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Lunedì 25 Settembre 2017 | 11:56

Chieste pene pesanti per «calciopoli»

Il procuratore federale Stefano Palazzi non fa sconti alle 4 società coinvolte nel maxi-processo in corso davanti alla Caf. Juventus in C e revoca dello scudetto 2004-05 e non assegnazione dell'ultimo. Lazio, Fiorentina e Milan retrocesse in B
ROMA - Juventus in una categoria inferiore alla B, Lazio, Fiorentina e Milan retrocesse nella serie cadetta. Il procuratore federale Stefano Palazzi non ha concesso sconti alle quattro società coinvolte nel maxi-processo per «calciopoli» in corso in questi giorni allo stadio Olimpico davanti alla Caf. Le richieste presentate questa mattina dall'accusa hanno colpito al cuore il «sistema Juve» che sarebbe stato messo in piedi dall'ex direttore generale Luciano Moggi. Per la società bianconera è stata invocata la sanzione più pesante ipotizzando l'illecito sportivo diretto e reiterato: quindi esclusione dal campionato di competenza ed assegnazione, ad opera del commissario straordinario Rossi, ad uno dei campionati di categoria inferiore alla serie B, con 6 punti di penalità da scontare nella prossima stagione; in più revoca dello scudetto 2004-05 e non assegnazione dell'ultimo. Rischio serie B per le altre, con 15 punti di penalizzazione per Fiorentina e Lazio e 3 per il Milan. Pene pesanti per i dirigenti delle società: chiesti 5 anni di inibizione, con richiesta di radiazione, per Moggi e Giraudo (ex dg e ad Juve), Diego e Andrea Della Valle (presidente onorario e presidente Fiorentina), Mencucci (ad Fiorentina), Lotito (presidente Lazio), Meani (dirigente addetto arbitri Milan). Più defilata la posizione di Adriano Galliani, che rischia un'inibizione di due anni.
«Mi viene contestata la telefonata con Meani dopo Siena-Milan ma io non ho nè approvato nè avallato nulla», si è difeso il vice presidente del club rossonero. La vecchia guardia della Federazione è stata messa con le spalle al muro: l'ex presidente Carraro, assente, e il suo vice Mazzini potrebbero pagare la loro ingerenza sullo svolgimento delle gare con 5 anni di interdizione dall'attività federale o addirittura con la radiazione. Folcloristica la difesa di Innocenzo Mazzini: «La cupola del calcio? Io conosco e amo solo quella di Brunelleschi a Firenze. Le telefonate con Lotito? E' un fiume in piena, è un rompiglioni (e qui incassa l'ammonimento di Ruperto: Moderi il linguaggio)». Il procuratore Palazzi chiede una stangata anche per una parte del settore arbitrale. Cinque anni di inibizione con richiesta di radiazione per gli ex designatori Bergamo e Pairetto e l'ex presidente dell'Aia Lanese. Stesso trattamento per gli arbitri De Santis, Bertini, Dondarini, Rodomonti, Messina, Rocchi e Tagliavento. Ieri ha tenuto banco il presunto «sequestro» di Paparesta dopo Reggina-Juventus. L'arbitro, che rischia un anno per omessa denuncia, ha raccontato che «quel giorno al Granillo nè io nè gli altri presenti nello spogliatoio del Granillo avevamo avuto la sensazione che la porta fosse stata chiusa».
Anche l'osservatore arbitrale Ingargiola, presente all'accaduto, potrebbe essere inibito per un anno: «Ma io ero uno spettatore occasionale, non sapevo cosa Paparesta aveva scritto nel referto». Il procuratore Palazzi ha anche chiesto due anni di inibizione per Gennaro Mazzei, ex vice commissario Can, e un anno per gli assistenti Babini e Puglisi. Il processo riprenderà domattinaa alle 9.30 con la deposizione degli incolpati che non sono stati sentiti oggi (la Juve ha rinunciato a prendere la parola): saranno ascoltati, tra gli altri, i fratelli Della Valle, Lotito e Carraro. Poi toccherà di nuovo alla procura federale per la requisitoria finale, cui seguiranno gli interventi dei terzi interessati (Arezzo, Bologna, Brescia, Lecce, Messina e Treviso) e degli avvocati difensori. Il dibattimento potrebbe concludersi nel giro di due giorni. Quindi la palla passerà alla Caf che si riunirà in camera di consiglio per emettere la sentenza.

