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Calcio/Serie A - Elkann scarica Moggi e Giraudo

La vicenda intercettazioni «non ha lasciato indifferente» gli Agnelli. John Elkann: «Siamo qui per dimostrare la nostra vicinanza alla squadra». Decisioni «nelle sedi opportune», cioè il prossimo cda fra 4 giorni. Striscioni contro Moggi e la Juve su molti campi. Mancini durissimo: «Così non ci sto più»
TORINO - L'avventura della Triade bianconera sembra arrivata al capolinea. John Elkann, il nipote dell'Avvocato Agnelli, non lo dice apertamente ma, sottolineando che «tutto quello che è successo in settimana», ovvero la vicenda delle intercettazioni telefoniche, «non ha lasciato assolutamente indifferente» la sua famiglia, di fatto annuncia - dopo 12 anni di successi - la fine di un epoca in casa Juventus e il valzer delle poltrone, che avrà inizio con il consiglio d'amministrazione del club in programma fra quattro giorni.
E' quella infatti «la sede opportuna per discutere di certe cose e trovare una soluzione» a cui accenna il vicepresidente del Gruppo Fiat all'uscita dal Delle Alpi. Mancano una ventina di minuti alla fine della partita della sua Juve contro il Palermo e, come era abituato a fare suo nonno, il giovane manager decide di lasciare lo stadio. Prima, però, chiede all'ufficio stampa del club di convocare i giornalisti. «Ho promesso che vi avrei parlato all'uscita», è il suo timido inizio. Scarpe da ginnastica, jeans e pullover scuro, Elkann accenna un sorriso di cortesia, prende fiato e poi spiega: «Siamo qui per dimostrare la nostra vicinanza alla squadra, che oggi mi è sembrata molto forte, e al tecnico», come ha fatto intendere a gesti anche suo cugino Andrea Agnelli, sceso in campo prima del fischio d'inizio dell'incontro per assistere al riscaldamento di Cannavaro e compagni. Al suo fianco, però, c'erano il vicepresidente bianconero Roberto Bettega, l'amministratore delegato Antonio Giraudo e il direttore generale Luciano Moggi che invece scompaiono dalle parole di Elkann. Una mancanza che fa drizzare le orecchie ai giornalisti: l'esclusione dei dirigenti dalle sue parole non può essere casuale. I tifosi in curva Scirea hanno esposto uno striscione di solidarietà a 'Luciano e alla Triadè: «Sì, l'abbiamo visto - risponde Elkann - e noi abbiamo dimostrato di essere vicini alla squadra con la nostra presenza». Durante l'intervallo della partita, il rampollo di casa Agnelli ha avuto un fitto colloquio con il presidente juventino Franzo Grande Stevens, uomo fidatissimo della famiglia, ed è certo che il suo sia stato un intervento studiato anche nelle virgole.
Subito dopo arriva la conferma che quello di Elkann non è stato un lapsus: «Certe vicende non ci hanno lasciato indifferenti - sottolinea in tono pacato ma fermo - però ci sono sedi opportune per discuterne e risolverle». Ovvero il consiglio d'amministrazione di giovedì, un appuntamento convocato da tempo per analizzare i dati della trimestrale che in questo contesto cade a fagiolo per permettere agli azionisti di discutere del futuro della Juventus dopo lo scandalo delle intercettazioni. Se l'interpretazione del pensiero di Elkann è corretta, la società avrà presto infatti un assetto diverso da quello di questi anni nonostante le vittorie e l'appello dei tifosi della curva Scirea, durante la gara odierna, con un eloquente striscione: «La Triade non si tocca». «Vinciamo lo scudetto, per il resto vedremo», continua l'erede dell'Avvocato senza aggiungere nulla sulle voci che vorrebbero al timone del club Carlo Sant'Albano, l'amministratore delegato dell'Ifil (società cassaforte degli Agnelli) fresco di nomina nel cda bianconero e candidato a ricoprire lo stesso ruolo all'interno della Juve, che è al suo fianco nell'atrio del Delle Alpi. Fra i candidati a succedere a Giraudo (per lui si parla di un futuro da dirigente Mediaset) c'è anche il francese Jean Claude Blanc, con l'ex romanista, e amico di Capello, Franco Baldini possibile direttore sportivo. Un acquisto, quest'ultimo, che farebbe pensare ad una conferma in panchina di Fabio Capello, nonostante le dichiarazioni di unità d'intenti con la Triade rilasciate più volte in questi mesi dall'allenatore.
Chi invece non dovrebbe muoversi dalla sua scrivania è Bettega: l'ex attaccante non è stato neppure sfiorato dalla vicenda intercettazioni e le sue lacrime alla fine della partita sono state il segno di quanto stia soffrendo per la situazione che si è venuta a creare. In questo mare di avvisi di garanzia, telefonate sospette e illazioni di ogni genere, si pensa che sia indispensabile ripartire dal vecchio «stile Juventus» , la strada migliore per tentare di chiudere quella che sta diventando una delle pagine più brutte della centenaria storia bianconera. Magari ripartendo da un impegno in prima persona della famiglia Agnelli, pronta a far scendere in campo le sue nuove generazioni rappresentate da John Elkann e dal cugino Andrea Agnelli.

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