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Sabato 21 Ottobre 2017 | 12:12

Miccoli: mi fa male se mi urlano mafioso

ROMA – "Mi fa male quando mi urlano mafioso dagli spalti". Fabrizio Miccoli torna a parlare dopo la bufera scatenatasi lo scorso giugno per una sua frase su Giovanni Falcone. "Giustifico i tifosi – dice l’ex attaccante del Palermo in un’intervista a 'Lucignolo 2.0', l’approfondimento Videonews di Italia 1 i onda domenica e di cui sono stati anticipati alcuni stralci – dicendo a me stesso che lo fanno perchè vogliono innervosirmi. Io ho sempre sognato di fare il calciatore, non il mafioso"
Miccoli: mi fa male se mi urlano mafioso
ROMA – "Mi fa male quando mi urlano mafioso dagli spalti". Fabrizio Miccoli torna a parlare dopo la bufera scatenatasi lo scorso giugno per una sua frase su Giovanni Falcone. "Giustifico i tifosi – dice l’ex attaccante del Palermo in un’intervista a 'Lucignolo 2.0', l’approfondimento Videonews di Italia 1 i onda domenica e di cui sono stati anticipati alcuni stralci – dicendo a me stesso che lo fanno perchè vogliono innervosirmi. Io ho sempre sognato di fare il calciatore, non il mafioso".

Poi precisa: "Non ho mai sentito la sorella di Falcone. Ho provato a rintracciarla insieme con i miei avvocati e il mio procuratore, ho provato a sentire il figlio, ma mi fu detto che era presto e rispetto i loro tempi. Oggi sono pronto a fare qualsiasi cosa per dimostrarle che quella frase che ho detto non la pensavo". Una frase "detta alle cinque del mattino", "no pensata": "ero in macchina con un amico. Una frase involontaria, detta così", "ancora oggi non mi spiego come sia possibile che sia successo che questa storia sia venuta fuori". "Andare via da Palermo – dice – mi ha fatto male. Nella vita tutti sbagliano. Ma sono riuscito a mettere questa situazione da parte, a ripartire". Poi promette: "Vorrei organizzare partite benefiche per raccogliere fondi, qualunque cosa. Se la sorella di Falcone volesse, io ci sono. Questa situazione è la cosa più brutta che mi sia capitata nella mia carriera".

Nell’intervista parla anche della sua ammirazione per Maradona: "Ho tatuato Che Guevara perchè lo avevo visto su Maradona, ma non sapevo chi fosse Che Guevara. A casa ho conservato il suo orecchino che ho comprato all’asta. Spero che Equitalia non venga a prenderlo, mi manca solo quello. Non parlerò mai male di lui, sia come calciatore che come persona. Lui dice le cose in faccia. Non si tira mai indietro. Siamo simili, siamo veri e sinceri. Il gesto dell’ombrello in Rai? Quello è il vero Maradona. Un gesto da ridere. Diego è una persona squisita e disponibile. Mio figlio, non a caso, l’ho chiamato Diego". "Spero di tornare con il Lecce nel calcio che conta – conclude -. Insigne del Napoli mi somiglia".

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