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Calcio - Il Coni: «Stadi in regola o porte chiuse»

Il calcio rimane fermo, ma ogni decisione sull'eventuale ripresa campionati sarà presa solo dopo i funerali del poliziotto Filippo Raciti, previsti per domani. Petrucci: «Finché c'è il decreto Pisanu deve essere attuato da tutte le ocietà». Le persone arrestate per i fatti di Catania sono salite a 29
• L'analisi - Esigere rigore dai club
PALERMO - Il calcio rimane fermo. Questa domenica di sosta forzata, decisa dopo i fatti di Catania che sono costati la vita all'ispettore capo della polizia Filippo Raciti, rischia davvero di non essere l'ultima anche se ogni decisione sull'eventuale ripresa campionati sarà presa solo dopo i funerali previsti per domani. «E' mia volontà rispettare una situazione di lutto - ha detto il commissario straordinario della Figc Luca Pancalli, al termine della Giunta straordinaria del Coni - Qualsiasi decisione verrà presa dopo i funerali dell'agente deceduto, per rispetto della sua famiglia». La Giunta del Coni, intanto, ha approntato un pacchetto di «linee guida» da portare domani sul tavolo di Palazzo Chigi per il vertice antiviolenza con il Governo. Quattro i punti focalizzati: l'immediata creazione di una specifica struttura federale per il rilascio della licenza per gli impianti, a prescindere dal decreto Pisanu; il rifiuto della licenza per il 2007-2008 ad impianti non in regola con il decreto Pisanu e la normativa federale (in questo caso, le squadre «bocciate» dovranno giocare in altre località o a porte chiuse); l'estensione delle norme di giustizia sportiva anche alla cosidetta area riservata degli stadi, l'interruzione dei rapporti non virtuosi di dirigenti, allenatori e giocatori con i tifosi.

«Finchè c'è, il decreto Pisanu deve essere attuato da tutte le società - è stato il commento del presidente del Coni, Gianni Petrucci - Sappiamo benissimo che ci sono dei costi però di fronte alla vita umana non c'è crisi che tenga. Siccome gli stadi non si costruiscono in uno o due anni, noi dobbiamo fare quello che è possibile subito, per dare certezza, perchè la gente va meno negli stadi». Ma se le autorità sportive e politiche si sono date appuntamento a domani, quelle giudiziarie continuano a darsi da fare anche oggi. Il pm Renato Papa ha reso noto che le persone arrestate sono salite a 29 e nel corso di una perquisizione in un bazar gestito da 4 senegalesi nei pressi di Piazza Mazzini, in pieno centro storico nella Catania vecchia, sono state rinvenute centinaia di bombe carta e petardi. Ma gli inquirenti stanno seguendo anche un'altra pista. «La Direzione Distrettuale Antimafia è coinvolta nelle indagini per verificare se ci siano collegamenti con la criminalità organizzata, interessata alla vendita di armi e droga all'interno della curva», ha spiegato il sostituto della DDA di Catania, Ignazio Ponzo. Novità anche dall'autopsia eseguita sul corpo di Racuiti: l'ispettore capo è morto a causa dello spappolamento del fegato, dovuto a un corpo contundente. L'ipotesi della bomba carta, quindi, appare meno probabile.

Domani mattina, intanto, l'arcivescovo di Catania Salvatore Gristina e il Nunzio Apostolico Paolo Romeo, che dal 10 febbraio guiderà la Diocesi di Palermo, celebreranno i funerali. Ancora oggi, comunque, non sono mancati i messaggi di cordoglio per la famiglia dell'agente ucciso ma anche le denunce sul rapporto tra società e tifosi. «Questa gente ricatta i club perchè sono in grado di fare scattare severe sanzioni con la responsabilità oggettiva - ha dichiarato Antonino Pulvirenti, presidente del Catania - Nessun presidente di squadre di calcio vuole avere a che fare con questa gente. Cosa dovrei fare? Scendere a patti con loro per evitare queste cose?». Il numero uno degli etnei ha fatto poi un passo indietro in riferimento a quanto aveva detto venerdì sera dopo il derby Catania-Palermo. «Stavo parlando di arbitri e mi sono sentito ridicolo quando ho saputo quello che stava succedendo fuori dallo stadio - ammette - Lasciare il calcio? Rimaniamo con più forza di prima e combatteremo sempre, sperando che ci diano la possibilità di lavorare per il meglio».

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