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Carraro: «Sono onesto. Spero lo scandalo non tocchi il Mondiale»

Il presidente dimissionario della Figc: «Provo umiliazione e vergogna. Avevo una responsabilità oggettiva e ho lasciato. Giusto che si azzeri tutto. Paparesta doveva denunciare subito. Che Moggi fosse uomo di potere si capiva. La cosa più triste era il tono generale quasi di arroganza e impunità»
ROMA - Mezz'ora per cercare di spiegare il terremoto che sta mettendo a soqquadro e a dura prova la credibilità del calcio italiano, a meno di un mese dall'inizio dei Mondiali. Franco Carraro, nella sua prima uscita televisiva da presidente dimissionario della Figc, racconta la sua verità dei fatti e la decisione di andarsene. «Io mi reputo una persona onesta...».
Alla trasmissione «1/2 H» di Lucia Annunziata, Berlusconi si alzò e se ne andò. L'ex n.1 di Via Allegri invece incassa senza mai perdere la pazienza. Dice di provare «vergogna e umiliazione» per quanto sta accadendo, descrive la situazione «molto complicata» ma della quale non si sente affatto responsabile. «Nella mia vita - ricorda - ho subito tantissime indagini come ministro, come sindaco e come presidente del Coni. E sono sempre stato prosciolto da tutte le accuse. Penso e spero che sarà la stesa cosa anche questa volta».
Carraro dunque si chiama fuori su tutto, e prende apertamente le distanze dal suo ex vice Innocenzo Mazzini, tra i nomi finiti nel mirino delle intercettazioni telefoniche. «Il presidente e i vicepresidenti vengono eletti separatamente. Mazzini tra l'altro viveva a Firenze. Non sono io responsabile della sua elezione. Sono rimasto basito quando ho visto determinate cose...».
Quello che resta in Carraro, dopo le dimissioni e nel pieno della bufera, sono i sentimenti di «umiliazione e vergogna». «Mi sento angosciato per quello che ci sta accadendo, anche se non è capitato soltanto a noi. Il fine non giustifica mai i mezzi, tanto meno nello sport».
In questo clima arroventato è facile trascendere nel giustizialismo. Perciò l'ex presidente federale ricorda la «vicenda clamorosa» dello scandalo scommesse del 1980. Tra i tanti nomi allora coinvolti anche giocatori importanti come Paolo Rossi. «Terminò la squalifica pochissime mesi prima dei Mondiali - rammenta - Poi la giustizia ordinaria, che ha una logica diversa, assolse tutti. Mi chiedo con il clima che si è creato attorno al calcio che cosa succederebbe se si ripetesse anche oggi la stessa cosa. La giustizia sportiva ha forzatamente tempi più rapidi: prende decisioni e poi...? L'anno scorso è stato retrocesso il Genoa, in realtà si trattò di una doppia retrocessione: era stato promosso in A e si ritrova in C».
Carraro poi spiega le sue dimissioni: «Ho ritenuto di anticipare, il cambio (con Abete) era programmato per la fine del 2006. Non conoscevo l'esito delle indagini delle Procure di Napoli e Roma, ma ho avuto subito la percezioni che le cose fossero molto gravi. E che non fossero gestibili da uno come me, anche se mi sono sempre considerato una persona onesta, che come presidente federale avevo una responsabilità oggettiva».
In questi casi eccezionali «è giusto che si azzeri tutto». «Mi sono reso conto che la reazione dell'opinione pubblica era fortissima e ho ritenuto che non fosse possibile che al vertice della federazione ci fosse una persona discussa nella sua figura istituzionale sia dall'interno sia dall'esterno. Sono lì da molti anni e ho capito che c'era una certa saturazione».
L'ex presidente della Figc racconta di avere avuto il primo dossier della Procura di Torino, con la richiesta di archiviazione, il 21 settembre 2005, e di averlo subito trasmessa all'Ufficio indagine e all'Uefa. Poi a marzo è arrivato il documento di 270 pagine: «Anche questo l'ho dato al capo Ufficio indagini, che ha riaperto l'inchiesta in un'ottica diversa. Non ho tenuto i documenti nel mio cassetto nemmeno un secondo». «Ogni giorno mi sento sempre più addolorato per i tifosi, per il calcio dilettantistico, per i 24 mila arbitri». A proposito di fischietti bacchetta Paparesta per il famoso episodio di Reggina-Juve: «Doveva denunciare subito la vicenda segnalandola all'Ufficio indagini. E' venuto meno ai suoi doveri». E le presunte minacce di Moggi? «Lui è un arbitro eccellente, tra l'altro un figlio d'arte che fa parte del mondo arbitrale da sempre. Come poteva pensare di non arbitrare più?». Quanto a Moggi l'ex presidente ammette che l'ex dg juventino «che fosse un uomo di potere lo capivano tutti. La cosa più triste era il tono generale quasi di arroganza e impunità».
Parlando di Moggi il discorso finisce sulla Gea del figlio Alessandro. «I conflitti di interesse ci sono sempre. Ma io sono stato l'unica persona a chiedere una commissione di agenti di esaminare il caso Gea. E un anno dopo l'indagine si concluse con l'archiviazione».
Ma ora c'è il Mondiale e la speranza di tutti, Carraro compreso, è uno solo: «Mi auguro che gli azzurri non abbiano pressioni tali da condizionare i risultati. Spero che la squadra, che si è qualificata meritatamente, risollevi lo spirito ai tifosi».

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