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Sabato 21 Ottobre 2017 | 21:36

Calcio - Il campo del Catania squalificato fino al 30 giugno

Giocherà a porte chiuse e in campo neutro fino al termine della stagione per gli incidenti in Catania-Palermo, a seguito dei quali è morto Filippo Raciti. Saranno Rimini e Cesena le sedi delle prossime due gare interne di domenica contro la Fiorentina e del 25 febbraio contro l'Inter
ROMA - Il campo del Catania è stato squalificato fino al 30 giugno. Lo ha deciso oggi il Giudice Sportivo dopo gli incidenti a seguito dei quali è morto il capo ispettore Filippo Raciti. Dall'esame delle immagini televisive acquisite agli atti, «indelebili nella memoria e nella coscienza collettiva» e dalla lettura della relazione dell'Ufficio Indagini, il giudice Gianpaolo Tosel ricostruisce i drammatici eventi verificatisi in occasione della gara Catania-Palermo del 2 febbraio scorso. Oltre alla squalifica con effetto immediato fino al 30 giugno al campo del Catania il giudice sportivo ha disposto l'obbligo per la squadra siciliana di disputare le gare casalinghe a porte chiuse. Alla società è stata inoltre inflitta un'ammenda di 50 mila euro. Per la dinamica dei fatti accaduti il 2 febbraio per il giudice sportivo non c'è alcuna distinzione tra quanto accaduto all'interno e quanto accaduto all'esterno dello stadio». Per cui «va pertanto affermata la responsabilità della società Catania». Giocherà in campo neutro, rispettivamente a Rimini e a Cesena, le prossime due gare interne di campionato, in programma domenica prossima con la Fiorentina e domenica 25 febbraio contro l'Inter.

A Catania è concreto «il pericolo che il verificarsi di atti di violenza possa nuovamente porre a repentaglio la pubblica incolumità in occasione delle residue gare di questa stagione sportiva». È questa la motivazione con la quale il giudice sportivo della Lega professionisti ha ritenuto «equa e congrua» la squalifica. Nel dispositivo della sua sentenza, il giudice Gianpaolo Tosel fa riferimento a «l'eccezionale gravità degli eventi» e alla «specifica reiterata recidività» del Catania, ricordando la diffida alla società per la gara disputata a Palermo il 21 settembre 2006 e soprattutto la squalifica del campo in occasione della gara con il Messina del 26 settembre 2006 «per le gravi lesioni cagionate ad appartenenti alla Forze dell'Ordine, brutalmente aggrediti mentre coadiuvavano dei barellieri nel soccorrere uno spettatore».

Dalla ricostruzione emerge che prima dell'inizio della gara contro il Palermo, un gruppo di tifosi catanesi «danneggiava gravemente alcuni servizi igienici dello stadio, asportando sanitari, rubinetterie e piastrelle di rivestimento» e che all'inizio della gara, «il previsto minuto di silenzio in memoria del dirigente Ermanno Licursi veniva turbato da un'ininterrotta esplosione di innumerevoli petardi, lanciati dalla curva nord. All'inizio inoltre del secondo tempo, al sopraggiungere di alcuni autobus che trasportavano i tifosi palermitani (circa 480), «un folto gruppo di tifosi locali, assiepati nella zona apicale della curva nord, scagliava all'indirizzo dei veicoli e delle Forze di Polizia ogni sorta di corpo contundente, quali pietre, bulloni, bastoni, attrezzature cartellonistiche, bombe carta e così via.
L'encomiabile impegno delle Forze dell'Ordine consentiva al gruppo di tifosi palermitani di raggiungere comunque il settore loro riservato, ove venivano protetti da ogni ulteriore aggressione, nonostante un tentativo di penetrazione dei tifosi locali nella 'zona sterilè che separava gli ospiti dalla curva nord. Contestualmente, le Forze dell'Ordine divenivano il bersaglio di una serie ininterrotta di atti di incontenibile violenza, attuata secondo le consolidate metodiche della guerriglia urbana e localizzata prevalentemente nella zona dei varchi di accesso alla curva nord, attraverso i quali alcune centinaia di tifosi tentavano di portarsi all'esterno dello stadio, per unirsi ad altri gruppi di facinorosi in azione nella zona circostante».
Nel tentativo «arduo» di arginare l'aggressione, le Forze di Polizia «erano costrette a ricorrere all'uso di lacrimogeni, le cui esalazioni raggiungevano anche il terreno di giuoco, ove l'aria diveniva ancor più irrespirabile in quanto alcuni lacrimogeni, caduti all'interno della curva nord, erano stati raccolti e rilanciati nel recinto di gioco». Situazione questa che ha costretto l'arbitro a sospendere la gara per circa 35 minuti. Dopo la ripresa il giuoco, la gara si concludeva regolarmente, «mentre gli scontri tra le Forze di Polizia e i gruppi di facinorosi si protraevano ancora per qualche tempo nella zona antistante lo stadio».
Il bilancio conclusivo «è una sorta di bollettino di guerra: la morte dell'Ispettore Capo Filippo Raciti, il ferimento di 62 appartenenti alle Forze di Polizia, di 5 componenti gli equipaggi delle autoambulanze e di 13 civili».

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