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Calcio/Mondiale - L'Italia si isola per concentrarsi sull'esordio

Lunedì 12 c'è il Ghana, Abete precisa, capo delegazione azzurro, precisa dopo la delusione degli italiani per il mancato contatto con i loro beniamini all'arrivo della Nazionale in Germania: «Nessuna intenzione di chiudersi in una roccaforte. Ci sono delle regole Fifa di sicurezza»
DUISBURG (GERMANIA) - «La nazionale italiana non ha l'intenzione di chiudersi in una roccaforte». E' questo il messaggio che il capo delegazione azzurro Giancarlo Abete, invia ai tifosi italiani rimasti ieri fortemente delusi dal mancato contatto con i loro beniamini, a l'aeroporto di Duesseldorf in primo luogo e poi in parte anche di fronte al ritiro di Duisburg. Abete ha spiegato perchè ieri i giocatori non hanno avuto modo di salutare i tifosi né all'aeroporto né al loro arrivo al ritiro. «Ci sono delle regole Fifa di sicurezza. E noi abbiamo due obiettivi: concentrarci sull'obiettivo tecnico, a cinque giorni dalla partita, e avere un corretto contatto con tifosi e stampa. Operazione simpatia? Sì, ma dobbiamo anche rimanere concentrati sull'esordio».
Abete ha parlato al campo di allenamento di Meiderich, dove per il primo allenamento azzurro Lippi ha seguito la regola Fifa che consente un tempo minimo di apertura alla stampa di venti minuti. «Non c'è aria di chiusura - ha aggiunto il capo delegazione azzurro - ma rispetto dei ruoli e degli obiettivi tecnici».
Abete ha poi raccontato come è andato ieri l'arrivo, e perché i giocatori non si sono affacciati a salutare i numerosi tifosi che li aspettavano fuori dal ritiro di Duisburg. «Siamo arrivati in albergo attorno alle 19,45. Ad aspettarci c'era già l'arbitro olandese Van der Ende, e la cena era pronta. Alcuni ragazzi non hanno fatto a tempo neanche a cambiarsi. Non avevano ancora neanche ricevuto i bagagli. E dopo un rapido pasto son venuti all'incontro sulle regole Fifa vestiti come erano alla partenza. Alle 21 è uscito Riva a parlare con i tifosi rimasti, e poi anche Inzaghi si è fermato un po'».
Abete ha voluto ribadire che tutti, nel gruppo azzurro, hanno ben presente il momento particolarmente delicato del calcio italiano. E dunque la rilevanza di qualsiasi comportamento. «Come capo delegazione - ha detto - interpreto il mio ruolo con buon senso come farebbe chiunque sia preso tra le esigenze tecniche di un mondiale e la situazione degli scandali. Insomma, senza vedere tutto bianco o tutto nero».
Abete ha poi parlato del significato tecnico del mondiale per la nazionale di Lippi. «Siamo una delle squadre più accreditate. L'importante è che l'Italia faccia sempre paura sul piano sportivo e incuta rispetto. Speriamo di avere più fortuna delle ultime tre edizioni, dove siamo usciti per due volte ai rigori e la terza, in Corea, senza davvero buona sorte. Questa nazionale ha tanti grandi giocatori, in un periodo della loro carriera in cui il mondiale diventa l'evento determinante. Tutte le immagini dimostrano che chi passa in Nazionale resta nella memoria dei tifosi per tanti anni».
Abete ha poi concluso parlando dell'incontro con Van der Ende. «E' durato 70 minuti, ci ha fatto vedere un filmato. Abbiamo parlato di gioco duro e ritardo nell'esecuzione di falli laterali, poi di simulazioni. Lippi ha fatto diverse domande su la corretta esecuzione dei calci di rigore». Il tutto in inglese, con un traduttore a fianco di Van der Ende.

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