ARBITRI RESPINGONO TUTTE LE ACCUSE
Direzioni di gara «secondo coscienza» e «nei limiti delle proprie capacità», senza subire «pressioni di alcun tipo». La linea di difesa dei fischietti e dei segnalinee entrati, secondo l'accusa, nella sfera d'influenza di Moggi e compagni è compatta, priva di cedimenti.
Assenti Bertini, Messina e Babini, il primo a parlare nel pomeriggio è Paolo Dondarini: «confermo la mia assoluta estraneità ai fatti contestati», attacca, seguito a ruota da Gianluca Rocchi, inquisito per Chievo-Lazio 0-1 del 20 febbraio 2005: «quando ebbi notizia della designazione, non ero a Coverciano ma al lavoro nella mia azienda. Mi si accusa di aver favorito la Lazio: per me che avevo poca esperienza, era già difficile arbitrare una gara così impegnativa, figurarsi se potevo pensare ad altro. Arbitrai in modo severo, è vero, secondo quello che è il mio stile, espellendo tre giocatori, ma due di quelle espulsioni arrivarono a gara quasi finita e, forse, la più ingiusta fu proprio quella di Oddo».
«Due mesi fa ho ricevuto un avviso di garanzia dalla procura di Napoli - racconta Pasquale Rodomonti -, pochi giorni fa, senza che ne sapessi niente, mi è stata tolta anche l'associazione a delinquere ma oggi mio piove addosso l'accusa più grave, quella di illecito, per chi come me appartiene a una famiglia che è nel calcio da cinquant'anni. Io so cosa significa arbitrare, lo porto dentro di me: non ho parlato a nessuno, non ho avuto contatti con nessuno». Quanto a Fiorentina-Atalanta del 15 maggio 2005, «ci fu un solo episodio dubbio e i viola, con i bergamaschi già retrocessi, non riuscirono neppure a vincere. Ditemi voi dove avrei sbagliato». «Non riesco ancora a capire cosa è accaduto - ammette Paolo Tagliavento -. Lotito e Mazzini in una telefonata parlano di Bologna-Lazio (1-2, del 17 aprile 2005, ndr) senza mai fare il mio nome. Io so di non aver subito pressioni da nessuno, quando mi designarono per quella gara la mia settima di serie A, pensai solo a concentrarmi e a prepararmi perbene. E poi, se davvero avessi voluto favorire la Lazio, perchè dare, come feci io, sei minuti di recupero all'ultimo dei quali Peruzzi fece una parata miracolosa?». «Il mio rapporto con Meani - conclude Claudio Puglisi, guardalinee in Milan-Chievo, 1-0 del 20 aprile 2005 - esisteva da oltre vent'anni, era amichevole e confidenziale e soprattutto era precedente al suo incarico nel Milan. Era nostra abitudine sentirci al telefono e commentare le varie partite in modo anche spiritoso, ma mai Leonardo si è permesso di suggerirmi la condotta da tenere in campo».

