Cerca

Calciopoli - Parola alla difesa

Nella mattinata, Franco Carraro, ex presidente della Figc, e Diego Della Valle, presidente onorario della Fiorentina, sono intervenuti davanti alla Commissione d'Appello federale rigettando ogni accredito. Il legale dell'arbitro Paparesta: «Il sequestro non c'è mai stato». • Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella: da tifoso non avrei fatto coincidere mondiali e avvio del processo
ROMA - «Mai fatto nulla di illecito». Uno è nel calcio da oltre 40 anni, l'altro si è affacciato per la prima volta nel 2002, ma entrambi ribadiscono con fermezza di non aver mai violato le regole del pallone. Franco Carraro, ex presidente della Figc, e Diego Della Valle, presidente onorario della Fiorentina, sono intervenuti questa mattina davanti alla Commissione d'Appello federale nel processo al calcio in corso a Roma.
Sia per Carraro sia per Della Valle, il procuratore federale Stefano Palazzi ha richiesto cinque anni di inibizione oltre alle pene pecuniarie, ma entrambi i deferiti respingono le accuse al mittente. Il primo a prendere la parola nell'udienza di oggi è stato proprio Carraro, che ha argomentato la sua difesa con toni accorati, rivendicando la sua lunga esperienza nel mondo dello sport contraddistinta da serietà e onestà.
«Non ho commesso nessun illecito. Ho 67 anni, questo è il giudizio più importante perchè in ballo la mia onorabilità sportiva -ha esordito Carraro-. Ho trascorso una vita nello sport, sono nel calcio dal 1964. Ho avuto amarezze e soddisfazioni, ho ricoperto cariche di livello internazionale. L'accusa di illecito mi umilia e mi avvilisce. Tutti quelli che mi conoscono, sanno che ho sempre riconosciuto l'autonomia della giustizia sportiva, di cui gli arbitri sono il primo gradino».
«Non ho mai parlato con un singolo arbitro -ha proseguito l'ex numero uno della federcalcio- fatta eccezione per Pierluigi Collina a cui ho offerto il ruolo di designatore per le stagioni 2004-5 e 2005-6. Nelle conferenze mi sono sempre augurato che gli errori venissero limitati e che nei confronti di tutti i club venisse mantenuto lo stesso atteggiamento. Ai dirigenti ho chiesto di non fare polemiche per evitare di eccitare gli animi.
In momenti di particolare tensione, su segnalazione di dirigenti o dopo aver visto specifici episodi chiamavo i designatori per chiedere particolare attenzione. Erano prerogative della mia carica, non pensavo che fossero comportamenti illeciti. In migliaia di intercettazioni non c'è traccia di comportamenti antisportivi. Non chiedevo nè concedevo nulla, chiedevo solo trasparenza. Mi impegnavo perchè i campionati si svolgessero regolarmente, ma nonostante ciò debbo constatare che si sono verificati fatti gravi nel 2004-2005. Mi sono dimesso prima ancora di sapere che ero indagato. Ho preso una decisione coerente con la mia storia sportiva».
«Mi spiace -ha proseguito- che non siano state ascoltate tre conversazioni dell'1 e 3 febbraio e del 6 marzo 2005. Un detto francese recita che il tono fa la musica. Prima di decidere, vorrei che la Caf dedicasse 10-12 minuti all'ascolto di quelle conversazioni.
Il tono non è quello di chi lavora per accordi truffaldini». Carraro ha continuato in maniera analitica: «Ho pronunciato 232 parole nella telefonata del primo febbraio con Paolo Bergamo: 183 parole sono state utilizzate per evidenziare che il clima a Roma, dopo Reggina-Lazio, era incandescente. Alla partita successiva rispetto a quella di Reggio Calabria, Lazio-Brescia, ho dedicato 34 parole. Tra le altre cose, ho detto E' una partita delicatissima.. se il Brescia deve vincere perchè e più forte, va bene... ma per carità..».
