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Storia di Vito, salvato dal basket in carrozzina

di NINNI PERCHIAZZI
BARI - Lui la definisce «signora», nonostante la sclerosi multipla lo abbia privato del lavoro e soprattutto delle gioie di un’esistenza normale. Adesso grazie al basket in carrozzina e ai nuovi compagni di viaggio dell’HBARI2003 sta riuscendo a dare un nuovo senso alla sua vita. È la storia di Vito Porreca, già 52enne, che nel 1996 all'età di 34 anni, si vede diagnosticare una malattia del sistema nervoso centrale
Storia di Vito, salvato dal basket in carrozzina
di NINNI PERCHIAZZI

Lui la definisce «signora», nonostante la sclerosi multipla lo abbia privato del lavoro e soprattutto delle gioie di un’esistenza normale. Adesso grazie al basket in carrozzina e ai nuovi compagni di viaggio dell’HBARI2003 sta riuscendo a dare un nuovo senso alla sua vita. È la storia di Vito Porreca, già 52enne, che nel 1996 all'età di 34 anni, dopo varie problematiche fisiche si vede diagnosticare una malattia del sistema nervoso centrale. Non è la terribile «stronza», la sclerosi laterale amiotrofica (Sla) resa nota dalla letale odissea del calciatore Stefano Borgonovo, ma è una patologia che comporta una notevole riduzione delle capacità motorie, tanto da costringere Vito a ricorrere al sostegno di ausili come i bastoni canadesi e in alcuni casi anche alla sedia a rotelle.

Nonostante le terapie farmacologiche e fisioterapiche ne rallentino il decorso, il male continua a minare il fisico - la perdita dell’abilità al lavoro è una delle prime conseguenze - determinando disagi psicologici e sociali ancora più gravi, ma Vito non molla mai. Poi la svolta. Il protagonista della vicenda lo scorso anno scopre il basket in carrozzina - eh si che lo sport dei canestri è il suo preferito - grazie alla conoscenza dell’associazione HBARI2003, da anni impegnata nel recupero delle persone diversamente abili.

«Molto importante per me è stata l'accoglienza nella squadra, dove il clima è sereno e gioioso. Sono contento che grazie a questa esperienza tante persone nella mia condizione hanno la possibilità di sentirsi ancora abili», rivela Vito mostrando di aver ricevuto grande giovamento sia fisico sia psicologico. «Vito ha iniziato ad allenarsi rendendosi conto che pur nella disabilità, praticare sport è possibile», afferma orgoglioso Gianni Romito, presidente dell’HBari2003. Si perché grazie allo sport Vito Porreca, persona disabile affetta da sclerosi multipla, vive oggi un mondo diverso dal suo status di disabile passivo.

«Oggi Vito ha riacquistato forza alle braccia, ha acquistato quel sorriso che chiuso nel suo mondo da disabile aveva perduto», dice ancora Romito nel rimarcare l’impegno per «il reinserimento sociale di tanti ragazzi con disabilità fisica e mentale». A tal proposito è preziosa la dedizione del gruppo degli atleti «storici» e dei tecnici, al fine dell’integrazione dei nuovi arrivati.
«Il basket carrozzina offre la possibilità di esprimersi a livelli tecnici elevati, quasi simili agli atleti in piedi - asserisce Romito - rappresentando una molla psicologica di notevole importanza per il recupero psico-fisico del soggetto che non si sente “diverso”». «Tutto ciò è agevolato anche grazie alle peculiarità tipiche di ogni gioco di squadra quali l’esaltazione del lavoro in collettivo pur nel rispetto dell’individualità, dell’altruismo, dell’abnegazione e del rispetto reciproco», conclude.

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