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Martedì 17 Ottobre 2017 | 22:51

Tarallo, medico barese il forzato della maratona

di NICOLA MORISCO 
BARI - Medico per professione, runner per passione. Il 54enne barese Mario Tarallo è un appassionato di gare estreme che, dopo aver già affrontato la 100km del Sahara, gli 80km del Brasile, sta affrontando la sfida della «Magraid, correndo nella steppa», maratona in tre tappe cominciata venerdì e che si concluderà oggi a Pordenone, in terra friulana
Tarallo, medico barese il forzato della maratona
di NICOLA MORISCO 

BARI - Medico per professione, runner per passione. Il 54enne barese Mario Tarallo è un appassionato di gare estreme che, dopo aver già affrontato la 100km del Sahara, gli 80km del Brasile, sta affrontando la sfida della «Magraid, correndo nella steppa», maratona in tre tappe cominciata venerdì e che si concluderà oggi a Pordenone, in terra friulana.

La passione per la corsa nel medico barese è nata nel 2001, dopo aver abbandonato tennis e calcio, sport che richiedono puntualità. «Il lavoro del medico - precisa Tarallo -, spesso non mi consentiva di essere fedele agli impegni presi con altri, così ho optato per una disciplina che ti rende indipendente dagli altri e dagli orari. Avevo scartato a priori la corsa, perché noiosa, poco divertente e senza fantasia. Non trovando alternative, ed essendo abituato ad una vita da sportivo, provi a cimentarti, e immediatamente mi resi conto della fatica che dovevo affrontare».

Dopo le prime corse a ari, in Italia e all’estero Tarallo, tenendo a mente le parole del suo coach «tutti possono correre, pochi possono fare una maratona», inizia a pensare alle maratone estreme. «Per caso ho scoperto le ultramaratone, così come un report della “100 km del Sahara” - ricorda Tarallo -, una gara che diventò un pensiero fisso, fino a concretizzare la mia partecipazione nel 2010 con l’amico Antonio. Il sogno divenne realtà: un’esperienza difficile da raccontare per il tumulto di sensazioni, la convivenza con tanti altri atleti che non conosci in una tenda fatta di quatto pali e un telo, nel freddo della notte sotto un cielo stupendo e stellato» .

Da quel momento in poi per Mario Tarallo la strada è tutta in «discesa»: partecipa alle classiche di Castelbolognese, Passatore in Italia, Pititinga in Brasile e tante altre gare in giro per il mondo. «La corsa per me è il sogno - prosegue -. Pensare a una gara, significa concentrarsi e immergersi in quella realtà che non conosci e che puoi immaginare come vuoi».

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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