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Mercoledì 20 Settembre 2017 | 06:08

Calcio/Serie A - La Roma gela San Siro

L'Inter rimanda a festa già pronta per il quindicesimo scudetto per "colpa" dei tre gol segnati da Perrotta, Totti e Cassetti (inutile l'unica rete neroazzurra di Materazzi, su un rigore basato su un fallo inesistente). I neroazzurri hanno tredici punti di vantaggio sui giallorossi
INTER-ROMA 1-3 (0-1 dopo la fine del 1° tempo)

• INTER (4-3-1-2): Julio Cesar; Maicon, Cordoba, Materazzi, Grosso (61' Dacourt); Stankovic, Cambiasso (90' Recoba), Zanetti; Figo; Adriano (61' Cruz), Ibrahimovic. Allenatore: Mancini. A disposizione: Toldo, Burdisso, Solari, Gonzalez.
• ROMA (4-2-3-1): Doni; Panucci, Ferrari, Mexes, Chivu; De Rossi, Pizarro; Wilhelmsson (74' Cassetti), Perrotta, Mancini (78' Vucinic); Totti (90' Tonetto). Allenatore: Spalletti. A disposizione: Curci, Rosi, Faty, Tavano.

• Arbitro: Trefoloni di Siena (Strocchia-D'Agostini/Banti)
• Reti: 44' Perrotta (Roma), 53' Materazzi su rigore (Inter), 88' Totti (Roma), 95' Cassetti (Roma).
• Note - Angoli: 2-1 per l'Inter. Recupero: 0' e 5'. Ammoniti: Figo (I), Zanetti (I), Stankovic (I), Pizarro (R) e Materazzi (I) per gioco falloso; Doni (R), Mexes (R) e Mancini (R) per comportamento non regolamentare. Spettatori: 67.500.
Calcio - Inter Roma
MILANO - La Roma è a distanza siderale in classifica (tredici punti dopo il recupero della ventiduesima giornata), ma non è disposta a fare da vittima sacrificale. Anzi, è in vena di dispetti (vince 3-1 a San Siro, con gol di Perrotta, Totti e Cassetti) anche in barba alle concessioni dell'arbitro Trefoloni (assegnato un rigore inesistente trasformato da Materazzi). Cosicché l'Inter deve prenderne atto, allungare l'attesa (uno scudetto sul campo manca da diciotto anni) e rimandare a data da destinarsi l'appuntamento con il quindicesimo tricolore (che non è in discussione, per carità). La mortificazione, però, resta (considerando anche l'imbattibilità persa proprio nel giorno designato per il trionfo). Non sarà quella incancellabile subita dalla Roma nella stramaledetta serata all'Old Trafford di Manchester, ma una festa che ti va di traverso è un ulteriore rospo da ingoiare per Moratti e i tifosi interisti.

LA PARTITA

Roma, buon approccio - Ridono sornioni, invece, i giallorossi, che iniziano a giocarsela con orgoglio, tecnica e velocità (Mancini rompe gli indugi al 3' con un diagonale finito a lato; Pizarro serve al 12' Wilhelmsson, il cui cross è deviato in angolo; Totti ci mette addirittura la testa al 17'). I campioni d'Italia in pectore, dal canto loro, fanno subito intendere quanto possano essere dirompenti (lo si vedrà soprattutto nella ripresa). Hanno voglia di chiudere i conti. Una vittoria, infatti, metterebbe a posto anche la matematica. Ma tra il dire e il fare c'è di mezzo la squadra di Spalletti. I giallorossi arrivano consapevoli di dover reggere l'urto, estendere quanto più possibile i tempi del possesso di palla e prendere d'infilata la difesa nerazzurra. Ci riescono per un tempo. Al 20' c'è l'applicazione perfetta della strategia preparata dai romanisti: anticipo su Ibrahimovic (dopo un'iniziativa di Adriano), palla a Pizarro e rapido capovolgimento di fronte per la conclusione di Totti. Sul tiro del capitano Julio Cesar è bravo. Il brasiliano, però, è addirittura superlativo sulla ribattuta (quasi un rigore in movimento) di Perrotta, protagonista anche al 28' (tiro dalla distanza) e al 35' (tocco al volo su lancio di Panucci).

