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Giovedì 21 Settembre 2017 | 16:20

Calcio - Juventus, sul campo è scudetto

La Serie A è finita, i bianconeri conquistano il 29° scudetto, ma i verdetti restano sospesi in attesa degli esiti delle inchieste e delle decisioni della giustizia sportiva. A Bari battuta la Reggina 2-0 davanti a circa 50.000 spettatori. Fiorentina in Champions League
BARI - Quelli con le sciarpe e le maglie bianconere festeggiano lo scudetto. Il numero 29. Quelli che del tricolore in vita loro non hanno mai neanche sentito il profumo, ma al massimo hanno festeggiato una salvezza staccata con un rotondo successo nel Derby dello Stretto, rispondono cantando «Serie B» a chi la cadetteria, al massimo, l'ha sfiorata.
Juventus-Reggina sta tutta qui. Sul campionato si abbassa una saracinesca senza precedenti. La Serie A è finita, ma i verdetti restano sospesi per aria in attesa di rimbalzare tra una federcalcio prossima al commissariamento, gli uffici di ben quattro Procure in piena attività e le aule della giustizia sportiva.
Minuto 23 del primo tempo, Pelizzoli respinge corto su Cannavaro e sul pallone arriva Trezeguet, che di testa sblocca. Uno a zero per la Juventus. Esultano i giocatori, lo stadio disegnato da Renzo Piano esplode di bianconero. Il gol che avvicina lo scudetto viene festeggiato, quello che accade nel rettangolo di gioco sembra essere l'unica cosa che conti in questo 14 maggio 2006, alla vigilia dell'interrogatorio di Luciano Moggi che aprirà di fatto la maxi-inchiesta sul calcio. «Il fine giustifica i mezzi», recitava uno striscione esposto dai sostenitori di Del Piero e soci prima del calcio d'inizio. E ancora, «onore e gloria alla triade», «per violenza sportiva diffidate i giornalisti» e «nessuna indagine rovinerà la nostra maglia».
Prima di arrivarci, allo stadio, il pullman della Juventus aveva lasciato un albergo assediato dai tifosi: braccia tese e videotelefonini puntati all'interno. I giocatori con la polo rossa e il tricolore sul braccio destro, Fabio Capello alle spalle dell'autista e a capo del torpedone Luciano Moggi e Antonio Giraudo. Seduti l'uno accanto all'altro, per l'ultimo viaggio con la squadra. Poi i tifosi reggini.
Qualche fischio, insulti, uno striscione non spreca parole: «Ladri». In campo, invece, la Reggina parla con Vigiani, insidioso prima del vantaggio juventino con un destro da fuori area. E prima di uscire al 21' per Carobbio, bravo pure lui nel chiamare in causa Buffon, il portiere della nazionale con i Mondiali appesi ad un filo per la vicenda scommesse. Inizia la ripresa. Trezeguet si esibisce in una rovesciata e Mazzarri richiama Amoroso per Bianchi, mentre dalle tribune i tifosi bianconeri chiedono uno spezzone di partita per Del Piero.
Detto fatto. Nella surreale bolla di sapone del San Nicola entra Pinturicchio ed esce 'Trezegol'.
Tra gli applausi, come Buffon, che lascia la porta ad Abbiati all'87' prima di un'invasione di campo anticipata. C'è voglia di festeggiare, i tifosi impazienti lasciano il campo mentre Gianluca Paparesta, all'indomani della deposizione sul caso del sequestro di persona che avrebbe subito da Moggi e Giraudo, osserva a braccia incrociate con lo sguardo nel vuoto. Si ricomincia, segna Del Piero. Due a zero, finisce così. Abbracci e grida di gioia tra i giocatori, spuntano maglie celebrative mentre negli spogliatoi fanno capolino la coppa dello Scudetto e le medaglie per i campioni. Campioni, chissà per quanto.

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