), ma, al di là dei pettegolezzi e delle malignità, trattandosi di imprenditori edili di livello, potrebbero benissimo decidere di puntare direttamente all'acquisto dello stadio. Paradossalmente (non sarebbe la prima volta), a interessare, piuttosto che la società di calcio, sono gli aspetti collaterali. Il vantaggio sta nel fatto di avere già lo strumento (la squadra) attorno al quale costruire tutto il resto. Il problema sta nel dove trovare le risorse per investire, ma comprare terreni edificabili è il "core business" dei Matarrese.
In quanto al Bari calcio, non è detto che le sorti siano necessariamente legate a ciò che si vuole realizzare all'esterno del San Nicola. Teoricamente, i Matarrese, restando dove sono, potrebbero anche trovare un accordo per continuare a giocare nella struttura, semplicemente rinnovando la convenzione (ma non a costo zero). Dal momento che si va verso altre soluzioni, non sarebbe da escludere lo strumento del project financing, al quale fanno riferimento, come alternativa alla vendita, da Palazzo di Città. Da una parte i gestori (appunto i Matarrese) si farebbero carico di modificare l'impianto secondo quanto già definito dall'architetto Renzo Piano (cosa che i Matarrese potrebbero e saprebbero fare), dall'altra l'ente locale darebbe lo stadio in gestione per trenta o più anni. Il cerchio sarebbe chiuso: continuare nel calcio senza ingenti esborsi e pianificare il resto (esempio: una volta costruito, decidere cosa fare di un albergo, che si potrebbe gestire o vendere oppure dare in gestione).
Cosicché, rinforzare il Bari sarebbe un tassello di una visione più ampia perché avvicinare la gente allo stadio significherebbe incrementare il numero dei potenziali clienti, i quali fruirebbero di servizi a disposizione 365 giorni all'anno. Il piano strategico è il primo passo di un'impresa. Il piano operativo è successivo, ma, intanto, per avere una squadra di spessore che si integri nel progetto è necessario che le fondamenta siano realizzate. I contatti con Perinetti (direttore sportivo) e con De Canio (allenatore) e la rifondazione tecnica (con la cessione di molti giocatori e l'arrivo di altri) sono appunto la condizione per scalare posizioni e ripresentarsi nella massima serie. Riportare i biancorossi in serie A sarebbe un'operazione di marketing: ridarebbe entusiasmo agli appassionati e renderebbe vitale una zona attualmente frequentata nelle ore notturne per altri tipi di emozioni...
A questo punto, la domanda di chi si occupa di calcio sorge spontanea: dove potrebbe arrivare il Bari con i Matarrese proprietari? La storia dice che di ascensori ne sono stati presi molti negli ultimi decenni. Tanti campionati di serie B, alcuni di serie A, ma soltanto due o tre stagioni al di sopra della media (con Salvemini e Joao Paulo, con Materazzi e Protti, poi con Fascetti e Masinga), peraltro rovinate da gironi di ritorno in discesa e da episodi poco edificanti (ricordate il gol di Tuta in Venezia-Bari 2-1 del 24 gennaio 1999?). La favola resta quella della formazione di Bolchi e Lopez, capace di arrivare in semifinale di Coppa Italia pur militando in C, mentre il Bari più divertente che si ricordi rimane quello di Catuzzi, composto prevalentamente da baresi e arrivato a un passo dalla clamorosa promozione in massima serie.
Altri tempi, altri costi, altre aspettative. Sono passati più di tre lustri anche dal Bari di Platt, l'unico tentativo programmato di salto di qualità. L'anno calcistico 1991-1992 fu, al contrario, un fallimento, anticipato dal grave infortunio di Joao Paulo e certificato dall'ingaggio di Boban e Jarni anziché di una punta (Weah, per esempio). Inevitabile, dunque, avere delle riserve sulle capacità di portare il Bari stabilmente ad alti livelli. Al contrario, i possibili acquirenti, coloro i quali sono interessati a subentrare, hanno un budget talmente elevato da potersi permettere anche di porre rimedio ad eventuali difficoltà in corso d'opera. Ufficialmente non è mai trapelato alcunché (eccetto l'incontro tra emissari russi, i Matarrese ed Emiliano a casa della madre del sindaco), ma in colloqui informali (Emiliano ha incontrato prima Abramovich, quando l'imbarcazione del russo ebbe un'avaria e fu costretta a sostare al largo di Bari, e poi Putin, in occasione del vertice del marzo scorso) è stato chiesto più volte un intervento dei magnati russi, disposti a investire centinaia di milioni di euro.
