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Lunedì 23 Ottobre 2017 | 10:04

Nel club biancorosso «Matarrese vende? Bene L’importante è risollevarsi»

di ANNA DELIA TURI 
BARI - Dal 1975 ad oggi hanno una lunga storia da raccontare. Trentotto anni di vita vissuta, da tifosi veri, con l’orgoglio barese nel cuore, nel pieno rispetto dei ruoli e di una squadra che ha vissuto tanti momenti di gloria ma anche molti periodi momenti bui. Siamo a Modugno, nel quartier generale del Centro coordinamento Bari Club, un gruppo che raduna numerosi club biancorossi di Bari e provincia
Nel club biancorosso «Matarrese vende? Bene L’importante è risollevarsi»
di ANNA DELIA TURI 
BARI - Dal 1975 ad oggi hanno una lunga storia da raccontare. Trentotto anni di vita vissuta, da tifosi veri, con l’orgoglio barese nel cuore, nel pieno rispetto dei ruoli e di una squadra che ha vissuto tanti momenti di gloria ma anche molti periodi momenti bui. Siamo a Modugno, nel quartier generale del Centro coordinamento Bari Club, un gruppo che raduna numerosi club biancorossi di Bari e provincia.

In un locale in via Regina Bona messo in piedi nel ’92, dopo il trasferimento da piazza Garibaldi, sede storica nel 1975. Sono circa le 21 e a quest’ora comincia uno dei soliti incontri settimanali tra i tifosi del Bari, quelli che non mollano e resistono ad ogni crisi della squadra. Come dire… nella buona e nella cattiva sorte. Un incontro particolare che si svolge mentre in piazza Prefettura è in corso la manifestazione dei tifosi dello «tsunami». Non abbiamo ancora messo piede nel centro di coordinamento Bari Club ma a pochi metri dall’ingresso già si comincia a respirare l’aria «biancorossa». Fuori, davanti ad un’aiuola ci sono due bandiere della squadra.

I COLORI - Davanti al locale c’è un tappeto rigorosamente bianco e rosso. Alzando lo sguardo spiccano in due piccole vetrine oggetti di ogni genere «della Bari»: gagliardetti, coppe, palle, scarpette e chi più ne ha ne metta. A separarci dall’inter no del locale è un tenda in plastica. Anche in questo caso i colori non cambiano: bianco e rosso. All’interno riverbera la storia del Bari e di chi nella squadra crede da decenni. Appese ai muri, foto di ogni genere: dai giocatori storici a quelli più recenti. Tra le vecchie foto un po’ ingiallite non passano inosservate quella del professor Angelo De Palo al momento della cessione della squadra alla famiglia Matarrese, e l’altra del lontano 1975, quando Matarrese mise per la prima volta piede nello stadio Delle Vittorie. Tutt’intorno c’è ogni genere di arredamento che richiama i colori della squadra: divani bianchi, cuscini rossi, bandierine rosse, tavolini e sedie rosse. Non c’è un solo angolo che non abbia i colori tanto amati dai tifosi. Il segretario del Centro di coordinamento Bari Club è Giuseppe D’Ambrosio, con lui il presidente dell’associa - zione e alcuni tifosi, storici e affezionati al gruppo. Si parla, del passato e del futuro dolente, di come sia cambiata la squadra, ma soprattutto di come siano cambiati i tifosi. Naturalmente il primo pensiero va alla manifestazione dello «tsunami», iniziativa alla quale il Centro non ha aderito. E il perché di questa scelta non tarda ad arrivare. «Noi siamo per le regole, per il rispetto dei ruoli – dice D’Ambrosio – tutte le comunità possono avere vita lunga solo se c’è il rispetto delle regole che purtroppo in tutti questi anni èmancato. Da più di 40 anni il Centro coordinamento ha sempre rispettato chiunque abbia giocato e gestito il Bari, chiunque abbia indossato la maglia biancorossa, soprattutto se l’ha onorata. Per noi non ci sono calciatori che teniamo come idoli nel senso letterale della parola – continua D’Ambrosio - perché anche chi ha indossato per una sola volta la maglia del Bari per noi è un calciatore biancorosso e ci teniamo. Ora all’improvviso non possiamo dire che il presidente Matarrese dobbiamo mandarlo via, o deve morire come qualcuno continua a ripetere continuamente. Per noi –aggiunge D’Ambrosio – può la società può cambiare presidente anche domani mattina, ci va bene tutto. L’essenziale che però arrivi un presidente con i soldi e che decida di investirli nella squadra. Può chiamarsi Montemurro o in un altro modo a noi non interessa, purchè faccia l cose per bene».

