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Calcio - Matarrese: «Cassano dovrebbe tornare in Italia»

Il presidente della Lega: «E' un prodotto...locale, peccato che uscito di casa si sia deteriorato. E' una testa matta, comunque spiace che si è messo in questa situazione non simpatica. Cassano è un bel prodotto che non viene valorizzato all'estero» Il commento - Chiedere scusa: perché no?
Italia-BulgariaROMA - «Cassano? E' un prodotto...locale, peccato che uscito di casa si sia deteriorato, bisognerebbe che tornasse in Italia». Lo ha dichiarato Antonio Matarrese, presidente della Lega Calcio, intervenuto in diretta ai microfoni di «Gr Parlamento-La Politica nel Pallone». «E' una testa matta, comunque spiace che si è messo in questa situazione non simpatica. Cassano è un bel prodotto che non viene valorizzato all'estero», ha aggiunto il numero 1 della Lega.




Ingenuo o furbo? Per alcuni Antonio Cassano agisce d'istinto. Per altri l'elaborazione inconscia segue quasi sempre criteri razionalizzati. In risposta alle esperienze di vita, si è dato un metodo, lo ha interiorizzato. Quando si sente sotto attacco, la reazione del calciatore è distruttiva, ma mai casuale, perché fa leva sulle straordinarie doti di cui è cosciente.
Né stupido né intelligente. Il tecnico della Fiorentina, Cesare Prandelli, uno che di giovani se ne intende, ha colto probabilmente nel segno. Ha detto che ritroveremo un grande campione quando Cassano smetterà di vergognarsi. Interpretazione: i modi rudi e spicci sarebbero la manifestazione dell'orgoglio come barriera di un complesso di inferiorità che lo tradisce.
Insomma, il campo è tutto perché fuori si percepisce inadeguato. Ha migliorato l'italiano, incontra personaggi famosi, scherza con tutti perché vuol farsi benvolere. Ma quando arriva il momento di guardarsi dentro, litiga, prima con se stesso e poi con gli altri. Forse perché quando si sceglie di essere soli, si è inevitabilmente i numeri uno. A Roma dicono soffrisse la personalità di Totti, l'indiscutibile prevalenza del capitano giallorosso nei cuori dei tifosi.
Luciano Spalletti, allenatore della Roma, lo ha avuto prima che Cassano andasse in Spagna. Interpellato sulle vicende attuali, ha affermato che forse sta finalmente maturando. Il fatto che abbia ammesso delle responsabilità («ho sbagliato a lasciare Roma, con Totti ho litigato per motivi banali») può essere la via risolutiva. Ammesso, però, che la presa di coscienza sia autentica, che la comprensione di poter essere peggio di altri in campo, ma meglio di tanti fuori, faccia breccia. Il confine è pentirsi e accettarsi davvero. «Non chiederò mai scusa», dice. Caro Antonio, non è qualcosa di cui ci si debba vergognare
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G. Flavio Campanella

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