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Sabato 21 Ottobre 2017 | 19:46

«Iniziativa a Bari» Una strada in memoria di Arpad Weisz

BARI - Quella che vedete è la targa che intitola una strada di Bari ad Arpad Weisz. Il capoluogo è la prima città italiana a dedicare una via (questa è nella zona dello stadio San Nicola, ed è quella che corre alle spalle del campetto dell’antistadio) all’allenatore ebreo ungherese scomparso ad Auschwitz, di fame e di stenti, il 31 gennaio del 1944 dopo due anni di internamento e di lavori forzati.
«Iniziativa a Bari» Una strada in memoria di Arpad Weisz
Bari - Quella che vedete è la targa che intitola una strada di Bari ad Arpad Weisz. Il capoluogo è la prima città italiana a dedicare una via (questa è nella zona dello stadio San Nicola, ed è quella che corre alle spalle del campetto dell’antistadio) all’allenatore ebreo ungherese scomparso ad Auschwitz, di fame e di stenti, il 31 gennaio del 1944 dopo due anni di internamento e di lavori forzati. La moglie ed i due figli erano stati uccisi nelle camere a gas lo stesso giorno del loro arrivo nel campo di concentramento nazista in Polonia, nell’ottobre del 1942.

Quella di Arpad Weisz è una vicenda - che la Gazzetta aveva raccontato per prima una decina di anni fa - riportata alla luce dal giornalista bolognese Matteo Marani in un bellissimo libro (Dallo scudetto ad Auschwitz) che ripercorreva la tragica vicenda umana e quella esaltante sportiva del tecnico che aveva fatto grande il Bologna «che tremare il mondo fa», dominatore del campionato nella seconda metà degli Anni Trenta e poi svanito nel nulla nel 1938 all’apice della fama e della carriera.
Weisz, travolto dalle leggi razziali che restano una delle vergogne più grandi della storia italiana, nel 1938, era fuggito dall’Italia in cerca di riparo, prima in Francia poi in Olanda, finendo per cadere giusto tra le feroci mascelle naziste.

Ancora oggi, Arpad resta l’allenato re più giovane ad aver mai vinto uno scudetto, a 34 anni, con l’Ambrosiana Inter, giusto nella prima edizione del campionato unico nazionale. Nel 1931 fu ingaggiato da Liborio Mincuzzi, giovane presidente del Bari che si accingeva a disputare il suo primo campionato di serie A. La differenza tra le squadre del Nord e del Sud, era abissale, molto più di quanto lo sia oggi. Weisz, rivoluzionando la squadra e lanciando molti giovani giocatori locali, riuscì nel miracolo di salvare i biancorossi allo spareggio di Bologna (una città che era evidentemente nel suo destino) contro il Brescia. Al ritorno in città, i tifosi lo andarono a prendere in stazione e lo accompagnarono a casa in trionfo, sino a via Podgora dove abitava con la famiglia. [f.c.]

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