GRATI A MATARRESE - Il segretario D’Ambrosio racconta e si emoziona, parla e ricorda il passato. I suoi amici lo ascoltano, lo sostengono. Condividono. «Noi dobbiamo essere anche grati a Matarrese –dice – perché in questi 36 anni non ci sono stati solo periodi bui ma anche belli, come ad esempio quelli della serie A dove non possiamo dire che con i mister Fascetti e Ventura non abbiamo fatto bei campionati». A questo punto la domanda è d’obbligo: allora voi avete deciso di prendere le distanze dagli altri tifosi, quelli dello tsunami ad esempio? «Noi rispettiamo lo tsunami e tutte le altre associazioni e club biancorossi - aggiunge D’Ambrosio – però una cosa voglio dirla. È facile parlare bene di una squadra quando tutto va bene. In quelle occasioni siamo tutti attori. Noi invece siamo stati in silenzio per diversi anni. Abbiamo sofferto e soffriamo tutt’ora ma in silenzio. È per questo che parlo con la Gazzetta, per dire le cose che mi porto dentro da tempo». Gli altri tifosi restano in silenzio ad ascoltare. Anche loro vorrebbero parlare ma è il segretario a fare da portavoce per tutti. «Quando siamo andati a Venezia, in quella partita potevamo tranquillamente vincere e invece abbiamo visto 11 persone (compreso la staff tecnico e la panchina) come se stessero andando a fare una gita il giorno di Pasquetta. Andare ad una trasferta dove un tifoso spende tanti soldi e vedere poi uno scempio del genere, per noi è una macchia che l’AS non potrà mai cancellare e che rimarrà indelebile per sempre. Un ricordo bruttissimo che fece andare la squadra in serie C anche se poi fu ripescata e quindi non visse l’incubo della serie C».

LA TRATTATIVA - Ed ecco la nota dolente sulla trattativa. «Noi abbiamo un cuore ma restiamo in silenzio – dice emozionandosi d’Ambrosio - alla fine chi ha pagato tutto è il tifoso vero. La grande rovina del calcio sono stati internet, i procuratori e i giornalisti per non parlare delle scommesse. Ora, per come stanno le cose io sono convinto che anche con sette, otto milioni di euro Matarrese può vendere e lasciare la squadra. A noi va bene tutto purchè la squadra si risollevi. Come ai tempi di Ettore Mazzilli che era capace di mantenere i rapporti veri con i club biancorossi, cosa che ora non esiste più». E a questo punto parte l’applauso dei tifosi. «Bravo presidente!», esclamano tutti in coro. Nonostante la sofferenza, nel centro di coordinamento Bari Club si trova anche il momento di sdrammatizzare, di sorridere e di sperare in un futuro diverso. E alla fine tutti insieme a tirare su gli animi a gustare il peroncino ghiacciato. Per ricordare che il tifoso vero non dimentica la baresità! Ma scherzi a parte, D’Ambrosio ci chiede un ultimo commento. «Mi auguro che da domani mattina il nuovo presidente del Bari sia Montemurro, quello che tutti i baresi vogliono – dice – ma mi pongo una domanda: è normale che con l’arrivo di Montemurro 20.000 persone, quelli dello tsunami potranno decidere chi sarà il presidente, il direttore sportivo o i calciatori? Chissà… che qualcuno mi dia una risposta di senso compiuto».

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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