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Calcio - Italia in Francia con Materazzi... sulla carlinga dell'aereo

L'immagine del difensore azzurro campeggia sulla carlinga del charter Eurofly atterrato alle 12,35 all'aeroporto Charles De Grulle di Parigi, dove mercoledì sera si giocherà Francia-Italia, gara valida per le qualificazioni agli Europei del 2008. Materazzi: «Se Zidane vuole scusarsi sa come trovarmi»
FIRENZE - Altro impegno «tosto» per la nazionale italiana di calcio che domani sera a Parigi, «Stade de France», affronterà per la qualificazione agli Europei del 2008 la Francia. Gli azzurri sono partiti in mattinata per Parigi. Nel tardo pomeriggio l'allenamento di rifinitura. La compagine di Donadoni dovrà riscattare il pareggio interno con la Lituania a Napoli, anche se troverà avversari decisi a rifarsi dopo la sconfitta ai rigori nella finale del Mondiale di Berlino.
A proposito di finale mondiale, c'è idealmente anche Marco Materazzi sull'aereo che ha portato la Nazionale in Francia. L'immagine del difensore azzurro campeggia infatti sulla carlinga del charter Eurofly, che, dopo essere atterrato alle 12,35 all'aeroporto Charles De Gaulle, ha compiuto un lungo tragitto sulle piste dello scalo per arrivare alla zona d'onore dove sono solitamente accolte le alte personalità.
Gli azzurri sono scesi e sono stati accolti dal personale di servizio dell'aeroporto e da una cinquantina di agenti di polizia per un dispositivo di sicurezza consistente.
I poliziotti francesi hanno fatto ala al gruppo dei giocatori azzurri che scendevano dalla scaletta dal portellone anteriore, attorno al quale è collocata l'immagine di un gruppo di giocatori azzurri in festa, con Materazzi e il suo nome ben stampato sulla maglia. La Nazionale si è poi trasferita in pullman nel ritiro, nell'albergo che ospitò l'Italia già nel Mondiale di Francia '98.
Domani in Francia e Italia non ci sarà Marco Materazzi né Zinedine Zidane, i due protagonisti di un episodio unico nel mondo del calcio. Per la prima volta, infatti, il «provocatore» è stato punito quasi quanto il giocatore violento. Zidane dà una testa a Materazzi e si becca tre giornate di stop, appena una in più di Materazzi. Incredibile.
Alla vigilia della sfida Francia-Italia, Materazzi, in un'intervista alla Gazzetta dello Sport, torna sull'argomento. «Quella decisione così sproporzionata - racconta - non è stata solo un'offesa nei miei confronti, ma anche nei confronti del nostro mondo: da che calcio è calcio, certe cose vengono risolte sulla base di quello che è successo sul campo, e in campo capita di non sussurrarsi all'orecchio parole dolci. Dico di più: credo fosse quello che volevamo anche io e Zidane. Però a qualcuno conveniva che questa cosa diventasse molto più grande. Io non ho provocato: io ho risposto, verbalmente, a una provocazione. A parlare siamo stati in due, e non sono stato io il primo.
Io l'ho trattenuto per la maglia, ma secondo voi dire in modo sprezzante «se vuoi, dopo la maglia te la do», non è una provocazione?. A Zidane ho risposto che preferivo sua sorella, è vero. Ho «toccato» sua sorella e non è stata una cosa gentile, è vero. Ma per fortuna ci sono state decine di calciatori a confermare che in campo ci si dice ben di peggio. Diciamo che lui è stato più francese e io più italiano, lui più ironico e io più ruspante».
Materazzi si sente vittima di una violenza da parte della Fifa. «E' stata lesa la mia dignità e in fondo credo sia stata un'offesa anche a tutti gli italiani. Io so solo che mi sono preso una testata e due giornate di squalifica. E giuro che avrei fatto non tre giornate, ma tre mesi, o anche tre anni, di lavori socialmente utili pur di essere in campo a Saint Denis, domani sera. Ma io conto sicuramente meno di Zidane. Comunque se accettare senza alzare la voce la squalifica di Materazzi era il prezzo da pagare per aver portato a casa la Coppa del Mondo, sono ben contento di aver pagato. Anche in maniera sproporzionata rispetto a quello che ho fatto».
Zidane ha detto ai bambini che non si deve fare quello che ha fatto lui. «E' stato bravo, gli fa onore. Però a me non ha ancora chiesto scusa. Di sicuro non devo chiedergliela io: semmai devo delle scuse a sua sorella. Ma giuro che prima che scoppiasse tutto questo casino, non sapevo neanche che Zidane avesse una sorella». Materazzi è pronto a chiarire ogni cosa e a stringere la mano a Zidane. «Si firma una pace dopo guerre terribili e non possiamo fare pace io e Zidane? Una pace fra uomini, senza tanta pubblicità, sicuramente sì. Per questo la porta di casa mia sarà sempre aperta. E Zidane, se vuole, sa come trovare il mio indirizzo».

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