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Martedì 19 Settembre 2017 | 13:51

Calcio - Il rebus del Bari

La squadra sta andando male e rischia la retrocessione dalla serie B alla C1. Si parla dell'acquisizione di Desideri dalla Sambenedettese, mentre rimane il "mistero" della trattativa per la vendita della Società fra la famiglia Matarrese e magnati russi
Alexandr Medvedev (Gazprom) BARI - I sogni son Desideri. Secondo alcuni il Bari avrebbe perfezionato l'ingaggio dell'esterno offensivo Davide Desideri, 26 anni, proveniente dalla Sambenedettese. Il giocatore, in scadenza di contratto, avrebbe firmato un contratto con la società dei Matarrese. Di getto, verrebbe da pensare che la intenzione dei proprietari sia dunque quella di restare alla guida ancora a lungo. In realtà, acquisire un elemento a costo zero (e con un ingaggio quasi irrisorio) non cambierebbe di una virgola le prospettive per il futuro.
Per cercare di capirne di più, è il caso di guardare al presente partendo dai fatti incontrovertibili. Sul campo il club è messo davvero male. Precipitato in piena zona playout, rischia seriamente di finire in serie C, eventualità che impedirebbe un cambio di gestione, sempre nell'aria, ma non ancora concretizzatosi, a quanto pare per la ritrosia della famiglia («ci sarebbe la fila se vendessero a cifre di mercato», ha sostenuto il sindaco Michele Emiliano due giorni fa).
Parole, peraltro, confortate dai fatti, sebbene il riserbo di un'operazione così delicata rende davvero complicato il compito di chi è alla ricerca di informazioni. Circa la pista russa, di sicuro c'è l'interessamento di investitori legati al mondo industriale e imprenditoriale legati all'establishment del Governo presieduto da Vladimir Putin. Nulla si muove da quelle parti senza il beneplacito della politica, come più volte ha rimarcato il primo cittadino del capoluogo pugliese.
Il motivo del possibile arrivo a Bari (a parte il forte legame con Mosca per motivi religiosi) sta nelle parole di Aleksandr Medvedev, vice presidente Gazprom e direttore generale di Gazexport, la controllata che si occupa dei contratti di esportazione: «L'intesa con Eni (l'Ente Italiano Idrocarburi)prevede si possano scegliere asset sulla base del portafoglio di proposte avanzato dagli italiani. Gazprom dovrà valutare se ci sono investimenti che corrispondono alla nostra strategia». L'obiettivo finale è commercializzare il metano proveniente dagli immensi giacimenti russi (è pressoché operativa una filiale a Milano) arrivando direttamente al consumatore finale anche attraverso la collaborazione con aziende italiane. «Questo è un passo importante per l'Italia - ha dichiarato Medvedev - da maggio la nostra presenza sul mercato italiano soddisferà le richieste delle autorità, ma anche darà sicurezza agli utenti sugli approvvigionamenti».
Il colosso Gazprom, che, a dimostrazione di quale sia la velocità di espansione prevista, punta a quadruplicare la capitalizzazione di mercato e a raggiungere il traguardo dei mille miliardi di dollari entro i prossimi dieci anni (diventerebbe il numero uno al mondo), è interessato (nonostante le smentite) a una quota di Snam Rete Gas (nel cui piano stategico 2007-2010 è prevista la realizzazione della Rete Adriatica, cioè di una nuova linea per il trasporto del gas che collegherà la Puglia con l'Emilia-Romagna), ma anche a Enipower (che ha due centrali per la produzione di energia elettrica a Brindisi e a Taranto, dove è prevista la realizzazione di un nuovo impianto a ciclo combinato alimentato a gas naturale che andrà a regime nel 2010) e a Italgas (che ha impianti distribuzione anche nel Barese: Andria, Canosa, Gioia del Colle, Monopoli, Bitritto eccetera). Come si vede, i russi (senza considerare il capitolo rigassificatori) si apprestano a entrare con ingenti capitali nel mercato italiano. L'acquisto del Bari calcio sarebbe una formidabile operazione di marketing, uno strumento pubblicitario dal sicuro ritorno.
La famiglia Matarrese ha troppa esperienza per non saperlo. Ed è per questo che è impensabile possa andarsene senza una contropartita perché, se è vero che il club produce debiti, è anche vero che il Bari è un ingranaggio di un'operazione di centinaia di milioni di euro (si potrebbe spiegare la questione paragonandolo a un casolare diroccato senza valore che si apprezza se rientra in una superficie edificabile). Ecco perché anche i 20 milioni di euro (la cifra emersa nell'incontro di un anno fa nell'abitazione della madre del sindaco) potrebbero ritenersi addirittura esigui. Per questo motivo, si può uscire dal vicolo cieco soltanto coinvolgendo i Matarrese nell'operazione. Sarebbe un modo per incentivarli anche rispetto alla più urgente necessità: salvare la squadra di calcio dal baratro della serie C (si starebbe valutando addirittura un ritorno dell'allenatore Rolando Maran).
A questo punto, vale la pena pretendere chiarezza e, soprattutto, onestà di approccio alla trattativa, che si dice potrebbe essere riaperta in questi giorni (si parla, addirittura, della possibile firma di un accordo con una clausola: la salvezza). Qualcuno avrebbe visto in questi giorni Antonio Matarrese a Bari, altri una delegazione russa con a capo l'ambasciatore per una sorta di ricambiata cortesia (il sindaco qualche settimana fa è stato a Roma), propedeutica al riavvicinamento tra le parti. C'è chi giura anche di aver visto due esponenti della Gazprom allo stadio San Nicola in occasione della partita contro il Piacenza («sono rimasti affascinati dalla struttura»).
I tifosi aspettano e sperano. Coloro i quali sono ormai disillusi («non venderà mai») hanno un timore (potrebbe essere, a pensarci, una mossa geniale, ma comunque interlocutoria: il rapporto con la città è ormai irrecuperabile): se i Matarrese accettassero un pre-accordo e lasciassero retrocedere il Bari, si libererebbero delle accuse rivolte mantenendo il controllo della società (insomma: «avremmo voluto vendere, ma purtroppo siamo finiti in C»). Altri ritengono che stavolta, con le istituzioni coinvolte, sarebbe difficile mentire e farla franca («gli acquirenti potrebbero a un certo punto decidersi di accettare in toto la richiesta di 20 milioni di euro mettendo definitivamente i Matarrese con le spalle al muro»). In realtà la soluzione del rebus è un'altra, come sempre accade per la definizione di una compravendita: arrivare a un'intesa con la soddisfazione di tutti.
G. Flavio Campanella

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