Lunedì 20 Agosto 2018 | 11:21

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Calcio - Valanga nero-azzurra travolge il Milan

Dopo aver perso la partita con la giustizia sportiva con la sentenza del collegio arbitrale, il Milan si fa travolgere anche dalla carica dell'Inter capolista che, adesso, naviga ben oltre l'orizzonte, 14 punti più avanti. Per il Milan sembra già il momento di dire ciao allo scudetto e di concentrarsi sull'Europa
Milan Maldini in ginocchioMILAN-INTER 3-4

MILAN (4-3-2-1): Dida 5.5; Cafu 6, Nesta 5.5, Kaladze 5.5, Jankulovski 5.5 (1' st Maldini 6); Gattuso 6, Pirlo 6, Ambrosini 5.5 (1' st Oliveira 6); Seedorf 6.5, Kakà 6.5; Inzaghi 5.5 (1' st Gilardino 6.5).
In panchina: Kalac, Simic, Gourcuff, Brocchi Allenatore: Ancelotti 5.5 INTER (4-4-2): Julio Cesar 7; Maicon 6, Cordoba 6, Materazzi 6.5, Grosso 6 (15' st Burdisso 6); Vieira 6.5 Dacourt 6 (15' st Figo 6), Zanetti 6, Stankovic 7; Ibrahimovic 6.5 (36' st Samuel sv), Crespo 6.
In panchina: Toldo, Cruz, Solari, Gonzalez. Allenatore: Mancini 6.
ARBITRO: Farina di Novi Ligure 5.
RETI: 17' pt Crespo, 22' pt Stankovic, 2' st Ibrahimovic, 5' st Seedorf, 23' st Materazzi, 31' st Gilardino, 46' st Kakà.
NOTE: Spettatori 78.921 per un incasso di 1.953.926,45mila euro.
Espulsi: 24' st Materazzi per doppia ammonizione. Ammoniti: Vieira, Gattuso, Inzaghi, Seedorf, Maicon, Materazzi, Pirlo, Julio Cesar, Burdisso. Angoli: 11-0 per il Milan. Recupero: 3' pt; 4' st.

MILANO - Due disfatte in due giorni per i rossoneri, una più pesante dell'altra. Dopo aver perso la partita con la giustizia sportiva con la sentenza del collegio arbitrale, il Milan si fa travolgere anche dalla carica dell'Inter capolista che, adesso, naviga ben oltre l'orizzonte, 14 punti più avanti. Per il Milan sembra già il momento di dire ciao allo scudetto e di concentrarsi sull'Europa.
In questo derby-spettacolo, strepitoso per agonismo, quantità di gol ed emozioni, i nerazzurri di Roberto Mancini confermano e anzi migliorano tutto il buono che si era visto contro il Livorno tre giorni fa: partono alla carica e sgretolano gli avversari, prima di ricadere nel solito problema di complicarsi la vita e finire in affanno per una stupidaggine di Materazzi, espulso per somma di ammonizioni per aver alzato la maglia sulla testa dopo il gol. Farina è stato costretto ad applicare il regolamento, quindi ad ammonire il n.23 per la seconda volta, e così dal vantaggio per 4-1 l'Inter si è trovata a soffrire le pene d'Inferno per chiudere sul 4-3.

Il Milan, da parte sua, è stato per un tempo una squadra fiacca, svuotata nel fisico e nel morale, e che stasera ha perso troppo a lungo anche le sicurezze di schemi di gioco collaudati da tante avventure positive del passato. A Mancini è bastato andare a sbarrare le vie centrali a Kakà, l'unico rossonero che ancora mette soggezione agli avversari, per spegnere l'unica fiammella di gioco offensivo. Unica consolazione per Ancelotti è il ritorno al gol di Gilardino, con un bel colpo di testa.
Il 4-3-1-2 di Mancini manda in soffitta l'albero di Natale di Ancelotti, criticato di recente anche da Kakà. Al tecnico di Jesi basta portare Zanetti a centrocampo con Vieira e Dacourt per fare una gabbia al brasiliano e, nello stesso tempo, vincere sul piano della forza e del dinamismo il duello col terzetto di Ancelotti che, pure aveva inserito Ambrosini accanto a Gattuso e Pirlo per dare muscoli.
In queste condizioni, con Inzaghi unica punta fallosa e brontolona, il Milan dovrebbe spingere a più non posso sulle fasce, dove però Cafu non arriva mai al fondo perchè trova il raddoppio di Zanetti e Grosso, e dalla parte opposta Jankulowski, in giornata no, viene costretto dietro da Ibrahimovic che si decentra. Poi un sontuoso Stankovic in cabina di regia detta i movimenti nerazzurri e conclude.

Pronti via e il Milan annaspa subito e in 5', dal 17' al 22' affonda. Prima la parabola di Stankovic trova Crespo pronto a vincere un duello di testa con Inzaghi, poi Stankovic stesso azzecca un bel tiro di destro a giro, dal limite, che non dà scampo a Dida. Nel Milan i nervi sono a fior di pelle: Inzaghi si batte con Materazzi, ma per Farina il fallo è sempre suo, e Superpippo protesta e si fa ammonire, così come Gattuso e Seedorf. E' solo Kakà a tenere in apprensione Julio Cesar quando riesce ad andare al tiro e il portiere deve deviare in angolo.
Nella ripresa Ancelotti cambia tutto: fuori Inzaghi per Gilardino, Jankulowski per Maldini e Ambrosini per Olivera, e il Milan torna al 4-4-2 per tentare la rimonta. Ma per far svegliare del tutto i rossoneri ci vuole il terzo schiaffone che arriva subito al 2' quando Stankovic vede la pista libera e si fa 30 metri di volata centrale prima di scaricare a Ibrahimovic che supera Nesta e piega le mani a Dida con una gran botta.
Un 3-0 è troppo, e il Milan tira fuori l'orgoglio: carica con tutti gli effettivi e fa galoppare sulla fascia pure Maldini che arriva alla conclusione dal limite, il tiro deviato da una gamba avversaria, arriva a Seedorf si alza e diventa un pallonetto imprendibile per Julio Cesar. La gara diventa vibrante: Gilardino segna ancora ma è in fuorigioco. E' buono invece il quarto gol nerazzurro, dopo che Mancini aveva avvicendato Dacourt con Figo e Grosso con Burdisso. Materazzi va a saltare liberissimo e schiaccia in rete una punizione calciata da Figo. Ma il difensore goleador rovina una partita maiuscola e mette nei guai la sua squadra facendosi espellere per non rinunciare ad alzarsi la maglia fin sopra il viso per mostrare un messaggio di auguri.
E' un regalo per questo Milan cresciuto notevolmente nel secondo tempo, e squadra che ha ancora calcio da raccontare: al 30' Cafù crossa da destra e Gilardino chiude un digiuno che durava dal 22 aprile scorso anticipando di testa Cordoba.
E poi è assedio rossonero, contro l'Inter di fatto in 9 perchè Vieira zoppica vistosamente. Julio Cesar si rende protagonista di alcuni interventi spettacolari e decisivi, prima di regalare al 46' un pallone a Kakà, per il terzo gol del Milan.
Ma non basta, e quella rete può solo aumentare i rimpianti rossoneri per un primo tempo fatto di nulla e un tardivo sussulto d'orgoglio che serve comunque ad uscire tra gli applausi.
Mauro Cortesi

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