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Sabato 21 Ottobre 2017 | 10:43

Calcio/Inchieste - Torino chiede di riaprire il fascicolo

Il procuratore capo di Torino conferma così l'indiscrezione: «Non so da chi possa essere uscita la notizia, comunque è vera». Adesso si pronuncerà il gip. Riguarda le indagini sulle designazioni arbitrali da cui proviene buona parte delle intercettazioni telefoniche che hanno gettato nel caos il mondo del calcio
TORINO - «Non so da chi possa essere uscita la notizia, comunque è vera». Il procuratore capo di Torino, Marcello Maddalena, conferma così l'indiscrezione pubblicata oggi dalla Repubblica secondo cui i suoi uffici hanno chiesto di riaprire l'inchiesta sulle designazioni arbitrali, archiviata la scorsa estate, da cui proviene buona parte delle intercettazioni telefoniche che hanno gettato nel caos il mondo del calcio.
Secondo quanto si è appreso, la procura torinese ha formalizzato la volontà di riprendere le indagini dopo aver ricevuto gli atti dell' inchiesta di Napoli. I documenti conterrebbero infatti elementi utili a rivedere l' archiviazione decisa a suo tempo perché, nonostante lo «scenario inquietante», come definito dallo stesso Maddalena, le prove non consentivano di ritenere che vi fossero state frodi sportive.
Se dall'ufficio del gip arriverà il via libera, i principali capi d'imputazione della nuova inchiesta saranno due: associazione per delinquere e frode sportiva. Ma non è escluso che gli sviluppi investigativi possano avere conseguenze anche sul terzo grado di giudizio del processo per doping alla Juventus.
Per l' inchiesta archiviata dalla procura di Torino erano finiti nel registro degli indagati Luciano Moggi, all' epoca dg della Juventus, e Pierluigi Pairetto, designatore arbitrale fino alla stagione 2004-2005. Accertamenti, inoltre, erano stati effettuati nei confronti dell'ex amministratore delegato bianconero Antonio Giraudo.
Al vaglio c'erano conversazioni telefoniche che riguardavano le designazioni dei direttori di gara e la qualità degli arbitraggi. «Quella partita deve essere arbitrata bene», era il senso dei colloqui intercettati. Dopo tre mesi di registrazioni, però, gli inquirenti coordinati dal dottor Maddalena hanno ritenuto che non ci fossero irregolarità di carattere penale. Una conclusione che ora potrebbe anche essere ribaltata.

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