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Martedì 26 Settembre 2017 | 04:10

Calcioscommesse quando i biancorossi dissero no: Milan-Bari ce la giochiamo Nella rete finisce pure il Lecce

di GIOVANNI LONGO
Provarono a taroccare Milan- Bari fino all’ultimo minuto. La combine non andò a buon fine per il rifiuto dei giocatori biancorossi contattati («quei deficienti» come, secondo Gianfranco Parlato, venivano definiti da Antonio Bellavista) che non accettarono di accordarsi per un over 3,5. Il particolare spunta dall’ordinanza con la quale ieri quattro persone sono finite in carcere nell’ambito dell’ultimo filone dell’inchiesta condotta dalla Procura di Cremona denominata «Last Bet». La gara fu giocata a San Siro il 13 marzo del 2011. A passare in vantaggio fu il Bari con un gol di Rudolf al 39’ del primo tempo. Per riportare in parità i rossoneri primi in classifica ci volle una prodezza dell’ex Antonio Cassano a pochi minuti dalla fine
LA CRONACA DI IERI
Calcioscommesse quando i biancorossi dissero no: Milan-Bari ce la giochiamo Nella rete finisce pure il Lecce
di GIOVANNI LONGO

Provarono a taroccare Milan- Bari fino all’ultimo minuto. La combine non andò a buon fine per il rifiuto dei giocatori biancorossi contattati («quei deficienti» come, secondo Gianfranco Parlato, venivano definiti da Antonio Bellavista) che non accettarono di accordarsi per un over 3,5. Il particolare spunta dall’ordinanza con la quale ieri quattro persone sono finite in carcere nell’ambito dell’ultimo filone dell’inchiesta condotta dalla Procura di Cremona denominata «Last Bet». La gara fu giocata a San Siro il 13 marzo del 2011. A passare in vantaggio fu il Bari con un gol di Rudolf al 39’ del primo tempo. Per riportare in parità i rossoneri primi in classifica ci volle una prodezza dell’ex Antonio Cassano a pochi minuti dalla fine.

«Si tratta di una partita - scrive il gip Guido Salvini - che è stata quantomeno oggetto di un tentativo di manipolazione con l’in - tervento di Bazzani-Civ». Agli atti dell’inchiesta una lunghissima conversazione tra Bellavista, «strettamente legato al Bazzani, ed il sodale Mauro Bressan» in cui «emerge in modo chiaro la metodologia attuata da Bazzani e Spadaro». I due «non indicavano ai finanziatori di quale partita si trattasse, se non poco prima dell’inizio della partita medesima che, in caso di mancato accordo, neppure sarebbe stata manipolata» .
Bellavista viene definito come un personaggio «molto vicino ai calciatori del Bari, e che quindi può influire sul risultato».

Bellavista e Bressan «che certamente parlano del Civ, discutono sulla somma, 400mila euro che pretenderebbero di immagazzinare i giocatori del Bari per perdere». Bressan dice: «Non possono loro pretendere quelli del Bari di prendere 400 e perdere 1 a 0 ma mi sembra chiaro questo no?». Una partita già emersa in passato, ma che ora, con gli arresti di Bazzani e Spadaro, dovrebbe essere riletta sotto una luce diversa. «Il fatto inquietante - scrive sempre Salvini - sono proprio i contestuali contatti di Bazzani con Pipieri e Gattuso, che fanno ritenere che la partita, in cui la vittoria del Milan sarebbe stata di notevole rilevanza, vedesse un possibile coinvolgimento anche di quest’ultima squadra».

Agli atti dell’inchiesta quelli che Salvini definisce «gli enormi sforzi fatti per tentare di convincere i suoi ex compagni di squadra, evidenziando gli enormi guadagni nel caso in cui avessero aderito a tale progetto: «Ohhh credimi sto perdendo le forze questi se facevano col Milan eh... Over, gli... (incomprensibile) 60.000 Euro a testa …». Diversa la lettura di Bellavista. «Ricordo il risultato di quella partita - dice - solo perché ho avuto modo di rileggerlo oggi (ieri per chi legge, ndr). Ho parlato di tante partite, ma non è detto che siano state manipolate. Si fa in fretta a tirare le somme, così che anche i magistrati possono pensare che le gare siano state truccate. Io non ho mai avvicinato i giocatori del Bari per manipolare partite. L’unico al quale mi sono rivolto, come si evince dall’inchiesta barese, è Andrea Masiello, ma per avere notizie non certo per aggiustare gli incontri».

Ma non si vive «solo» di Milan- Bari. Anche per i biancorossi spunta un nuovo incontro. Si tratta di Bari-Cesena del maggio di quest’anno. Ancora una volta contro il Cesena. La gara in Romagna, in serie A, era già finita al centro dell’inchiesta barese. Quell’incontro rientra tra i capi d’imputazione del filone che vede tra gli imputati, con l’accusa di violenza privata, gli ex capi ultras. Due anni dopo, sempre contro i romagnoli, ma questa volta in serie B, il faro degli inquirenti si riaccende su quella sfida. Perché? Alcuni degli indagati ne parlano al telefono. C’è una lunga conversazione tra Rinci e Intelisano. I due fanno riflessioni su quelle che potrebbero essere le gare su cui puntare.

«Il Bari è salvo, perchè l’ultima partita ce l’ha con gli amici suoi del Grosseto... quindi non ne hanno di problemi», dice Intelisano a Rinci, parlando di un «Cesena che può passare il Bari». Sembra di capire che secondo loro finirà in pareggio, ma il Bari, invece, vince 2-1. In più, in realtà è già salvo da una settimana avendo vinto 1-0 a Novara. Dichiarazioni al vaglio degli inquirenti e che, certo, ancora non sono certo sufficienti per provare che la gara disputata nel maggio 2013, quando i biancorossi già avevano scontato punti di penalizzazione, sia combinata. Si tratta della partita nella quale i giocatori ringraziarono il pubblico con uno striscione. Al termine dei 90’, infatti, il tecnico Torrente insieme al capitano Caputo e alla squadra aveva compiuto un giro del terreno di gioco con lo striscione che recava la scritta «La promessa più grande è non tradire chi ti ama: l’abbiamo mantenuta insieme a voi».

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