All'Inter il fumo, agli altri l'arrosto - L'Inter è più fumo che arrosto. Attacca quasi a testa bassa senza trovare varchi, mentre la Roma non solo è ordinata, ma dà la netta impressione di poter sfondare, fosse anche su punizione (parabola di Chivu al 31' lambente l'incrocio dei pali). I padroni di casa, invece, riescono a essere pericolosi soltanto se all'avvicinamento fa poi seguito l'iniziativa di un singolo. È quello che accade al 37', quando Stankovic libera un destro da fuori area che coglie la traversa. Sarebbe (in barba a tutti i discorsi, perché poi nel calcio ha ragione chi è più cinico) l'opportunità più ghiotta dei primi quarantacinque minuti, se Mancini non rispondesse con la stessa moneta al 40'. La conclusione dai 20-25 metri del brasiliano trova l'opposizione strepitosa del connazionale Julio Cesar, il quale arriva con la punta delle dita e manda la palla a sbattere sulla traversa. A fugare ogni dubbio (e a rinvigorire la convinzione di chi sostiene che a vincere di solito è chi merita) ci pensa Perrotta, quando al 44' chiude in rete (è lo 0-1) una combinazione De Rossi-Chivu. Il rumeno imbeccato in area dal centrocampista della Nazionale, mette in mezzo rasoterra con la precisione e il tempismo di un rifinitore (del resto, i mezzi li ha). Dall'altra parte, invece, i piedi buoni latitano (Figo su tutti).

Rigore inventato, Materazzi pareggia - Ad inizio ripresa (46') il portoghese prova a rifarsi. Percorre un varco sulla sinistra e serve l'accorrente Stankovic. Il piatto del serbo finirebbe probabilmente in rete, ma Adriano (peraltro in fuorigioco) involontariamente gli blocca la conclusione. Ma è un'altra Inter. Messa in preventivo la possibilità di subire qualcosa in contropiede (vedi Mancini al 49' su passaggio di Totti), l'Inter aumenta la velocità. Una grossa spinta, però, gliela dà l'arbitro Trefoloni. Al 5' s'inventa un calcio di rigore, quando Adriano si tuffa davanti a Doni. Le proteste (Mancini viene ammonito) non impediscono a Materazzi di trasformare (è 1-1 al 52'), ma la Roma non ci sta. Pizarro falcia Figo (cartellino giallo), poi Mexes (anche lui finisce sul taccuino) alza la voce per un contatto (secondo lui subito) con Materazzi. Il nervosismo si taglia a fette, a tutto beneficio dell'Inter. I nerazzurri insistono sulle ali dell'entusiasmo. Al 59' Maicon arriva sul fondo e crossa per l'incornata di Adriano. Doni si supera deviando sul palo. Si avventa Cambiasso, il cui tiro è ribattuto. Il momento, però, è propizio. Il tecnico interista pensa di poter aggiungere, se non qualità, freschezza e forza inserendo (61') Cruz per Adriano e Dacourt per Grosso (Zanetti retrocede in difesa, Dacourt è il centrale di centrocampo, mentre Cambiasso si sposta a sinistra).

Pressione neroazzurra, ma segna Totti - In effetti, la solidità aumenta in modo direttamente proporzionale alla pressione. La Roma è schiacciata all'indietro e messa nelle condizioni di non poter avviare le proverbiali ripartenze. C'è, però, sempre Doni in gran forma Al 69' il portiere giallorosso è ancora una volta decisivo su Stankovic. A quel punto, Spalletti si decide a cambiare. Ma non è una variazione sostanziale (insistere sul 4-2-3-1 ha anche delle controindicazioni) perché esce Wilhelmsson (74'), autore di una buona prestazione, per Cassetti (con identici compiti). Ha una spiegazione più evidente (i fatti successivi però dimostreranno il contrario) l'ingresso di Vucinic, che rileva Mancini al 78' (il brasiliano, infatti, quasi non si vede più). Anche se l'ingresso montenegrino può essere un'arma a doppio taglio perché permette a Maicon di poter avanzare indisturbato, come avviene all'81' (il tracciante finisce fuori). Pur tra mille affanni, la Roma regge e fa muro (come quando la barriera respinge una punizione di Ibrahimovic). Anzi, dopo essere stata in apnea per quasi tutta la ripresa, riesce inaspettatamente a tornare in vantaggio. Su calcio di punizione di Totti (battuto dopo continui richiami dell'arbitro sulla distanza), c'è la deviazione di Figo che spiazza Julio Cesar: è 1-2. Ci sarebbe il tempo per rimediare (al 90' dentro Recoba per Cambiasso nell'Inter e Tonetto per Totti nella Roma) perché sono cinque i minuti di recupero. Ma i tentativi di Figo e Cruz sorvolano la traversa. Mentre Cassetti sfrutta l'ultima opportunità segnando al 50' il 3-1 definitivo.

G. Flavio Campanella

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