I quattrini tenuti in caldo dalle imprese sotto il controllo del Governo russo per la campagna acquisti in Italia sono tantissimi perché le intenzioni di acquisizione riguardano molti settori (soprattutto quello energetico). Sono dodici le aziende pugliesi nel mirino, tra cui l'Amgas di Bari, per un importo complessivo di circa 500 milioni di euro di investimenti. Limitatamente alle questioni calcistiche, Gazprom, sollecitata più volte, per ora preferisce tacere (mentre di solito si smentisce con un comunicato ufficiale), mentre Nafta Mosca non sembrerebbe mai entrata realmente nell'ordine di idee di fare un'offerta. Ci sarebbe invece un'altra azienda inizialmente in procinto di dare l'assalto decisivo. È la Renova del magnate Viktor Feliksovich Vekselberg. Vale 11 miliardi di euro, è un'industria leader nel settore delle estrazioni, ha partecipazioni in Tnk-British Petroleum, potente joint-venture russo-britannica, terza company del petrolio russa (circa 20 miliardi di dollari il fatturato all'anno), e prevede di investire in Italia un miliardo di euro.
Michele EmilianoSenza trascurare un sondaggio (ma non diretto) da parte di imprenditori italiani (tra cui Patrizio Bertelli, patron di Luna Rossa; a pensarci bene, Bari potrebbe essere un campo di regata niente male per la prossima Coppa America), la questione è un'altra. Matarrese è disposto a vendere? Da strada Torrebella rispondono di sì. E aggiungono che alle chiacchiere non seguono i fatti, controbattendo così implicitamente al primo cittadino di Bari, il quale si è speso pubblicamente sostenendo la necessità di dare alla città una società di calcio all'altezza. Tra i due litiganti, per ora sono in vantaggio i Matarrese, le cui mosse nella sfida a scacchi sono state intelligenti. Mentre Emiliano ha dichiarato che i venti milioni di euro richiesti ai russi sono un enormità, i Matarrese mai hanno dato la stessa versione dell'incontro di circa un anno fa, così come mai hanno dichiarato ufficialmente la somma ritenuta congrua per disfarsi del Bari. Ne consegue che potrebbero giocare continuamente al rialzo. Di sicuro, hanno a che fare con una controparte scaltra (ancorché non sempre sostenuta politicamente dagli uomini della coalizione), la quale, però, ha soltanto una possibilità: dare scacco matto.
Visto lo scenario, il sindaco (dopo aver abbattuto Punta Perotti, che «era un atto dovuto») potrebbe ostacolare i Matarrese, ad esempio (restando in ambito calcistico) non rinnovando la convenzione a costo zero dello stadio (lo scenario è quello attuale, peraltro con costi enormi, non quello successivo alla vendita del San Nicola) oppure portando avanti i contenziosi in essere (i Matarrese sono stati chiamati a restituire al Comune una somma incassata, a quanto pare, impropriamente), ostruzionismo già denunciato tra le righe dai Matarrese senza entrare nei particolari («se si sblocca l'edilizia, siamo pronti a investire nel Bari»). In realtà, a parte il fatto che il dovere istituzionale è quello di non penalizzare le imprese (anche se di colore diverso) del territorio (semmai di agevolarle), per Emiliano l'unico modo per non uscire con le ossa rotte (e perdere il credito, anche elettorale, guadagnato negli ultimi mesi) è dimostrare con i fatti l'esistenza di un compratore per "smascherare" una volta per tutte i Matarrese. Non si può pretendere che siano loro a prendere il telefono per dare la procura a vendere. Se Emiliano è davvero in grado, il momento di agire sta per arrivare.

G. Flavio Campanella

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