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Martedì 17 Ottobre 2017 | 20:45

Calcio/Serie A - Lecce battuto: Lazio in Uefa

I salentini piegati da una rete di Rocchi. Delio Rossi, tecnico dei biancocelesti ed ex della partita, raggiunge il traguardo migliore della carriera. La squadra di Rizzo per un tempo e mezzo non ha fatto un tiro in porta. La gara finisce con l'espulsione di Babù (piovono i buu razzisti)
LAZIO-LECCE 1-0 (0-0)

Lazio (4-4-2): Peruzzi 6, Oddo 6, Siviglia 6, Stendardo 5, Belleri 6, Behrami 6, Zauri 6.5, Liverani 6 (33' st Manfredini sv), Mauri 6, Rocchi 6.5, Di Canio 6 (10 st Pandev 6.5) (32 Ballotta, 25 Cribari, 16 Giallombardo, 10 Bonanni, 17 Tare). All.: Rossi 7.
Lecce (4-3-3): Sicignano 5.5, Esposito 5.5, Diamoutene 5, Saidi 5, Rullo 5.5, Giacomazzi 5, Marianini 5, Delvecchio 5, Konan sv (28' pt Babù 4.5), Vucinic 5.5 (23' st Cozzolino 5), Pinardi 5 (30' st Valdes sv) (99 Benussi, 7 Camorani, 17 Giorgino, 30 Camisa). All.: Rizzo-Paleari 5.
Arbitro: Gava di Conegliano 5.5.
Rete: nel st, 12' Rocchi.
Angoli: 7 a 3 per la Lazio.
Recupero: 2' e 3'.
Espulso: Babù per atteggiamento violento nei confronti di Siviglia.
Ammoniti: Belleri per gioco pericoloso, Saidi, Rullo, Del Vecchio, Diamoutene Esposito per gioco falloso.
Spettatori: 25.000 circa.

** IL GOL **

12' st - Lancio lungo di Pandev, arriva in corsa Rocchi che con un sinistro angolatissino spiazza Sicignano per il gol che vale l'Europa.

ROMA - Il signore delle promozioni strappate sul filo di lana, delle retrocessioni impedite al cardiopalma, quello abituato ai piccoli passi, alle bricioline raccolte domenica dopo domenica sui campi senza riflettori, stavolta vola alto. Fa l'uomo delle stelle Delio Rossi, per una volta, la prima nella sua carriera di operaio del pallone: la sua Lazio approda in Europa, Uefa sicura dopo l'1-0 con cui liquida il Lecce già retrocesso. Basta l'eurogol di Rocchi al 12' della ripresa per accedere alla coppa: il miglior risultato mai ottenuto nella carriera del tecnico di Rimini, che a 46 anni doveva arrivare a Roma per togliersi qualche soddisfazione. C'è riuscito senza star, senza stipendi milionari.
Con la determinazione e con una filosofia che è risultata vincente: quella del 'noì sempre e comunque, del gruppo che viene prima delle ambizioni personali, della forza che ha permesso di arrivare alla squadra biancoceleste in alto in una stagione che non la vedeva certo tra le grandi. Alla qualificazione per l'Uefa mancava solo l'arimetica, e Rossi alla vigilia aveva chiesto alla sua squadra di non sottovalutare i pugliesi, che certo a Roma avevano poco da perdere e nulla da guadagnare. Senza strafare, la Lazio è riuscita nell'obiettivo di chiudere a due giornate dalla fine la partita che vale l'Europa e anche 30.000 euro per i protagonisti: un traguardo che non sembrava certo scontato a inizio stagione, ma su cui il tecnico ha lavorato duramente. E le sue scelte alla fine sono risultate sempre vincenti. Anche oggi, in una gara aperta dal silenzio sommesso per ricordare i tre giovani militari uccisi nell'attentato di Nassiriya. Raccoglimento e lutto al braccio, come in tutti gli altri campi della serie A. L'applauso dagli spalti sfuma nei primi cori di incoraggiamento per la squadra di casa: tanti quelli per Paolo Di Canio, idolo e simbolo di questa Lazio, che i tifosi non vogliono perdere. Così tutta la Nord si mostra infiocchettata da tantissimi striscioni: un solo nome a campeggiare Di Canio e in basso l'appello-monito al presidente (sempre oggetto di insulti) Claudio Lotito 'Imperativo categorico: deve restare». L'attaccante, in scadenza di contratto e che proprio in questi giorni deve ridiscutere il suo futuro, è entrato in campo con la solita grinta per trascinare al successo la Lazio. Si è impegnato, ma di concreto non ha fatto moltissimo. Anzi si è anche mangiato un gol facile al 25' del primo tempo, sbagliando da solo davanti al portiere. La partita del numero nove bianconceleste finisce al 10' del secondo tempo: ancora una mossa azzeccata di Delio Rossi. Entra Pandev e in due minuti la Lazio centra il gol-Uefa: un lancio lungo del macedone serve Rocchi, fino allora poco efficace, che arriva in corsa e con un piatto trova l'angolo alla sinistra di Sicignano. Una rete importante, che merita il festeggiamento composto sotto la curva.
Il Lecce, che per un tempo e mezzo, non ha mai fatto un tiro in porta, dopo la rete subita impegna in un paio di occasioni Peruzzi. Una con Babù, ma il tiro centrale è troppo debole per spaventare il portiere biancoceleste. E il Lecce finisce la gara senza storia anche in dieci per l'espulsione proprio di Babù, che dopo un fallo, reagisce violentemente e va a scagliarsi contro Siviglia. L'arbitro decide per il rosso. Dalla curva il solito spettacolo indecente: sono infatti piovuti, insieme ai fischi, i buu razzisti rivolti al giocatore di colore del Lecce. Un copione che si ripete e che macchia la festa per una qualificazione in Europa che l'operaio Rossi si è sudata davvero.

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