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Bari, profondo rosso altra figuraccia E ora che si farà? La società: la panchina di Mangia non si tocca

di FABRIZIO NITTI
BARI - Un’altra vergogna. La partita della verità si trasforma nella partita dei dubbi e dei tormenti. La Ternana porta a casa i tre punti, il Bari esce dal San Nicola a testa bassissima e sotto i fischi assordanti dei tifosi, Curva Nord in prima linea
Bari, profondo rosso altra figuraccia E ora che si farà? La società: la panchina di Mangia non si tocca
FABRIZIO NITTI
BARI - Un’altra vergogna. La partita della verità si trasforma nella partita dei dubbi e dei tormenti. La Ternana porta a casa i tre punti, il Bari esce dal San Nicola a testa bassissima e sotto i fischi assordanti dei tifosi, Curva Nord in prima linea. Contestazione pesantissima, è la prima volta quest’anno e ovviamente fa notizia. Un punto in quattro partite, seconda sconfitta consecutiva, un regredire pericolosissimo al quale bisognerà porre rimedio in fretta. Ora è allarme rosso e Paparesta dovrà farsene una ragione. E riflettere. Perché la seconda sconfitta interna stagionale fa molto più male, soprattutto dopo una settimana di ritiro nella quale i biancorossi e il tecnico Mangia, contestato anch’egli, avrebbero dovuto ricaricare le pile, ritrovare se stessi, imprimere una svolta al cammino.

La prima cosa da fare, in questo momento, è guardarsi alle spalle, visto e considerato che la zona playout è distante appena tre punti e la retromarcia innestata dal Bari è davvero preoccupante. Il ritiro, evidentemente, non ha prodotto gli effetti sperati. Resta da capire, adesso, cosa fare dopo quest’altra sciagurata prestazione.Novantuno minuti, dei quali gli ultimi venticinque giocati in superiorità numerica, per rimettere in sesto una partita macchiata dal solito gol subito presto e sempre troppo uguale agli altri. La rituale palla alta che cade in area barese, la difesa che gioca alle belle statuine e Avenatti che di testa, tranquillo, mette dentro la palla che si rivelerà letale per il Bari. Novantuno minuti di caccia al tesoro inutile, riempita da una sensazione che pian piano ha attorcigliato un po’ tutti: di vuoto.

Il classico vorrei ma non posso, anche perché idee poche e perfino confuse, un minestrone di iniziative personali, giocate individuali, mai un briciolo di logicità nella manovra. Palloni gettati in area di rigore da tutte le parti, quindici calci d’angolo che si sommano ai quattordici battuti in casa contro il Pescara, senza un vero colpitore di testa da opporre alla muraglia umbra, ordinata, grintosa, cannibale. Ma come è stata costruita questa squadra? Seguendo quale criterio?

Dallo schiaffone di Vercelli al gancio rimediato dalla Ternana. Non si è avuta l’impressione di un Bari affamato, stile la ripresa contro il Pescara. Di certo la squadra non ha fatto un favore a Mangia, ora più che mai in bilico anche se Crotone può diventare il crocevia definitivo. Difficile accada qualcosa prima. Tanta tensione, tanta paura di sbagliare, errori di misura. E mai la sensazione di una formazione davvero tosta. Un colpo di testa di Caputo e una traversa di De Luca (più che altro un gol sbagliato a due passi dal portiere) nel primo tempo, un tiro in porta dello stesso attaccante, per il resto anonimo, sul finire della partita. La produzione offensiva effettiva biancorossa è tutta qui, disinnescata dal bravo Brignoli. Inutili le acrobazie tattiche di Mangia, che varia dal 4-3-3 iniziale al 3-5-2 attuato dal ventesimo minuto, fino al 4-2-4 dell’ultimo quarto d’ora. Tentativi dettati dalla disperazione più che dalla lucidità, con lo stesso Mangia che al minuto venticinque della ripresa si siede in panchina sconsolato.

La Ternana fa quel che deve. Si aggrappa al gol realizzato in apertura, si assesta nel suo 5-3-1-1, lascia a Ceravolo (fallisce lo 0-2 al 24’ in contropiede) il compito di pungere, lotta, non cede un centimetro, vince con merito. Ma l’altra verità è che la Ternana, con tutto il rispetto, non è certo uno «squadrone». Gioca semplice, con orgoglio e umiltà. E infligge al Bari una dura, durissima lezione. Si apre una torrida settimana.

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