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Il calcio italiano chiude «per violenza»

La decisione presa dal commissario straordinario della Federcalcio Luca Pancalli, che ha subito convocato un vertice a Via Allegri con i suoi più stretti collaboratori e ha trovato una volta tanto il calcio unito • Durante una «ordinaria» sera di follia allo stadio per Catania-Palermo muore un poliziotto • Gli ultrà non si fermano: a Livorno «morte allo sbirro» •L'analisi - «Il tempo è scaduto»
ROMA - Il calcio si stringe attorno alla famiglia del poliziotto morto a Catania e da Matarrese in giù sono tutti d'accordo sulla stop ai campionati. La decisione presa dal commissario straordinario della Federcalcio Luca Pancalli, che ha subito convocato un vertice a Via Allegri con i suoi più stretti collaboratori, ha trovato una volta tanto il calcio unito. D'accordo anche Giancarlo Abete, candidato alla presidenza Figc. Dunque campionati fermi questo fine settimana, e non è escluso anche che il fermo continui. «Senza misure drastiche non si riparte» dice Pancalli. E per dare un segnale forte la Figc ha deciso anche di annullare anche le partite delle nazionali azzurre: sia l'amichevole di mercoledì a Siena con la Romania, sia l'amichevole dell'under di martedì a Chieti con il Belgio.
«Per tutti noi è un momento terribile» afferma Matarrese, che aggiunge: «Mai come in questo momento il calcio deve interrogarsi e riflettere sul proprio futuro. Un'emergenza così il calcio italiano non l'aveva mai vissuta. L'unico stop al campionato è avvenuto 12 anni fa per la morte di un tifoso del Genoa. E i tragici fatti di Catania avvengono appena sei giorni dopo la morte in Calabria di un dirigente della Sammartinese. Per il presidente dell'Assocalciatori il calcio dovrebbe fermarsi addirittura per un anno. «Noi da tempo stiamo denunciando aggressioni settimanali contro i giocatori perchè perdono una partita, vuol dire che c'è una cultura sbagliata intorno al calcio».

Oltre a Matarrese compatto il fronte del sì allo stop anche da parte dei club. «E' un episodio che impone di riflettere con serietà e di agire con risolutezza per restituire il calcio agli sportivi» il commento del presidente della Juve Giovanni Cobolli Gigli. «Senza calcio, senza parole» la reazione laconica dell'Inter. «Non è possibile in Italia continuare a giocare al calcio. Basta, chiudiamo gli stadi e facciamola finita» ha protestato l'allenatore dell'Ascoli Nedo Sonetti. «Siamo tutti colpevoli» dice l'allenatore della Lazio Delio Rossi. «Così non si può andare avanti» fa eco il tecnico della Roma Luciano Spalletti. E Francesco Totti si stringe intorno alla famiglia del poliziotto. Per Marco Materazzi esce un'immagine «brutta» dell'Italia da questo episodio. «Però io dico che non è una questione di calcio: è una questione sociale. Una piaga, una piaga sociale».
Tutti d'accordo anche sulla decisione di fermare gli impegni azzurri. «Il segnale più importante lo dà la Nazionale campione del mondo, che si ferma e contesta la violenza» spiega Gigi Riva, vice commissario della Federcalcio. «Era inammissibile non giocare questo turno e poi dare i convocati. E' una brutta sconfitta».

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