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Giornata cruciale per il futuro del Bari si va verso fallimento

di FABRIZIO NITTI
BARI - Mezzogiorno di fuoco al San Nicola. Concetto abusato, ma quanto mai attuale da queste parti. Il Bari, i suoi tifosi, oggi conosceranno il futuro. L’assemblea straordinaria dei soci, convocata per oggi a mezzogiorno nella sede del club, ha fra gli altri argomenti all’ordine del giorno «l'autorizzazione all’amministratore unico, Franco Vinella, all’ammissione alle procedure di gestione della crisi di impresa, previste dalla legge fallimentare». Prima, però, si dovrebbe discutere della ricostituzione del capitale sociale, o in subordine dello scioglimento anticipato della società (nella foto, Antonio Matarrese)
Giornata cruciale per il futuro del Bari si va verso fallimento
di Fabrizio Nitti

BARI - Mezzogiorno di fuoco al San Nicola. Concetto abusato, ma quanto mai attuale da queste parti. Il Bari, i suoi tifosi, oggi conosceranno il futuro. L’assemblea straordinaria dei soci, convocata per oggi a mezzogiorno nelal sede del club, ha fra gli altri argomenti all’ordine del giorno «l'autorizzazione all’amministratore unico, Franco Vinella, all’ammissione alle procedure di gestione della crisi di impresa, previste dalla legge fallimentare». Prima, però, si dovrebbe discutere della ricostituzione del capitale sociale, o in subordine dello scioglimento anticipato della società. Cosa accadrà? Che fine farà il Bari? Accederà a un concordato o sarà costretto ad alzare bandiera bianca davanti a una massa debitoria elevatissima? La tifoseria, stanca della gestione Matarrese, ha da tempo deciso: libri in tribunale con la speranza di salvare la categoria, sempre che la squadra raggiunga la salvezza.

Ci muoviamo in un labirinto, proviamo a capire cosa potrebbe accadere oggi. La «Salvatore Matarrese» è in sostanza l’unico azionista del Bari (gli altri tre possiedono quote piccolissime, quasi simboliche) e dovrà quindi scegliere la strada da percorrere. Dopo aver dato un mandato esplorativo a Vinella nelle scorse settimane, siamo in pratica alla resa dei conti. L’amministratore unico dovrà riferire se ci sono i presupposti per continuare o se questi presupposti non esistono. Ma la «Salvatore Matarrese», davanti a un concordato in bianco presentato nei giorni scorsi al Tribunale (sono già stati nominati i commissari giudiziali), ha margini per muoversi, per decidere? Se questi margini di movimento non dovessero esistere, toccherebbe agli altri «ruoli» (amministratore unico e collegio sindacale) dell’assemblea seguire l’iter previsto dalla legge. Per dirla in termini «poveri», libri in tribunale, nomina di un commissario per la gestione corrente, asta per salvare il titolo sportivo, sperando che, poi, si facciano vivi gli interlocutori con i quali Paparesta ha avviato i contatti (i russi, o la cordata legata a Borghi, oppure l’altra cordata di imprenditori italiani). Tutti messi in stand by davanti al quiz «ma i debiti chi li paga?». L’ipotesi che la «Salvatore Matarrese» non si presenti all’assemblea avrebbe lo stesso risultato finale.

L’altra faccia della medaglia è quella di una via sostenibile per far fronte alla crisi. Ma servono soldi, entrate certe. O che la famiglia Matarrese si esponga in prima persona. Possibilità «impossibile», visto che il Bari calcio è già stato escluso dal piano salva-azienda.

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