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Bari, che succede? Angelozzi deciso «Non si cambia»

di FABRIZIO NITTI
BARI - La crisi è nei numeri, quelli che nel calcio rappresentano la differenza, inappellabili nella loro freddezza. Quattro sconfitte consecutive e il terz’ultimo posto in classifica, seppur condizionato dal -3 di penalizzazione, diventano un campanello d’allarme del quale bisognerà tenere conto. Soprattutto dopo la prestazione di Cesena, dove il Bari ha fatto registrare un evidente passo indietro rispetto alle puntate precedenti. È chiaro che qualcosa andrà modificata. Lo staff tecnico per il momento non corre rischi (nella foto, il ds Angelozzi)
Bari, che succede? Angelozzi deciso «Non si cambia»
di Fabrizio Nitti

BARI - La crisi è nei numeri, quelli che nel calcio rappresentano la differenza, inappellabili nella loro freddezza. Quattro sconfitte consecutive e il terz’ultimo posto in classifica, seppur condizionato dal -3 di penalizzazione, diventano un campanello d’allarme del quale bisognerà tenere conto. Soprattutto dopo la prestazione di Cesena, dove il Bari ha fatto registrare un evidente passo indietro rispetto alle puntate precedenti. È chiaro che qualcosa andrà modificata. Lo staff tecnico per il momento non corre rischi. Tocca, allora, proprio ad Alberti e Zavettieri rimettere in linea di galleggiamento la nave biancorossa. «Alberti non rischia nulla - ha detto il ds Angelozzi -. Al massimo, rischia il direttore sportivo, cioé io».

Il punto dal quale ripartire è evitare di innamorarsi troppo del concetto «belli, ma sfortunati», perché così si finisce a picco in Prima Divisione. Cesena, tutto il primo tempo in Romagna, ha detto chiaro e tondo che alla formazione biancorossa manca quel sacro furore che invece ha animato gli uomini di Bisoli per tutta quanta la partita. Un aspetto più preoccupante, se permettete, di tutte le altre «magagne» emerse. Da una parte chi letteralmente «mangiava» palla e avversari, dall’altra chi forse non aveva capito che era in campo a giocare una partita di calcio.

Ma oltre all’aspetto caratteriale, qualcosa va fatta a livello tattico. Tre gol al passivo nelle prime cinque giornate, ben sette nelle altre cinque. Dove è finita la «vecchia» solida difesa delle prime giornate? Al di là delle apparenze, i gol dei romagnoli sono venuti fuori da errori di allineamento dei quattro difensori (Polenta larghissimo sul vantaggio di Defrel, che si infila fra l’uruguiano e Samnick; Calderoni e Ceppitelli indietro rispetto ai due centrali sul raddoppio) e dalla mancanza di una adeguata copertura a centrocampo. Ceppitelli esterno destro non sembra una scelta giusta, Polenta da un paio di partite non è ai suoi livelli, Samnick alterna cose buone ad altre meno buone. E Chiosa, il più rapido, non serve più?

Vista la poca concretezza sotto porta, è ancora legittimo portare avanti il 4-3-3, cioé un modulo che occupa bene il campo, ma che conta una sola vera punta centrale? Non sarebbe meglio virare su un altro modulo, giocare con due attaccanti? Un punto di riferimento avanzato ed uno che gli gira attorno? Il 4-2-3-1 della ripresa di Cesena potrebbe essere un punto di ripartenza. Gli uomini ci sono, basta metterli al posto giusto.

L'intervista ad Angelozzi sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui

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