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Mercoledì 18 Ottobre 2017 | 15:03

Il Bari prima rischia poi... tenta il colpo

di ANTONELLO RAIMONDO
BARI - Ci sono momenti in cui accontentarsi è un esercizio intelligente. E ci sono anche giorni in cui un pareggio ha lo stesso sapore di una vittoria. Il Bari che parte male e chiude col petto in fuori è ancora una squadra poco decifrabile. Lascia intravvedere cosa potrebbe essere e cosa ancora non è. Prima la paura e, quindi, gli imbarazzi. Poi il coraggio misto a incoscienza che con la mente riporta allo scorso campionato, a quel Bari bello e sbarazzino che tanto piaceva in ogni angolo d’Italia.
Il Bari prima rischia poi... tenta il colpo
ANTONELLO RAIMONDO
BARI Ci sono momenti in cui accontentarsi è un esercizio intelligente. E ci sono anche giorni in cui un pareggio ha lo stesso sapore di una vittoria. Il Bari che parte male e chiude col petto in fuori è ancora una squadra poco decifrabile. Lascia intravvedere cosa potrebbe essere e cosa ancora non è. Prima la paura e, quindi, gli imbarazzi. Poi il coraggio misto a incoscienza che con la mente riporta allo scorso campionato, a quel Bari bello e sbarazzino che tanto piaceva in ogni angolo d’Italia.

Il primo tempo è di una complessità pazzesca. Non c’erano dubbi, d’altronde, sul valore di un Brescia che non nasconde le proprie ambizioni. La squadra di Giampaolo copre il campo con efficacia. Due esterni molto «alti» e lì davanti un attaccante di razza, Caracciolo.

Il Bari parte con un attegiamento prudente. La squadra sembra voler aspettare, evidentemente attenta a non concedere campo a un interlocutore con più qualità. In mezzo al campo i pugliesi possono disporre di un uomo in più (Alberti conferma il 3-5-2 esibito a Reggio Calabria al cospetto del 4-4-2 lombardo) ma ciò non basta a sviluppare una manovra fluida. Non funziona la fase di riconquista del pallone e nemmeno la fase di possesso.

Il Brescia ha il pallino del gioco pur non creando tantissimo. Al minuto 35 accade, però, qualcosa di straordinario. Tre legni in un minuto: due volte Caracciolo, che sbuca tra Samnick e Chiosa, col pallone che sbatte in entrambi i casi sulla faccia interna della traversa. Poi, sugli sviluppi di questa azione pazzesca, il palo di Paci, ancora di testa.

Caracciolo, per la verità, si era già fatto apprezzare qualche minuto prima (29’), mandando il pallone nell’angolino alto con un colpo di testa da ariete di consumata bravura. Splendida, prim’ancora che plastica, la risposta di Guarna. Il portiere del Bari, però, sta per combinarla grossa quando sbaglia un disimpegno e consente a Mitrovic di calciare, seppur da distanza ragguardevole, a porta sguarnita. Per fortuna rimedia Samnick, in scivolata. Il francesino che, in precedenza, aveva messo un’altra «pezza» in poderosa chiusura.

Poche tracce offensive firmate Bari. Fedato e Albadoro giocano sulla stessa l ma l’idea è quella di un reparto «tenero». Una bella percussione di Sciaudone (8’, sinistro alto) e un paio di conclusioni da lontano. Decisamente pochino per poter pensare di andare oltre un risultato di parità.

La musica, però, cambia. Prima sul piano dell’atteggiamento e poi su quello tattico. Il Bari propone due attaccanti più larghi (3-4-3) e, soprattutto, si scrolla di dosso le paure. Il Brescia crea un solo pericolo (9’, l’ex Sodinha calcio alto da buona posizione), per il resto è costretto a subire. I pugliesi hanno un passo diverso. Sabelli e Calderoni attaccano quasi sempre. Il romanista si costruisce un paio di ghiotte occasioni: dribbling e sterzata, sinistro al veleno (il portiere respinge) e poi una progressione strepitosa prima di un destro «strozzato» sul più bello.

Entra Galano, subito in palla e vivace. E poi anche Joao Pinto, l’ultimo arrivato. Il portoghese non dispiace, la classica prima punta: bravo nel gioco aereo e disposto ai movimenti alla ricerca della profondità. Anche una conclusione, al suo attivo. Ma la palla-gol più ghiotta capita sul sinistro di Galano, a cui manca forse un pizzico di reattività a due passi dalla linea di porta.

È un pareggio che «pesa», nessun dubbio. Risultato equo contro un avversario di caratura superiore. Non resta che ripartire dallo spirito del secondo tempo. Questo è un Bari che non può permettersi di aver paura. Mai. Dell’avversario e di uno stadio che più gelido non si può.

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