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Convertito in legge il decreto sulla violenza negli stadi

Il Senato ha approvato il decreto legge sulla violenza negli stadi. I senatori presenti erano 266, i voti a favore sono stati 244, 1 voto contrario e 20 astenuti. Il testo è uguale a quello licenziato dalla Camera e quindi diventa legge. Astenuta la Lega Nord • Le nuove norme
ROMA - Il Senato ha approvato il decreto legge sulla violenza negli stadi. I senatori presenti erano 266, i voti a favore sono stati 244, 1 voto contrario e 20 astenuti. Il testo è uguale a quello licenziato dalla Camera e quindi diventa legge. Astenuta la Lega Nord.

Stavolta hanno deciso di non oltrepassare il limite della decenza. Perché il rischio che il decreto decadesse c'era, eccome. Invece, proprio in extremis (era necessaria la conversione entro l'8 aprile), la legge sulla violenza negli stadi ha passato lo scoglio del Senato. Il testo è stato approvato identico a quello licenziato dalla Camera, cosicché è stato evitato l'ulteriore trasferimento che lo avrebbe affossato. In vista di quello che si è poi rivelato l'ultimo atto, è stata la proposta di due contro-emendamenti a far temere che tutto saltasse (i decreti legge, che hanno carattere d'urgenza, devono passare al vaglio del Parlamento entro 60 giorni). Il primo intendeva modificare un contenuto in odore di incostituzionalità: quello che limita alle manifestazioni sportive il contesto dell'inasprimento delle pene per lesioni gravi nei confronti dei pubblici ufficiali (lo si vuole estendere a tutte le manifestazioni pubbliche, indipendentemente da dove avvenga il reato). Col secondo si voleva tornare alla vecchia dicitura secondo cui le società devono provvedere alla messa a norma di sicurezza degli impianti. Le norme ora prevedono che i club possano farlo. In ogni caso, in seguito a un accordo tra Governo, maggioranza e opposizione, le commissioni Affari costituzionali e Giustizia del Senato in poche ore approveranno, in sede deliberante, un disegno di legge che apporti le correzioni concordate.
Sin qui i dettagli. Ma quel che conta è che ci sia stato un seguito concreto all'unanime indignazione successiva ai gravi fatti di Catania costati la vita al poliziotto Filippo Raciti. Restano, però, importanti lacune. Intanto, sebbene il decreto preveda che «i contratti e le convenzioni stipulati con associazioni legalmente riconosciute che abbiano tra i propri associati persone a cui è stato notificato il divieto di accesso alle manifestazioni sportive sono sospesi per la durata di tale divieto, salvo che intervengano l'espulsione delle persone destinatarie del divieto e la pubblica dissociazione dai comportamenti che lo hanno determinato», di fatto non sono più impediti del tutto i rapporti tra le società di calcio e le organizzazioni dei tifosi (il caso della gestione dei biglietti di Manchester-Roma fa comprendere quanto sia complicato lasciare aperture). Inoltre, bisognerà attendere (si spera non molto) un decreto ministeriale che detterà le norme per la formazione e selezione degli steward, cioè di coloro i quali (equiparati ai pubblici ufficiali) assicurano già la sicurezza all'interno degli stadi (compreso l'accesso). Fino ad allora sarà teoricamente possibile che tra questi ci siano persone facenti parte proprio di quei gruppi da tenere sott'occhio (è un controsenso poter consentire ai controllati di essere anche controllori). Ma, a breve, i club avranno anche l'obbligo di inviare al prefetto i nominativi di coloro che svolgeranno la funzione di stewards, in modo da verificare se sussistano i requisiti richiesti. Il Coni, peraltro, si era detto disponibile a organizzare dei corsi di formazione (l'idea pare non sia stata accantonata). Se ne saprà di più.


G. Flavio Campanella

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