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Sabato 23 Settembre 2017 | 09:22

Calcio - «Abbiamo bisogno delle scuse di Cassano»

Il direttore sportivo del Real Madrid Pedja Mijatovic: «Ha un grande cuore e un carattere particolare, ma noi non abbiamo tempo per cambiarlo. Ha mancato di rispetto nei confronti dell'allenatore, adesso vediamo quale sarà il suo comportamento nei prossimi giorni. Peccato perché era partito titolare»
Italia-BulgariaMADRID (SPAGNA) - «Cassano ha un grande cuore e un carattere particolare, ma noi non abbiamo tempo per cambiarlo. Ha mancato di rispetto nei confronti dell'allenatore, adesso vediamo quale sarà il suo comportamento nei prossimi giorni», in un'intervista ad un'emittente televisiva ripresa dal sito del quotidiano spagnolo «As», il direttore sportivo del Real Madrid, Pedja Mijatovic, fa il punto della situazione riguardante Antonio Cassano. «Ha chiesto scusa a Roma e non ho ancora capito il perché - ha proseguito Mijatovic, è il Real che ha bisogno delle sue scuse. Mi piacerebbe trovare una soluzione, ma molto dipende da lui, è lui che deve chiedere perdono. E' un peccato perché d'estate aveva lavorato bene, aveva perso peso ed era partito titolare. Gli ho detto di chiedere scusa a Capello». Cassano ha detto che non lo farà mai, ma il Real non perde le speranze. Mijatovic ha anche parlato di Ronaldo. «Capello punta su di lui, il giocatore migliora ogni giorno di più».

Ingenuo o furbo? Per alcuni Antonio Cassano agisce d'istinto. Per altri l'elaborazione inconscia segue quasi sempre criteri razionalizzati. In risposta alle esperienze di vita, si è dato un metodo, lo ha interiorizzato. Quando si sente sotto attacco, la reazione del calciatore è distruttiva, ma mai casuale, perché fa leva sulle straordinarie doti di cui è cosciente.
Né stupido né intelligente. Il tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli, uno che di giovani se ne intende, ha colto probabilmente nel segno. Ha detto che ritroveremo un grande campione quando Cassano smetterà di vergognarsi. Interpretazione: i modi rudi e spicci sarebbero la manifestazione dell'orgoglio come barriera di un complesso di inferiorità che lo tradisce.
Insomma, il campo è tutto perché fuori si percepisce inadeguato. Ha migliorato l'italiano, incontra personaggi famosi, scherza con tutti perché vuol farsi benvolere. Ma quando arriva il momento di guardarsi dentro, litiga, prima con se stesso e poi con gli altri. Forse perché quando si sceglie di essere soli, si è inevitabilmente i numeri uno. A Roma dicono soffrisse la personalità di Totti, l'indiscutibile prevalenza del capitano giallorosso nei cuori dei tifosi.
Luciano Spalletti, allenatore della Roma, lo ha avuto prima che Cassano andasse in Spagna. Interpellato sulle vicende attuali, ha affermato che forse il ragazzo sta finalmente maturando. Il fatto che abbia ammesso delle responsabilità («ho sbagliato a lasciare Roma, con Totti ho litigato per motivi banali») può essere la via risolutiva. Ammesso, però, che la presa di coscienza sia autentica, che la comprensione di poter essere peggio di altri in campo, ma meglio di tanti fuori, faccia breccia. Il confine è pentirsi e accettarsi davvero. «Non chiederò mai scusa», dice. Caro Antonio, non è qualcosa di cui ci si debba vergognare
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G. Flavio Campanella

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