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Calcio/Inchieste - Borrelli: «Finora nessuno ha confessato»

Al termine della terza giornata di interrogatori, il capo ufficio indagini della Figc afferma: «Confessioni piene non ce ne sono state da parte di nessuno». Alessandro Gaucci: «Se questa cosa si trasformasse in una bolla di sapone, quelli che adesso parlano potrebbero pagare delle forti ripercussioni»
ROMA - «Confessioni piene non ce ne sono state da parte di nessuno». Così Francesco Saverio Borrelli, al termine della terza giornata di interrogatori, ha spiegato che dalla lunga carrellata di persone sentite nessuno di fatto è stato «un pentito». Borrelli ha detto che rispetterà i tempi che si è prefissato l'ufficio indagini e cioè di consegnare entro la settimana prossima la relazione al procuratore federale. «Terremo fede al calendario che ci siamo prefissati - ha detto Borrelli uscendo dalla sede della Federcalcio - entro la settimana prossima contiamo di consegnare la relazione al procuratore federale. Il procedimento ha diverse fasi, quello dell'ufficio indagini è riservato alla raccolta delle prove. Poi il procuratore federale deve decidere se deferire o meno e poi c'è la fase del giudizio». Borrelli ha anche detto che in 3-4 giorni dovrebbero finire le audizioni e che anche sabato e domenica l'attività di indagine prosegue.

«Perché mio padre non torna in Italia? Perché i presidenti, ora che la pentola è scoperchiata, non parlano? Per paura: se questa cosa si trasformasse improvvisamente in una bolla di sapone, quelli che adesso parlano potrebbero pagare delle forti ripercussioni...». Alessandro Gaucci è molto duro contro i poteri forti del calcio. Il figlio di Luciano, ex presidente del Perugia resosi latitante a Santo Domingo dopo il crac del club umbro, sottolinea come già da tempo la famiglia Gaucci si fosse schierata contro il sistema vigente, pagando il gesto ad un prezzo molto salato. «Nessuno vuota il sacco perché chi non ha i mezzi e la forza per combattere poi viene schiacciato, è quello che è successo a noi. Mio padre? Chiedete a lui, io neanche ci parlo. Ma a dicembre ero andato a trovarlo dicendogli di rientrare, lui mi aveva avvertito sui pericoli che correvo - racconta Alessandro -. Tornai assumendomi le mie responsabilità perché avevo la coscienza a posto ed ero collaborativo: ebbene, sono stato accusato di cose che non ha mai commesso né mai pensato di commettere. A questo punto forse ha ragione lui a stare dove sta. Per fortuna è arrivato il Tribunale del Riesame, ma intanto mi sono fatto 7 giorni di isolamento e 3 mesi e mezzo di arresti domiciliari».
Gaucci jr si scaglia allora contro quelli che chiama i poteri forti. «Quanti avvisi di garanzia ha preso Carraro? Eppure come mai non è mai stato condannato? E poi scusate, alla prima votazione ha preso 4 voti su 42, qualcuno mi sa spiegare come ha fatto poi a prendere la maggioranza assoluta? La verità è che 3 squadre negli ultimi 10 anni si sono spartiti i soldi di tutte le medie e piccole società, comprese Roma e Lazio: hanno creato degli squilibri, solo loro potevano acquistare e tu dovevi stare ai loro ricatti. I poteri forti hanno fatto la differenza».
In questo quadro si inserisce il fallimento del Perugia. «Fogli alla mano, facendo la rateizzazione come la Lazio lo scorso anno saremmo stati in attivo di 25 milioni, e avevamo vinto il campionato dopo la retrocessione del Genoa. Avevamo costruito lo stadio e fatto già domanda per ospitare gli Europei 2012. Avevamo fatto una causa a Capitalia per dei soldi toltici ingiustamente per la cessione di Nakata. Insomma, il Perugia era a posto e pronto per la A. Invece niente».
Degli scandali venuti alla luce nel corso dell'ultimo mese, Gaucci jr non si dice affatto sorpreso. «L'anno della retrocessione dopo lo spareggio con la Fiorentina abbiamo avuto arbitraggi che non si erano mai visti, tanto che alla fine presentammo una denuncia al Tribunale di Perugia contro tutto quello che sta succedendo adesso, contro i poteri forti, che purtroppo è stata accantonata».
«Per quanto riguarda la Juve - ricorda Gaucci Jr - non si è mai verificato nel calcio italiano che dirigenti di una squadra facessero di tutto comprare gli arbitri. Avevano in mano tutti i designatori, i sorteggi erano finti. E parliamo di campionati interi. Galliani? Non mi risulta che si sia permesso di parlare con un designatore. La posizione del Milan è stata forse solo una mossa per combattere ciò che tutti sapevano fare la Juventus».

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