«Non ci vedo nessun illecito: io vedevo un notevole nervosismo nell'ambiente della Lazio -spiega Carraro- nella città di Roma e nei media. C'era tensione dopo la direzione di Reggina-Lazio. Io non chiedevo nessun trattamento particolare, chiedevo al designatore Paolo Bergamo di adoperarsi affinchè la partita Lazio-Brescia si svolgesse nella più totale regolarità».
«Io -ha concluso l'ex presidente della Figc- ho solo cercato di garantire trasparenza e correttezza, come emerge anche la seconda parte della telefonata del 6 marzo 2005. Non c'è nessuna connivenza tra Bergamo e me: i toni non sono quelli due persone che hanno organizzato un illecito sportivo un mese prima. Lazio-Brescia, per la cronaca, è terminata 1-1. Io so di aver agito in buonafede, ho la coscienza a posto e non ho fatto nulla di truffaldino. Chiedo che venga dedicata attenzione alla mia vicenda per evitare che venga commessa un'ingiustizia nei miei confronti».
Il microfono nell'aula dell'Olimpico è passato da un veterano ad una matricola. Il patron della Fiorentina, Diego Della Valle, ha esordito con toni pacati ma con affermazioni decise: «Ho l'impressione che si sia creato un teorema. Io sono stato ascoltato dalla Procura di Napoli e dall'Ufficio indagini della Figc, ma mi sembra che si sia creata un'idea basata sulle intercettazioni. Nelle carte non trovo traccia di un'intercettazione in cui i nostri presunti referenti si auguravano la retrocessione in serie B della Fiorentina anche per una sorta di regolamento di conti con la Fiorentina».
Il patron viola si è poi soffermato sul ruolo della Fiorentina nel «sistema» ipotizzato dal procuratore federale Stefano Palazzi: «Quando siamo entrati in questo mondo, non pensavamo che qualcuno tenesse sotto schiaffo il pallone. Abbiamo chinato la testa? E' un'espressione bruttissima... Mi è stato segnalato di curare le pubbliche relazioni, ho incontrato il designatore Paolo Bergamo. Ho fissato l'incontro nell'albergo dove vivo a Firenze, uno dei luoghi più conosciuti.
C'erano 50 o 60 tavoli. Il riscontro fotografico che ho visto io è questo: un'immagine della strada sterrata che porta al parcheggio, ottenuta con una macchina fotografica nascosta in un cespuglio. Perchè non hanno prodotto una 'bellà foto nel ristorante? Non avevamo nulla da nascondere, era tutto alla luce del sole. E' una situazione preoccupante e anche umiliante. Sembriamo un gruppo di persone che agiscono in maniera truffaldina e succubi di un sistema. E' offensivo per noi e per la Fiorentina. In realtà è stata una colazione tra due persone civili, abbiamo discusso del calcio e, a grandi linee, della Fiorentina. Bergamo mi ha detto che gli errori arbitrali sono giustificabili e vanno accettati. Mi disse solo che avrebbe potuto inserirci nella fascia relativa agli arbitri migliori. Da quell'incontro, per noi sono scaturiti solo problemi: se quell'incontro doveva produrre benefici, siamo stati due dementi...».
L'intervento di Della Valle si è concluso con un botta e risposta con il presidente della Caf, Cesare Ruperto. «Questo è un processo è fatto in fretta. Chi ha deciso che il processo debba essere legato alla data di iscrizione alle Coppe ha commesso un errore incredibile. Non si può legare la giustizia al calendario». «Qui -ha replicato Ruperto- il processo non è legato a niente. Mi sono stancato di ripeterlo». «Sono lieto di sentire queste parole, signor Presidente. Dobbiamo smetterla -ha concluso Della Valle- di dire che in 20 giorni si chiude tutto. Chi dice queste cose, vada a spiegare agli italiani qual è la situazione. No ad un processo veloce, sì ad un processo giusto».



Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400