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Ucciso in un agguato l'attaccante del Bari Primavera

Giovanni Montani, diciotto anni, è stato freddato con colpi di arma da fuoco mentre era a bordo dell'auto nel rione San Paolo. Era il nipote di uno dei boss del quartiere negli anni '80, Andrea Montani, in carcere da oltre 15 anni. Si pensa a una vendetta trasversale. Sabato l'ultima partita
BARI - Era uno dei giovani classe '88 più promettenti della nuova nuova nidiata della Primavera del Bari e sabato pomeriggio aveva disputato il primo tempo della sua ultima partita, al campo Matarrese contro il Catania. Giovanni Montani, il diciottenne ucciso domenica sera a Bari in un agguato nel quartiere San Paolo,periferia nord del capoluogo, ha visto la sua carriera di calciatore cancellata per sempre da due colpi di pistola al torace, forse una vendetta trasversale, mentre era a bordo della sua auto, una Micro rossa.
Il ragazzo, nipote di uno dei boss storici della città negli anni '80, Andrea Montani (in carcere da oltre 15 anni), non aveva frequentazioni negli ambienti della criminalità locale, voleva sfondare nel calcio e per questo si dedicava anima e corpo agli allenamenti, con la selezione Primavera guidata da Vincenzo Tavarilli. Nel vivaio barese aveva percorso tutta la trafila negli ultimi nove anni, dopo essere entrato nella selezione dei pulcini. Il suo ruolo era in attacco, una punta veloce, mobile, che aveva il colpo migliore nel dribbling, e nelle conclusioni di destro. «Lo ricordo come un giovane educato e sorridente - dice il presidente del Bari, Vincenzo Matarrese - come tutti i ragazzi della nostra terra che inseguono il sogno di realizzarsi con la maglia biancorossa».
E l'allenatore Vincenzo Tavarilli non riesce a trattenere il proprio dolore: «Mi sento come se avessi perso un figlio. Giovanni era un peperino, un attaccante veloce, un trascinatore nello spogliatoio», racconta il tecnico, preso dai ricordi del suo ultimo incontro con il ragazzo: «Sabato lo avevo schierato nella partita interna di campionato al Matarrese contro il Catania. Aveva giocato un tempo perchè stava recuperando dopo un leggero infortunio. Poi, domenica sera abbiamo avuto la brutta notizia. Un incubo».
«Non si può morire a diciott'anni in questo modo», dice sconsolato l'allenatore della prima squadra, Rolando Maran. Poi aggiunge: «Oggi nessuno aveva voglia di allenarsi al San Nicola. Siamo tutto sconfortati».
Giovanni - ricordano tutti - aveva modi gentili e si era fatto apprezzare per la sua allegria, nello spogliatoio ed in campo. «Abbiamo impresso negli occhi il suo sorriso - dice ancora Tavarilli - perchè era un ragazzo disponibile, non aveva mai mancato di rispetto a nessuno, nè ai compagni, nè a qualcuno dello staff tecnico. Era cresciuto con noi, indossando la maglia biancorossa per nove anni, in tutte le selezioni giovanili».
«Mi aveva segnato un gran gol dieci giorni fa, in una partitella in famiglia. Era una promessa. Assurdo morire così a 18 anni», dice il portiere del Bari, Jean Francois Gillet dopo aver appreso la notizia da un tg.
Oggi tutti i suoi giovani compagni di squadra, visibilmente scossi, e stasera anche il presidente Vincenzo Matarrese, sono passati dall'obitorio del Policlinico di Bari per dargli l' ultimo saluto.

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