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Lunedì 25 Settembre 2017 | 03:01

Rugby - «Valanga verde» a Roma, Italia ko

Nella quinta ed ultima giornata del Sei Nazioni 2007, l'Italia perde in casa contro l'Irlanda 24-51. Nel Flaminio strapieno, il primo tempo si è chiuso con il punteggio di 20-12 per gli ospiti. L'Italia chiude la manifestazione con 4 punti e la storica doppietta delle vittorie consecutive su Scozia e Galles
rugby, Italia-IrlandaROMA - La storia era già stata fatta in precedenza, con le vittorie in Scozia e con il Galles. Di più, a questa Italia, non si poteva chiedere nel quinto ed ultimo turno del Sei Nazioni 2007, finito per gli azzurri con una sconfitta con l'Irlanda pesante (51-24) ma non umiliante. Anche se il computo delle mete è tutto verde: 8-2 per i britannici di un grande O'Driscoll, capitano coraggioso che però non si vede assegnato il titolo di man of the match (va a D'Arcy).
Gli azzurri restano in partita sino al termine del primo tempo (12-20), poi subiscono un parziale stratosferico (26-0, quattro mete in circa 15 minuti) ma chiudono in crescendo, con le marcature di Bortolami e De Marigny che limitano il passivo sul 24-51. Flaminio tutto esaurito, più verde che azzurro, visto che hanno raggiunto la capitale almeno 17.000 irlandesi nel giorno di San Patrizio, molti dei quali dirottati al maxi-schermo di Piazza del Popolo.
Non ci sono, nell'Italia, lo squalificato Mauro Bergamasco, il febbricitante Lo Cicero e l'infortunato Canale: come se non bastasse, Zaffiri, dopo 3', deve abbandonare il campo sostituito da Sole. L'Irlanda è subito veloce alla mano ma è un piazzato di O'Gara, al 6', a dare il primo vantaggio di un match in cui il XV di Berbizier è sempre vivo, tanto da trovare il pari al 12' con un drop di Pez dopo una lunga e pressante azione azzurra iniziata sull'out da Robertson. L'apertura del Bayonne è ispiratissima e, al 15', colpisce con un piazzato da 40 metri. In meta, invece, vanno i britannici due minuti dopo, partendo dalla mischia, lavorando l'ovale sulla sinistra e regalando a Dempsey il compito di schiacciare (De Marigny non riesce a placcare). O'Gara non trasforma, Parisse e Troncon prendono colpi duri e, al 22', c'è la seconda marcatura ospite: un errore della mischia azzurra scatena il coast to coast di Horgan, che poi al momento opportuno scarica su Easterby. Il kicker verde fallisce ancora la trasformazione ma l'Irlanda è sul 13-6. La reazione azzurra è ancora affidata al piede fatato di Pez: sua la punizione nell'acca al 25', così come un altro drop facilitato dall'inserimento di forza di Parisse. Sotto 12-13, Pez però non mette dentro il piazzato quasi da centrocampo del sorpasso e, allo scadere, è D'Arcy a punire in velocità la difesa azzurra, con De Marigny che può solo ritardarne la schiacciata. Si riparte con un cambio operato da Berbizier in mediana: dentro Scanavacca, fuori Pez. I risultati non sono quelli sperati dal ct francese perché l'Italia, dopo aver sprecato una ghiotta occasione al 4' (Parisse si vede intercettare l'ultimo passaggio), subisce in circa quindici minuti la bellezza di quattro mete. C'è la doppietta di D'Arcy al 6' ma lasciano il segno anche Horgan (11') e Hickie (15'), approfittando di un'Italia lenta in fase di retroguardia e senza più troppa birra nelle gambe. O'Gara manca solo la seconda trasformazione e l'Irlanda, sul 39-12, può cominciare la sua festa. Che per l'Italia assomiglia ad una umiliazione quando, al 19', l'Irlanda riparte ancora dai suoi ventidue e O'Gara non ha alcun problema nello schiacciare e poi trasformare il 46-12 per i verdi di O'Sullivan. Gli azzurri però non si rilassano e si spingono avanti alla ricerca di una meta, che arriva al 35' con capitan Bortolami, servito da un 'cross' di De Marigny. Scanavacca non trasforma ma almeno l'onore è salvo, anche se al 38' arriva una doppietta anche per Hickie, su un break nato da un avanti non sanzionato. Finita? No, perché nel recupero l'Italia mette il cuore oltre l'ostacolo e tiene il fiato sospeso: De Marigny schiaccia, il sudafricano Kaplan chiede l'intervento del Tmo e poi accorda la meta. Gli azzurri perdono ma evitano al Flaminio l'umiliazione.

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