Cerca

Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 14:46

Mennea, l’«immortale» Il rettore Uricchio «Resta una bandiera»

di GIUSEPPE DIMICCOLI
BARI - Antonio Uricchio, magnifico rettore dell’Università degli Studi di Bari, si commuove quando ricorda il suo amico Pietro Mennea.Gli occhi luccicano. Il tono della voce è più basso del solito. Non usa il tempo al passato parlando di Pietro lo Zar. Per lui vive nel cuore e nella memoria di tutti. Anche ad un anno dalla morte
Mennea, l’«immortale» Il rettore Uricchio «Resta una bandiera»
di Giuseppe Dimiccoli

BARI - Antonio Uricchio, magnifico rettore dell’Università degli Studi di Bari, si commuove quando ricorda il suo amico Pietro Mennea.Gli occhi luccicano. Il tono della voce è più basso del solito. Non usa il tempo al passato parlando di Pietro lo Zar. Per lui vive nel cuore e nella memoria di tutti. Anche ad un anno dalla morte. È fermamente convinto che il Cus, Centro universitario sportivo, debba portare il suo nome. Impossibile dargli torto. «Pietro è stato un nostro studente e si è laureato prima in Scienze politiche e poi in Giurisprudenza. Vinse la medaglia d’oro alle Universiadi, quando stabilì il record del mondo a Città del Messico, appunto da studente. Questo non va dimenticato. È una bandiera dell’Università e della Regione».

«Sin dalla prima riunione alla quale ho partecipato come rettore - continua Uricchio - nel rispetto delle procedure interne e mi auguro che possa avvenire rapidamente, ho proposto che al Cus possa essere attribuito il nome di Pietro Mennea. È un esempio di come attraverso la forza di volontà, una grande determinazione e un impegno fortissimo delle proprie energie fisiche e psichiche, si possano raggiungere dei traguardi inimmaginabili anche partendo da situazioni difficili. Ci ha insegnato che tutto si può raggiungere nella vita. È un faro per tutti i nostri studenti perché è la dimostrazione concreta che ogni traguardo si può tagliare, se ci sono due condizioni: la volontà di Dio e la forza interiore».

Poi, roteando il caleidoscopio dei ricordi, il rettore aggiunge: «Pietro si è laureato in giurisprudenza con una tesi in diritto tributario che riguardava i redditi di capitale. Nella redazione ha seguito i miei consigli e quelli del generale della Guardia di Finanza Gaetano Nanula. Ricordo bene il giorno della seduta di laurea a Bari. Era molto emozionato e con incedere barcollante si avvicinò al tavolo della discussione. Aveva una sorta di timore reverenziale e di rispetto per l’istituzione. Ha avuto anche una grande passione per l’insegnamento avendolo fatto a Cagliari, a L’Aquila e a Chieti. Sognava di venire anche da noi. Quando era al Parlamento europeo, a Bruxelles, avevamo dei contatti costanti. Quasi un anno prima di morire, venne a Taranto e diede una lezione di vita di quelle che porto nel mio cuore». Prima di salutare il cronista: «Sarebbe bello, se potessimo avere copia della pergamena di laurea tra quelle degli studenti più illustri esposta nei corridoi dell’Università».

Sì, sarebbe bello. Perché non farlo?

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Altri articoli dalla sezione