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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 22:21

Chieste tre condanne per il derby venduto C'è anche Semeraro

BARI – "Forse il Bari avrebbe perso lo stesso ma il derby è stato venduto". Il pm del tribunale di Bari Ciro Angelillis chiede il massimo della pena, due anni di reclusione, per i tre imputati nel processo sulla partita Bari-Lecce di serie A del 15 maggio 2011, persa dai biancorossi per 2-0. Secondo la Procura di Bari, il derby fu comprato dal club salentino per 200mila euro. Nel processo sono imputati con l’accusa di frode sportiva l'ex presidente del Lecce calcio Pierandrea Semeraro, l'imprenditore salentino Carlo Quarta e Marcello Di Lorenzo, amico dell’ex calciatore biancorosso Andrea Masiello
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BARI – "Forse il Bari avrebbe perso lo stesso ma il derby è stato venduto". Il pm del tribunale di Bari Ciro Angelillis chiede il massimo della pena, due anni di reclusione, per i tre imputati nel processo sulla partita Bari-Lecce di serie A del 15 maggio 2011, persa dai biancorossi per 2-0. Secondo la Procura di Bari, il derby fu comprato dal club salentino per 200mila euro in una tranche da 70mila, quattro da 20mila e un’altra da 50mila euro.

Nel processo sono imputati con l’accusa di frode sportiva l'ex presidente del Lecce calcio Pierandrea Semeraro, l'imprenditore salentino Carlo Quarta e Marcello Di Lorenzo, amico dell’ex calciatore biancorosso Andrea Masiello (che ha patteggiato nell’ambito dello stesso procedimento insieme con i suoi amici Gianni Carella e Fabio Giacobbe). Al termine della requisitoria il pm ha chiesto inoltre la restituzione dei verbali di Carella e Giacobbe, sentiti nel processo, per valutare l’ipotesi di falsa testimonianza. I due, infatti, avrebbero "mentito cambiando versione, da veri furbetti levantini". Per il pm questa vicenda dimostra che non vi è stato "alcun rispetto per tutti quei bambini che vanno a dormire con la maglia della squadra dei loro beniamini".

L'accusa ha ripercorso i contatti telefonici e gli incontri tra "il gruppo dei baresi e quello dei leccesi" fino alla "concretizzazione dell’accordo con l’assegno da 300mila euro consegnato in garanzia da Quarta a Carella" e alla "firma sotto quel derby truccato rappresentata dall’autogol di Masiello". Per questi fatti le parti civili, Figc, Confconsumatori e oltre 200 tifosi di Bari e Lecce hanno chiesto un risarcimento danni per circa 1,5 milioni di euro complessivi (dai 500 ai 10mila euro per ciascun tifoso e 50mila euro per Figc e Confconsumatori).

In apertura di udienza dinanzi al giudice monocratico Valeria Spagnoletti, l’ex calciatore del Lecce Giuseppe Vives, chiamato a testimoniare, si è avvalso della facoltà di non rispondere in quando già coinvolto in questa indagine (la sua posizione è stata poi archiviata). Repliche e sentenza sono fissate per il prossimo 26 novembre.

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