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Calciatore leccese Miccoli in lacrime «Non sono mafioso»

PALERMO – Il calciatore leccese Fabrizio Miccoli si è presentato davanti ai giornalisti, seppur visibilmente provato: «Per me questo è un giorno importante. Dopo tutto quello che è successo sono tre giorni che non riesco a dormire. Nel ventesimo anno della morte di Falcone, ero in campo con magistrati e amici, insieme a tante persone a manifestare per lui e per tutte le vittime della mafia. Sono qui perchè sono deciso a prendermi le mie responsabilità, per chiedere scusa alla città di Palermo e alla mia famiglia»
Calciatore leccese Miccoli in lacrime «Non sono mafioso»
PALERMO – Fabrizio Miccoli non avrebbe mai pensato di chiudere così la sua avventura a Palermo. Pensava di essere ricordato per sempre dai tifosi come il miglior realizzatore in maglia rosanero con i suoi 81 gol (74 in A) e invece gli ultimi giorni si sono trasformati in un 'infernò. C'è un’inchiesta in corso che alla fine stabilirà cosa è realmente accaduto; chiarirà se Miccoli sia andato oltre alle cattive amicizie, il senso di alcune intercettazioni piuttosto pesanti, soprattutto quelle in cui definisce «fango» il giudice Giovanni Falcone, paladino dell’antimafia come Paolo Borsellino, anche lui caduto per mano criminale nel 1992. Il calciatore ieri in Procura è stato sentito per alcune ore dove ha risposto alle domande del Procuratore aggiunto Leonardo Agueci e dei sostituti Maurizio Bonaccorso e Francesca Mazzocco e non è riuscito a presenziare alla conferenza stampa che lui stesso aveva convocato in un noto Hotel di Palermo. Miccoli, però, non ha voluto saltare l'appuntamento è questa mattina si è presentato davanti ai giornalisti, seppur visibilmente provato: «Per me questo è un giorno importante – sono le prime parole del 'Romario del salento - Dopo tutto quello che è successo sono tre giorni che non riesco a dormire. Nel ventesimo anno della morte di Falcone, ero in campo con magistrati e amici, insieme a tante persone a manifestare per lui e per tutte le vittime della mafia. Sono qui perchè sono deciso a prendermi le mie responsabilità, per chiedere scusa alla città di Palermo e alla mia famiglia».

Dopo queste prime parole sono uscite le prime lacrime, dai suoi occhi già lucidi. «Chiedere scusa alla famiglia Falcone? Ho già contattato la signora (Maria, ndr) che mi ha detto delle bellissime parole e che bastava chiedere scusa alla città per accettare le mie. Spero che lei mi dia l’opportunità di essere presente in futuro per alcune inziaitive e di portare avanti qualcosa in comune». E su queste parole la stessa Maria Falcone ha precisato: «Non ho parlato con Fabrizio Miccoli. So che voleva parlarmi, ma non c'è stato alcun incontro. Le scuse non deve chiederle a me, deve chiederle a Giovanni, che purtroppo non c'è più, ai siciliani, alla città di Palermo, a tutti i palermitani ed ai tifosi che ha deluso. Sono stata contattata per interposta persona – aggiunge – ma non ho parlato con Miccoli perchè stavo partendo per Parigi, dove mi trovo adesso».

Miccoli non può entrare direttamente sui temi dell’inchiesta che lo vede coinvolto, ma tiene a precisare alcune cose: «Ho trascuraro la mia famiglia per essere uno di Palermo. La gente bussava alla porta di casa mia perchè magari non riusciva a pagare le bollette e non mi sono mai tirato indietro per aiutare qualcuno. Quello che conta è la propria coscienza. Dimostrerò con i fatti che non sono un mafioso e sono contro la mafia. Non sono preoccupato, anzi fiducioso e sono contento di essere stato chiamato una volta per tutte in Procura per chiarire chi sono veramente. Da quando sono a Palermo sono andato tre volte in discoteca, a campionato finito, poi ho sempre cercato di allenarmi e fare il professionista. Andavo al ristorante, a pesca, anche con agenti della Digos, ho frequentato tutti, mai senza secondi fini. La parola sbirri nelle intercettazioni? Ho sbagliato. Chi conosce il calcio sa che il Tenente Onorato è un campo militare, dunque non può entrare nessuno. Tante volte mi ha chiamato il figlio della mia tata che è un poliziotto e ho sempre detto che non lo facevano entrare per questo. Questo era il mio messaggio».

Miccoli ha commentato anche l’iniziativa di alcuni tifosi che hanno deciso di portare una maglia rosanero proprio sotto l’albero Falcone: «Ho pensato anche di andare personalmente e portare la mia maglia, ma in questo momento il gesto verrebbe anche strumentalizzato. Ripeto, spero di potere fare altro in futuro con la signora Maria». Il mondo del calcio è stato colpito da questa vicenda e personaggi autorevoli hanno preso parola. Il presidente della Figc Giancarlo Abete ha confermato che «è stato aperto un fascicolo della Procura Federale. Sicuramente non sono accettabili giudizi lesivi sulla persona di Giovanni Falcone la cui figura è un orgoglio per il Paese».

Il portiere della Juventus e della nazionale Gigi Buffon ha detto: «Sono sicuro che siano parole che realmente lui non pensi. Siamo uomini e a volte capita di parlare in maniera superficiale e fare commenti su persone che non ci sono più senza darci troppo peso». E Miccoli si è sentito di ringraziare: «Lo conosco da una vita e mi è stato vicino. Per il mio lavoro non temo niente, mi prenderò quello che verrà e deciderò con calma. Spero che questa storia finisca il prima possibile». Miccoli non nasconde che avrebbe voluto chiudere la carriera a Palermo. «Mi sarei aspettato un futuro diverso. Ho sentito il presidente Zamparini perchè l’ho chiamato, non ho niente e non ho mai avuto nulla nei suoi confronti, anzi devo solo ringraziarlo per avermi dato la possibilità di giocare qui. Il ricordo più bello che conserverò di questa esperienza? Non dimenticherò mai la partita con la Sampdoria, dove non siamo andati in Champions, ma ho giocato 20 minuti col crociato rotto. Non dimenticherò mai la finale di Coppa Italia. Tutti i momenti e i gol che ho fatto qui, non li dimenticherò mai».

Le lacrime scendono sole...Il Palermo per Fabrizio Miccoli è già il passato e non sarà lui con i suoi gol a provare a riportare in alto la maglia rosanero dopo la cocente retrocessione. «Ho sentito Gattuso (il nuovo allenatore del Palermo, ndr) – ritengo sia una persona eccezionale, lo conosco da 10 anni e gli auguro possa portare il Palermo in serie A». Sono le ultime parole del 'capitanò prima di alzarsi e lasciare la sala. La parola passa ai giudici, mentre sul campo Miccoli cercherà di cominciare una nuova avventura con una nuova maglia, magari quella del suo Lecce, che ha sempre sognato di indossare: «Dove andrò? Aspetterò i tempi giusti, ma la mia preferenza l’ho già».

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