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In panchina e con i figli è il Mondiale di Cassano

MANGARATIBA (RIO DE JANEIRO) – "Metti a Cassano". Sono lontani i giorni in cui mezza Italia reclamava lo sbarco di Fantantonio in nazionale. E non è detto che l’onda lunga del tifo che reclama lo spettacolo del suo piede morbido ritorni. Questo, per ora, è il Mondiale di altri. Paradosso azzurro, se in Brasile gli idoli della nazionale sono altri e non c'è spazio per un numero 10
In panchina e con i figli è il Mondiale di Cassano
MANGARATIBA (RIO DE JANEIRO)– "Metti a Cassano". Sono lontani i giorni in cui mezza Italia reclamava lo sbarco di Fantantonio in nazionale. E non è detto che l’onda lunga del tifo che reclama lo spettacolo del suo piede morbido ritorni. Questo, per ora, è il Mondiale di altri. Paradosso azzurro, se in Brasile gli idoli della nazionale sono altri e non c'è spazio per un numero 10.

Il giocatore col maggior bagaglio tecnico tra quelli a disposizione di Prandelli non ha per ora trovato spazio, nemmeno tra i tre entrati in campo a partita in corso contro l'Inghilterra. Ed è una precisa scelta tecnica. Si aspettava un Mondiale diverso, assicura che gli sta vicino, ma tant'è: a oggi ha smentito la sua fama di piantagrane e ha accettato il ruolo, per quel che gli riesce.

Tra i soliti scherzi in barese, l’affetto di Carolina Marcialis e dei due figli e qualche (raro, assicurano dal ritiro) momento di buio, lo strano Mondiale dell’ex ragazzaccio di Bari Vecchia ha preso già la strada prefigurata da Cesare Prandelli. Tutti si devono sentire titolari, tutti devono capire di poter essere utili anche solo per 5': il messaggio era rivolto proprio a Cassano.

La magia del primo Mondiale raggiunto nonostante gli scetticismi, e nonostante la considerazione nulla negli ultimi due anni di nazionale, è diventato passato appena sbarcati in Brasile. Restava da capire sul campo che spazio ci sarebbe stato per il talento del numero. Per ora, solo in partitelle come quelle di oggi con pochi titolari, da numero 10 puro dietro il tridente Cerci-Immobile-Insigne. Ieri, al ritorno da Manaus, sul campo insieme agli altri azzurri rimasti fermi nella prima partita è stato visto scagliare un pallone lontano: piccola cosa, non fosse che così all’ultimo Europeo manifestava il suo disappunto quando si ventilava l’idea di una panchina. Anche questa volta si è rabbuiato all’antivigilia dell’esordio, quando ha capito quel che tutti attorno a lui avevano intuito, che non avrebbe giocato. Due anni dopo, i rapporti sono cambiati; e anche Cassano, se come assicurano tutte le voci dal ritiro non c'è stata al momento particolare insofferenza. Cassano scherza, Cassano si rasserena con la famiglia, Cassano resta integrato al gruppo. Merito della tutela di Buffon, che lo marca stretto, e quando non c'è lui addirittura Bonucci in allenamento lo incita a rientrare, a sudare, a faticare.

Neanche la prospettiva della seconda panchina di fila - contro la Costarica – cambia la situazione. Prandelli ha deciso che dribbling e tocco di palla sono armi di riserva, eppure neanche per tener palla contro l’Inghilterra ha fatto mai alzare Cassano dalla panchina per il riscaldamento. Chissà come Fantantonio riuscirà a farsene una ragione.

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