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Venerdì 22 Settembre 2017 | 19:09

Bari-Livorno 2-0 all'95' Sciopero della Nord «Libertà per gli ultrà»

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Deve essere successo qualcosa se Gianluca Paparesta ha avvertito la necessità, dopo appena tre giornate di campionato, di gridare ai quattro venti che la fiducia nel lavoro di Mangia non è minimamente in discussione. Deve essere successo qualcosa se in città si respira un clima strano e se la partita di oggi contro il Livorno assume già i contorni della sfida delicata. Vantaggio dei biancorossi al 16' con Sciaudone. Raddoppio di Stevanovic al 95' (nella foto, sciopero dei tifosi della Nord per protesta contro il Daspo di gruppo)
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Bari-Livorno 2-0 all'95' Sciopero della Nord «Libertà per gli ultrà»
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Deve essere successo qualcosa se Gianluca Paparesta ha avvertito la necessità, dopo appena tre giornate di campionato, di gridare ai quattro venti che la fiducia nel lavoro di Mangia non è minimamente in discussione. Deve essere successo qualcosa se in città si respira un clima strano e se la partita di oggi contro il Livorno assume già i contorni della sfida delicata. È sicuramente successo qualcosa se, soprattutto sul web, ci sono molti tifosi del Bari che non vedono l’ora di ottenere la prima «testa». E altri che si divertono, a dare la patente di scarso a questo o quel calciatore.

Un po’ tutti, diciamolo chiaramente, abbiamo dimenticato che dopo 270’ minuti di un campionato notoriamente interminabile avere la pretesa di promuovere o bocciare è un esercizio acrobatico, oltre che molto pericoloso.

Un conto è parlare di calcio, fare valutazioni e raccontare di disagi e difficoltà della squadra. Altro è pensare di avere la verità assoluta e incontrovertibile. È possibile che Mangia sia un allenatore scarso, Paparesta un presidente inadeguato, che Antonelli abbia concluso un mercato carente e che il Bari non sia in grado di vivere un campionato ambizioso. Ma oggi, per carità, sarebbe saggio lasciar parlare il campo. E lavorare un gruppo a cui tutti, certo, guardiamo con attenzione ma che ha il sacrosanto diritto di porre le basi di questio progetto tecnico-tattico senza dover sentire sulla pelle schizzi di fango gratuito. O forse qualcuno ha dimenticato che, l’anno scorso, per il 90% dei tifosi il Bari aveva due allenatori impresentabili, un direttore sportivo ciuccio e arrogante e un gruppo di calciatori da tornei amatoriali? Sapete tutti com’è finita. Con lo stadio pieno, la voglia di sognare e una promozione sfuggita via per motivi che, forse, vanno addirittura al di là del campo. Oggi non c’è un tifoso che accetti di vedere «maltrattato» un ragazzo di quelli della fantastica cavalcata. Per i baresi andavano tutti confermati. Per i baresi vedere Sciaudone in panchina è un insulto. Non confermare Polenta un errore gravissimo. Per i baresi la cessione di Joao Silva un errore gravissimo. Sì, Joao Silva, quello che per tutti era un attaccante buono, forse, per il campionato di Eccellenza.

Questo è il calcio, ci racconterà qualcuno. Ma qualcuno dovrà pur cominciare a spiegare qualcosa ai calciofili. L’arte della pazienza, il dono dell’equilibrio. Tre giornate di campionato, ragazzi ma scherziamo? Parlate con un preparatore atletico di grido e vi dirà che essere al top a settembre sarebbe un segnale pericolosissimo. Per caso ci sono squadre che prendono a pallonate gli avversari? Per caso il Bari ha subito lezioni di calcio da qualcuno? Certo, le cose non sono andate come si sperava. La squadra ha palesato qualche problema, ci sono calciatori ancora lontani da una condizione accettabile, sul piano tattico c’è stata qualche crepa. E bè? La Juve di Nedved, Del Piero, Chiellini e Trezeguet, non il Canicattì, alla prima giornata di B pareggiò non senza affanni a Rimini. E qualche settimana dopo beccò tre «pere» a Brescia. In B c’è da soffrire, alzare i gomiti, non perdere mai la testa. Vince chi riesce a mantenere più a lungo certi equilibri, fuori e dentro il campo. E allora perché far diventare la fantastica spinta di una fantastica tifoseria un limite? Perché scegliere deliberatamente di farsi del male da soli? Perché la folle convinzione del tutto e subito?

Oggi si gioca, per fortuna. Zero chiacchiere, zero congetture, zero voli con la fantasia. Partita scivolosa, avversario quotato. Il Bari non è ancora un’entità perfetta. Forse non lo sarà mai. Ma può vincere lo stesso. A patto di essere e sentirsi tutti sulla stessa barca. Con i limiti e le paure di tutte le squadre «costrette» a vincere. Quella insopportabile ossessione che, spesso, diventa una zavorra. E allora, occhi aperti ragazzi. Il pericolo è dietro l’angolo.

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