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Martedì 26 Settembre 2017 | 04:09

Bari, futuro indecifrabile Sciaudone si avvia verso il La Spezia?

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Una vittoria salutare, forse fondamentale nel cammino del Bari verso la sopravvivenza (salvezza sul campo e fallimento del club scongiurato, i due obiettivi). Ma non una vittoria che cambia in modo significativo il rapporto, quasi nullo, tra la squadra di calcio e la tifoseria. La gente era e resta sul piede di guerra. Il pensiero popolare, in sintesi: squadra non adeguata alle ambizioni di una piazza così prestigiosa, allenatori inesperti e fondamentalmente non all’altezza, direttore sportivo incapace e incompetente, proprietà assente ingiustificata, stampa servile. Il 2013 scivola via così
Bari, futuro indecifrabile Sciaudone si avvia verso il La Spezia?
di ANTONELLO RAIMONDO

BARI - Una vittoria salutare, forse fondamentale nel cammino del Bari verso la sopravvivenza (salvezza sul campo e fallimento del club scongiurato, i due obiettivi). Ma non una vittoria che cambia in modo significativo il rapporto, quasi nullo, tra la squadra di calcio e la tifoseria. La gente era e resta sul piede di guerra. Il pensiero popolare, in sintesi: squadra non adeguata alle ambizioni di una piazza così prestigiosa, allenatori inesperti e fondamentalmente non all’altezza, direttore sportivo incapace e incompetente, proprietà assente ingiustificata, stampa servile. Il 2013 scivola via così. A mezza strada tra la depressione, ormai cronica, e la voglia di provare a fare qualcosa che inverta la tendenza prima che sia, definitivamente, troppo tardi. La luce, inutile girarci attorno, è così lontana che, a occhio nudo, non ce n’è traccia.

L’unica certezza si chiama tunnel. Ed è quello nel quale si è ficcato il calcio barese. Si vive per non «morire». Ogni mese, una fibrillazione. Tra stipendi e scadenze, punti di penalizzazione e fatica finanche nella gestione dell’ordina - rio, anzi del quotidiano. Si comincia in estate, con le acrobazie per centrare il traguardo dell’iscrizione al campionato. Si va avanti col mercato nel quale non servono solo idee per mettere su la squadra ma anche per garantirsi un tesoretto da dedicare alla voce debiti. Tradotto, se hai la fortuna (e la bravura) di vendere un calciatore e di ottenere una plusvalenza quei soldi non possono essere reinvestiti. Una sorta di «prigione» senza sbarre. Ma comunque uno stato complicatissimo. Checché se ne dica. A proposito di plusvalenze. Sta per riaprirsi il mercato, quello di riparazione, e quei pochi che ancora hanno la forza per appassionarsi all’argomento Bari vivono col terrore che qualche pezzo pregiato possa essere sacrificato.

L’ennesima scivolata sui contributi Enpals, da non confondere con i doveri Irpef, hanno riportato d’attualità il tema della liquidità di cassa. Ecco, pare che si sia una nuova emergenza. E come superarla se non ricorrendo agli introiti cosiddetti straordinari? Per fortuna Angelozzi, che per la maggiorparte dei tifosi è un dirigente poco ispirato e dotato, è almeno baciato dalla buona sorte. E, di tanto in tanto, qualche buon colpo riesce a centrarlo. Uno di questi, assolutamente poco reclamizzato stante il rapporto qualità-prezzo, porta al nome di Daniele Sciaudone. Giocava nel Taranto, è arrivato gratis. E oggi è uno dei centrocampisti più completi della serie B tanto da meritare le attenzioni di alcuni club di serie A (Catania, Cagliari e Chievo).

Il problema, però, non sono i club della massima serie. Perché Sciaudone, pur bravissimo, non sposta gli equilibri di una squadra di A. Al limite, insomma, ci potrebbe scappare u n’operazione di compartecipazione da concretizzare a giugno col calciatore che non si muoverebbe a Bari fino alla sessione estiva di mercato. C’è un però, evidentemente. Come in tutte le cose. E se dietro la porta del Bari ci fosse una società di B? Un club ambizioso, uno di quelli che ha denaro fresco da investire pur di centrare l’obiettivo della serie A.
Pare che Sciaudone sia finito nel mirino dello Spezia. E da quelle parti c’è una proprietà generosa. Basti pensare, per chiarire il rapporto che esiste tra la gestione tecnica ligure e quella del Bari, che l’ex difensore biancorosso Martino Borghese, che in questa stagione ha giocato sì e no un paio di partite, guadagna più di Ciccio Caputo, che da queste parti è giustamente visto come una sorta di top player e che di professione fa l’attaccante. E se lo Spezia mettesse sul piatto della bilancia una cifra vicina al milione di euro, il Bari cosa farebbe? A scanso di equivoci, meglio chiarire che qualsiasi tipo di risposta sarebbe di esclusiva competenza della proprietà. Certo non di Angelozzi, che da par suo si pone l’obiettivo di tenere in piedi una rosa il più possibile competitiva. Non foss’altro perché con Sciaudone il Bari avrebbe molte più chances di salvarsi e, quindi, di centrare l’obiettivo che ci si è prefissati in estate. L’ingaggio di Gennaro Del Vecchio potrebbe essere un mezzo indizio. Un modo per farsi trivare pronti all’evenienza. L’ex Catania, Perugia e Sampdoria è una mezz’ala, gioca cioè nel ruolo di Sciaudone. Ruolo che potrebbe essere ricoperto anche da Fossati, pur nella consapevolezza che il ragazzo scuola Milan preferisce giocare davanti alla difesa, e finanche da De Falco.

Difficile capire come andrà a finire. Certo è che la cessione di Sciaudone sarebbe un’operazione molto rischiosa. Un «attacco» agli equilibri di una squadra che faticamente sta cercando la quadratura del cerchio sul piano tattico. Certo, un sacrificio necessario. Ma ai tifosi cosa raccontiamo? Che oltre alla mancanza di ambizione ora c’è una società che non è nemmeno in grado di trattenere un titolare? La crisi, già. Poi, però, non parliamo di entusiasmo da ritrovare e tifosi da recuperare. A ognuno il suo.

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