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Lunedì 25 Settembre 2017 | 20:49

Il ct degli azzurri Donadoni: «Ora rispettateci»

L'allenatore della Nazionale italiana di calcio che ieri a Bari ha vinto la Scozia ora punta a giugno, quando si giocherà in casa di Far Oer e in Lituania. Il ct: «Ogni volta è come se si dovesse ricominciare da capo». Poi a settembre e ottobre si entrerà nel vivo
Calcio - La nazionale a BariBARI - E' nata la nazionale di Roberto Donadoni. Forse. L'ultimo dubbio sull'avvenuto passaggio dall'era Lippi alla nuova è lecito solo per l'abitudine alla modestia del ct. Alla svolta dei dieci giorni più complicati del dopo Mondiale, l'Italia si ritrova però con una vittoria sulla Scozia, una classifica di qualificazione europea più rassicurante, e soprattutto una saldatura tra squadra e panchina: tecnica, tattica e soprattutto umana. «Mi auguro che ci sia rispetto per me e per la nazionale. Essersi dimenticati di certe cose buone è un errore e un'ingiustizia verso i ragazzi», il messaggio di un Donadoni stanco ma sorridente.
Evita, il commissario tecnico, la tentazione di togliersi sassolini. «Ho messo scarpe comode», ironizza, girando sul gruppo dei Campioni del mondo tutti i meriti. Perchè la sua convinzione resta quella espressa dopo il 2-0 firmato da Toni: «Essere una persona perbene paga sempre». Persona, appunto.
«Non è piacevole sentirsi come un'azione in borsa - dice dallo stadio San Nicola all'indomani della vittoria - Gattuso ha detto che sono stato massacrato? Non esageriamo, il termine si usava venti anni fa per i macellai, e ora anche loro hanno metodi diversi. L'effetto però è lo stesso: c'è chi dà mazzate in testa, e chi piano piano lavora ai fianchi». Per questo Donadoni non si aspetta carezze a giugno, quando in casa di Far Oer e Lituania la sua Italia avrà l'occasione di conquistare il secondo posto, sfruttando la sfida tra Francia e Ucraina.
«Ora si tornerà a fare silenzio sulla nazionale, per poi concentrare in pochi giorni a giugno tutto - nota il tecnico - così funzionano le cose, ma non è detto debba esser così: se mio figlio ama rubare le caramelle, non mi passa per la mente di non dirgli che non si fa». Paragone sghembo, ammette lo stesso Donadoni, il quale però non nasconde di non rassegnarsi al suo destino opposto a quello dei giocatori, in nazionale: «Così - aggiunge - diventa difficile da sopportare e affrontare, almeno per me. Per i giocatori spesso l'azzurro è un rifugio. Me lo dicevano i miei tecnici quando giocavo in nazionale». E vale ancora per questa nazionale, per la quale dopo gli scandali dell'estate c'è qualche 'opolì da affrontare. «Il rapporto tra me e questa squadra non è mai stato in dubbio - spiega Donadoni - I disturbi vengono da fuori: vallettopoli, il mercato, le voci. E' un'onda inarrestabile, e destabilizza. Però la maglia della nazionale consente di staccare, ai giocatori...».
Rassicurati tutti, critici ed estimatori, che i fianchi del ct "stanno bene", Donadoni guarda avanti. «In casa di Far Oer - dice - avremo un'occasione da non perdere: poi a settembre e ottobre si entrerà nel vivo. I club hanno capito le esigenze della nazionale, con il campionato al via in agosto spero di arrivare alle sfide decisive in condizioni migliori dello scorso settembre, quando erano difficili: l'avevano sottolineato i giornali, tranne poi dimenticarsene». Ma c'è un'altra rivendicazione cui tiene il ct, quella dell'assetto variabile della squadra: era per molti sintomo di idee poco chiare, è diventato simbolo di un'Italia camaleontica. «Non c'è un modulo preferito, saper fare molte cose è un arricchimento - il vanto di Donadoni - Io vado avanti per la mia strada, l'ho già detto. E non replico a chi dico che sono permaloso».
Piuttosto, vuole inviare qualche risposta a giocatori come Pirlo, escluso di turno dopo Del Piero. «E' scontento? Se non mi accorgessi di certe cose, dovrei fare il fruttivendolo piuttosto che il ct - la considerazione - Deve stare tranquillo: con me ha sempre giocato, a Tbilisi lo sostituii dopo due giorni di febbre. Lui come Del Piero, grande giocatore e grande persona, e come tutti i giocatori tecnici saranno sempre tenuti in considerazione dal sottoscritto». Se poi, a proposito di giocatori di estro, il discorso scivola su Totti, Donadoni chiede una domanda di riserva. Parlando del titolare di ieri, Toni. «I fatti parlano per lui, io voglio parlare di tutto il gruppo - prosegue Donadoni - ha fatto bene in un modulo Roma nella posizione di Totti, ma dovete essere voi, non io, a fare considerazioni su questo».
Per sè, Donadoni conserva altre riflessioni. «Questa nazionale non è sazia per il Mondiale vinto: chi fa sport sa che è un lusso da non permettersi - conclude - La vera svolta ci sarà solo quando saremo qualificati, l'Italia ha un gruppo di eccezionale valore tecnico e può ancora migliorare. Di che colore è il futuro? Dico azzurro, come la nostra maglia. Ma in nazionale è così, ogni volta è come se si dovesse ricominciar da capo». Donadoni è pronto a farlo.

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