DIFESE SOTTO CHOC: E' PROCESSO SOMMARIO. SOLO LEGALE BOLOGNA ESULTA: SE SENTENZE CONFERMATE NOI IN A
La bufera che ha messo il calcio nel caos sembra spirare anche nell'aula del maxiprocesso all' Olimpico. Almeno a detta della maggioranza dei collegi di difesa che, quando poco prima delle 12 il procuratore federale Stefano Palazzi annuncia le richieste dell'accusa, insorgono e denunciano quello che secondo gli avvocati è un vero e proprio «processo sommario», per alcuni «già scritto».
C'è stato anche un accenno di bagarre in aula per via del calendario delle udienze e dei tempi di audizione, ma alla fine Ruperto ha dato ampia disponibilità. «Alle difese darei tempo anche una settimana», ha detto il giudice chiudendo almeno questa contestazione in modo positivo.
Del tutto diverse, però, le espressioni e i toni dei legali rispetto a ieri sera e, soprattutto, a questa mattina. «Le richieste sono pesantissime e hanno messo sullo stesso piano tutte le società e chiesto il massimo della pena per tutti. E' assurdo», il pensiero dell'avvocato della Lazio Gianmichele Gentile che appare tra i più agguerriti. «Ma perchè mettere Moggi e Lotito sullo stesso piano? - si chiede il legale biancoceleste - Bisognerebbe chiederlo al signor Palazzi. A mio parere sono state sovvertite parecchie regole a livello procedurale...». E' furibondo l'avvocato della Lazio che di solito è sempre molto posato e tranquillo. Il suo obiettivo è il procuratore Palazzi, e non solo. «Con oggi - puntualizza - abbiamo la prova di un'indagine che prosegue tra schemi precostituiti, senza alcuna verifica. In questo processo le difese non esistono e si prendono in considerazione solo alcune parti dei verbali dell'ufficio indagini, quelle che servono al procuratore federale, senza andare ad approfondire tutte le altre». «Questo - aggiunge il legale - non è un processo come tutti gli altri, è un processo senza regole scritte. Come si esce da questa situazione? Si deve urlare, alzare la voce, prima o poi qualcuno ci ascolterà. E' un processo già scritto e, secondo me, si sta navigando a vista. Abbiamo speranza che Ruperto prenda in considerazione gli interi atti dei verbali dell'ufficio indagine e chiederemo alla commissione un po' di pazienza per svolgere il nostro lavoro». E' determinato l'avvocato Gentile: «Non accetteremo tagli agli interventi dei deferiti. La Lazio darà battaglia poichè l'accusa non si è ancora materializzata. E quando saranno stati ascoltati tutti gli inquisiti faremo nuove istanze istruttorie per ascoltare i testimoni». Sulla stessa lunghezza d'onda gli altri. «La situazione è talmente paradossale - puntualizza Manlio Morcella legale di Tagliavento - che dovrà determinare effetti inversamente proporzionali tra quella che sarà la sentenza e le richieste del Procuratore federale Palazzi». «Quello che mi sembra incredibile - ha aggiunto - è l'omogeneità di richieste tra le diverse società. Speriamo e ci auguriamo che ci sia davvero un processo...». Si inserisce anche Giorgio Merlone, legale dell'ex designatore arbitrale Pairetto: «E' una richiesta che non ha tenuto conto di una marea di circostanze, ma sono comunque fiducioso». E' un susseguirsi di proteste. «La nostra istanza per quanto riguarda le dimissioni del mio assistito - dice Scalise, il legale di Bergamo - non è stata del tutto respinta. Le richieste sono durissime, in un clima più sereno sarebbero state più leggere. Senza un'eccessiva pressione mediatica tutto sarebbe stato diverso. Le dimissioni di Bergamo sono dovute a vari motivi, tra cui la stanchezza personale, il volersi muovere senza bavaglio e le limitazioni della Federazione. Inoltre, le garanzie della difesa di questo processo vanno scemando di giorno in giorno e si va sempre di più verso la sommarietà».
Irrompe l'avvocato di Moggi Paolo Trofino: «Luciano Moggi non verrà a fare nessuna dichiarazione. Riteniamo di non dover essere giudicati da un procedimento sportivo. Comunque, ne discuteremo giovedì in aula. Le richieste? Sono piuttosto pesanti ma motivate, anche perchè si tratta di un procedimento disciplinare». Si accoda l'avvocato della Juve Cesare Zaccone: «Le richieste di penalizzazione non sono coerenti con la situazione accertata dei fatti. Questo non giustifica la differenza di trattamento sanzionatorio delle richieste del procuratore».
L'unico a gioire tra i legali è l'avvocato del Bologna Mattia Grassani: «Queste sono le richieste e, se dovessero essere confermate, il Bologna è in serie A. Le pene, infatti, non potranno essere diminuite, ma al massimo aumentate».

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