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Paglialunga fischietto in A1 il massafrese tocca il top «Arbitrerò match da sogno»

di ANGELO LORETO
«Mi aspettano i derby Milano-Cantù, i tifosi di Sassari, le sfide di Siena. Un sogno per chi per anni ha guardato quelle gare in tv». Fabrizio Paglialunga, 38enne arbitro massafrese, è stato promosso in serie A1. Dirigerà l’attico del basket italiano che dalle serie principali alle minori attraversa una profondissima crisi. Che passa per...
Paglialunga fischietto in A1 il massafrese tocca il top «Arbitrerò match da sogno»
di ANGELO LORETO

«Mi aspettano i derby Milano-Cantù, i tifosi di Sassari, le sfide di Siena. Un sogno per chi per anni ha guardato quelle gare in tv». Fabrizio Paglialunga, 38enne arbitro massafrese, è stato promosso in serie A1. Dirigerà l’attico del basket italiano che dalle serie principali alle minori attraversa una profondissima crisi. Che passa per la scomparsa del Cras, «di cui mi dispiace tantissimo».
Paglialunga, esattamente un anno fa si commentava la promozione in LegaDue, ora quella in A1. «E un anno fa - racconta - non avrei mai immaginato questa notizia perché al primo anno da esordiente è difficilissimo, quasi impossibile, fare il doppio salto. Ma mi è andata più che bene: è una soddisfazione enorme, un sogno. Per chi fa basket da tanti anni, a furia di vedere certe gare a quei livelli, quando ci arrivi non ti sembra vero. Ed è una cosa che ti ripaga di tanti sacrifici». Che arriva però in un momento difficile per lo sport in generale e per il basket. Un esempio sono le 23 rinunce in Dnc in tutta Italia.
«Casi come Montepaschi in A1 sono solo la punta dell’iceberg che si ripercuote sul basso, anche se in A1 la crisi si percepisce di meno perché ci sono realtà solidissime come Milano, Sassari e Avellino che ha nuove risorse economiche. Ma è tutto il movimento che è in difficoltà. Prima se retrocedevi o non salivi, restavi lì. Ora se vuoi un titolo di B non ci vuole molto ad ottenerlo. Non si investe nello sport in generale, ma mi metto anche nei panni degli imprenditori ed è giusto che in questo momento guardino prima alle aziende e poi alle sponsorizzazioni. Eppure i giocatori arrivano nonostante la crisi. C’è l’esempio di Brindisi che ingaggiò un Simmons semisconosciuto e che ora invece è andato all’Olympiakos».

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