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Allarme di Conte «Non c'è più voglia di faticare»

GENOVA – «Non c'è più la voglia di faticare. E invece dobbiamo tornare ad apprezzare fatica e lavoro, oppure questo sarà solo l’inizio della discesa». E' alto il grido d’allarme di Antonio Conte. Una bocciatura che punta a Balotelli come simbolo di una generazione perduta del calcio. «Sinceramente, pensavo di vedere più partecipazione alle sorti della nazionale, e invece non sempre quel che vedo da questa panchina mi piace»
Allarme di Conte «Non c'è più voglia di faticare»
GENOVA – «Non c'è più la voglia di faticare. E invece dobbiamo tornare ad apprezzare fatica e lavoro, oppure questo sarà solo l’inizio della discesa». E' alto il grido d’allarme di Antonio Conte. Una bocciatura che punta a Balotelli come simbolo di una generazione perduta del calcio – «sta a lui cambiare, in nazionale io non ho il tempo che servirebbe per farlo crescere» – ma che riguarda tutto il movimento.

«Sinceramente, pensavo di vedere più partecipazione alle sorti della nazionale, e invece non sempre quel che vedo da questa panchina mi piace». Sono bastati tre mesi di lavoro da ct per cambiare punto di vista. Prima, racconta l’allenatore della nazionale nell’intervista esclusiva a RaiSport poche ore dal test di Genova contro l’Albania, vedeva il calcio dal punto di vista del club; ora guida l’Italia e dunque idealmente tutto il movimento, e da quella prospettiva la situazione è preoccupante. Di simile, rispetto a quando allenava la Juve, c'è però la volontà di entrare duro, nel vivo dei problemi.

«Se sono stanco? Dobbiamo prendere atto che non stiamo andando nel verso giusto come movimento. Sapevo che non era facile: io ci metto tanto entusiasmo, la voglia di far crescere i giovani. Ma spesso si dimentica quale è la situazione e si vuole tutto e subito». Insofferenza alle prime critiche, forse: ma il discorso di Conte è più ampio. E come i suoi predecessori, tocca diversi temi: i talenti che non ci sono e quando ci sono fanno fatica a crescere, i tanti ragazzi che buttano al vento le loro capacità, gli stage, l’importanza data alla nazionale.

«In questo momento - sottolinea Conte – l'Italia fa fatica a sfornare talenti, e quelli che escono non hanno la giusta mentalità. Dobbiamo capire che viviamo un difficile ricambio generazionale e tornare ad essere umili, ad apprezzare l’importanza della fatica e del lavoro, necessari per diventare campioni. Se ci riusciremo, ci sono le premesse per crescere: altrimenti, sarà questo sarà solo l'inizio della fine. El Shaarawy? – ha proseguito Conte – Ha fatto bene, ma sono 10'. Questi ragazzi devono trovare continuità. Teniamoci stretti i 10 punti fatti nel girone, è un bel bagaglio ottenuto grazie all’orgoglio dei giocatori che hanno lavorato con applicazione. Ma sappiamo di dover migliorare su tutto: intensità, preparazione fisica, voglia di far fatica: dimentichiamo che la fatica è bella. Ed è questo che sta sparendo oggi, in Italia». Calciatori, e non solo: l'impressione che Conte trasmette è che tutto il calcio italiano non si sia reso conto della gravità della crisi. «Manca un pò a tutti la voglia di tornare protagonisti. Per risolvere i problemi – sottolinea Conte – bisogna prima di tutto rendersi conto che esistono: già quello è un primo passo del cammino. Ma poi, dalla consapevolezza bisogna cominciare con il lavoro. E' necessario passare dalle parole ai fatti».

Conte è tornato a chiedere degli stage per la nazionale, come in passato altri ct: «Ora giochiamo con l’Albania, e la prossima è a marzo: ecco, sei ci si tiene un pò alla nazionale bisogna cercare di non lasciare un vuoto di quattro mesi». In ogni caso, la pausa dopo l’amichevole di Genova offrirà a Balotelli il banco di prova del suo club, tra prestazioni e comportamento. Anche se il giudizio di Conte sembra già formulato: «Mancini, Mourinho e Allegri non sono riusciti a cambiarlo? Non sono così presuntuoso da pensare di essere diverso da grandi allenatori come loro. Il passato insegna che non ci sono riusciti – è la bocciatura del ct – Sta a lui cambiare: purtroppo io non ho tanto tempo, su certi giocatori non bastano pochi giorni ma serve un periodo lungo. E da ct mi sono resto conto che è quello che mi manca di più».

A fare da contraltare ai Balotelli d’Italia, la storia di Acerbi, il difensore del Sassuolo tornato in azzurro dopo aver sconfitto un tumore: «Lui è un simbolo della vita: pensi che ti va tutto bene e poi ti arriva la mazzata. Se non hai la forza di rialzarti, come ha fatto lui, il disagio è forte in tutti i campi. Lui è l’esempio per tutti noi, per la sua forza e il suo coraggio nel rialzarsi».

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