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Venerdì 22 Settembre 2017 | 04:56

Agente ucciso - Matarrese parla, scoppia un putiferio

Il presidente della Lega Calcio dichiara: «I morti nel calcio fanno parte del sistema». Prodi sottolinea duro che il discorso sull'ineluttabilità degli eventi è inaccettabile e folle • Il Coni attacca Matarrese e pensa ad un deferimento
LUSSEMBURGO - «Ho letto commenti inaccettabili sull'inevitabilità di quanto accaduto, è una posizione folle». Così il premier Romano Prodi a Lussemburgo torna sugli scontri di Catania che hanno portato alla morte del commissario Filippo Raciti. È una posizione che «non si può accettare», aggiunge Prodi, «e le decisioni del governo saranno per rendere concreta questa inaccettabilità».
Prodi ha quindi spiegato che «non si può accettare il discorso sull'ineluttabilità degli eventi e che dobbiamo riportare il calcio ad essere uno sport».
Il premier è poi tornato sulla morte dell'ispettore durante gli scontri di Catania: «Vorrei rivolgere il mio pensiero - ha detto il presidente del Consiglio - alla famiglia di Filippo Raciti ed ai suoi cari».

SU CALCIO RISPOSTE FORTI
Di fronte alla violenza che si registra attorno al calcio «occorrono risposte immediate e forti», in modo da essere «inflessibili con chi viola la legge». Ma dinanzi a tutti i fenomeni, non solo nel calcio, che ci segnalano la diffusione della violenza tra i giovani occorre «mettersi insieme per dare una risposta comune». È quanto afferma il presidente del Consiglio, ROmano Prodi, in un'intervista al «Messaggero».
«Gli eventi del calcio - spiega Prodi - richiedono risposte immediate e forti, risposte che siano in grado di cambiare le regole e il contesto in cui si svolgono le partite. Il che significa anche essere davvero severi e inflessibili nell'intervenire contro chi viola la legge. Ma questo è solo una parte del ragionamento».
L'altro aspetto, più generale, su cui si sofferma il premier, riguarda i fenomeno di diffusione di atteggiamenti violenti tra i giovani: dal bullismo ai soprusi sessuali, dalla diffusione della droga fino alle «notizie di giovanissime già prostitute o cubiste minorenni».
«C'è un problema di valori persi di vista o annebbiati dall'esaltazione della ricchezza e del consumo», cose che «si imparano anche dagli assordanti messaggi della pubblicità o dalle storie delle telenovelas o dei reality. E allora si perde il rispetto dell'altro, soprattutto quando l'altro è più debole di te». In sostanza «è venuto meno il senso del collettivo».
Il primo passo «è capire cosa pensano e come ragionano i nostri ragazzi». «Dobbiamo studiare e confrontarci - prosegue Prodi - approfondire tutti questi fatti e metterci insieme per dare una risposta comune. Noi politici dobbiamo avere l'umiltà di chiedere aiuto e idee a chi ha già approfondito tanto questi problemi».

MATARRESE CHIARISCE
«Una persona di buonsenso non può pensare che Matarrese volesse dire quelle cose. Io volevo dire che quanto avvenuto fa parte di un sistema che non si può più tollerare e che fino ad oggi non siamo riusciti a bloccare. Quindi occorre cercare rimedi nuovi». Dopo le polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni, il presidente della Lega Calcio Antonio Matarrese chiarisce, ad Affaritaliani.it, il suo pensiero. «Non sono stato capito - dice - I morti fanno parte di un sistema che ha procurato fino ad ora tante tragedie e che con la polizia non siamo riusciti a debellare. Tanto è vero che sono stato il primo a dire a Pancalli di fermare la macchina».
Matarrese, insomma, sostiene di essere stato frainteso ma non pensa alle dimissioni («non scherziamo»). Per quanto riguarda la ripresa del campionato, il presidente della Lega spiega che «dipende dal governo, non da noi» ma aggiunge: «i club sanno che fermarsi è un grosso danno». Un'ultima battuta sulle possibili soluzioni contro la violenza negli stadi. «Occorrono provvedimenti di forte repressione su questa criminalità, che non appartiene al calcio», chiude Matarrese.

LE PAROLE DI MATARRESE A RADIO CAPITAL
«Il calcio non può chiudere, i morti sono parte del sistema. La Fiat per rilanciarsi non si è certo fermata...». «Siamo addolorati, ma lo spettacolo deve continuare. La Fiat non è che per rilanciarsi ha dovuto fermare le macchine. Ecco, noi vogliamo copiare il rilancio che ha avuto Fiat. I morti del sistema calcistico purtroppo fanno parte di questo grandissimo movimento che le forze dell'ordine ancora non riescono a controllare». Il modello inglese è il più citato quando si parla di sicurezza negli stadi? Ma quello è un altro mondo, lì quando ti mettono in galera buttano via la chiave. Da noi si prendono i criminali e il giorno dopo escono. Quindi il poliziotto ha anche timore, dopo aver arrestato un delinquente, che quello il giorno dopo esca e lo vada a prendere a casa».

«Ha detto una cretineria», ha commentato soft Maurizio Zamparini, che fa parte della Confindustria del calcio presieduta da Antonio Matarrese. «Nell'esprimere sconcerto ed indignazione per i contenuti gravemente offensivi, il Coni prende le immediate distanze dai concetti espressi», si legge in una dura nota proveniente dal Foro Italico. «Ho letto commenti inaccettabili sull'inevitabilità di quanto accaduto, è una posizione folle» ha sentenziato il premier Prodi. Cosicché Matarrese (francamente irriconoscibile), politico di lungo corso, cade da principiante esprimendo un concetto tutto sommato condivisibile. Il calcio, è vero, non può e non deve chiudere. Ma dichiarare che i morti fanno parte del sistema è di una mostruosità e insensibilità ingiustificabili. Così come è perlomeno ingeneroso e inopportuno pungere le forze dell'ordine («che non riescono ancora a controllare») mentre si svolgono i funerali di Raciti, soprattutto se a farlo è un dirigente che conosce benissimo le dinamiche del tifo (la precisazione successiva ripropone il Matarrese che conosciamo). Forse sarebbe stato il caso di invitare anche la Lega all'incontro tra Coni e Governo, ma, come lo stesso Matarrese ha detto in una intervista alla Gazzetta, «spetta alle istituzioni tracciare le linee di un'azione forte ed efficace».
G. Flavio Campanella

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