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Domenica 24 Settembre 2017 | 23:23

Piccirillo, il campione dimenticato da tutti

BARI - I guantoni li ha appesi al chiodo, cinque anni fa. Dopo aver vinto tutto quello che c’era da vincere, Olimpiadi escluse. Michele Piccirillo cinque volte ha conquistato sia il titolo di campione europeo, che internazionale. Ma forse, non è abbastanza. Per Bari, per la Puglia, per la nazione. Piccirillo ha lasciato il pugilato nel 2009 e ha aperto un bar a Modugno, dove è sempre vissuto
Piccirillo, il campione dimenticato da tutti
BARI - I guantoni li ha appesi al chiodo, cinque anni fa. Dopo aver vinto tutto quello che c’era da vincere, Olimpiadi escluse. Il suo più grande rimpianto. Michele Piccirillo, classe 1970 ad appena quattro anni e mezzo muoveva i suoi primi passi nel mondo del pugilato. Prima per gioco, poi sul serio. Nella sua carriera durata 35 anni, è stato 13 volte campione del mondo. Ma non solo. Su 55 incontri, ne ha vinti 50, ben 29 per ko. Cinque volte ha conquistato sia il titolo di campione europeo, che internazionale. Ma forse, non è abbastanza. Per Bari, per la Puglia, per la nazione. Piccirillo ha lasciato il pugilato nel 2009 e ha aperto un bar a Modugno, dove è sempre vissuto.

Le istituzioni locali non l’hanno mai contattata?

«No, da quando ho smesso non mi hanno mai chiamato. Nessuna proposta dal Comune di Bari, da quello di Modugno o dalla Regione. Per loro non sono mai esistito. Forse hanno altri campioni del mondo qui nel territorio e quindi non hanno bisogno di quello che potrei dare io».

Il pubblico pugliese?

«Meraviglioso. Nel 2000 ho combattuto in piazza Prefettura a Bari, senza un vero compenso, solo per l’emozione di stare nella mia città. Vincere quell’incontro è stata una grande soddisfazione».

E dalla Federazione pugilistica, ha ricevuto offerte?

«Non hanno mai telefonato per offrirmi un ruolo, uno qualsiasi. Anche semplicemente come uomo-immagine, per rilanciare il pugilato in Italia. Ma, chissà, forse pure loro avranno qualcuno più bravo, che ha conquistato più titoli. Io però non ricordo un pugile italiano che abbia vinto 13 mondiali come me».

Perché non l’hanno chiamata?

«Non lo so. E tuttavia io non li ho mai contattati: dovrebbe essere naturale il contrario per un atleta che ha rappresentato l'Italia nel mondo».

Quindi non resterà nel mondo dello sport?

«Se non posso all’interno della Federazione, vorrei fare almeno il commentatore televisivo. Ho già avuto due esperienze. Prima a Mediaset, per sei mesi. E poi sul canale Sport Italia».

E diventare allenatore o aprire una palestra?

«Non ho mai pensato a me stesso come allenatore. Vorrei rimanere nell’ambito sportivo con un ruolo diverso. Spero di averne l’opportunità».

m. can.

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