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Giovedì 19 Ottobre 2017 | 18:28

Calcioscommesse Masiello mille facce sul derby Bari-Lecce

di FRANCESCO COSTANTINI
BARI - Le nuove sconcertanti dichiarazioni di Andrea Masiello, che - in una intervista alla Gazzetta dello Sport - ha praticamente ritrattato tutto sull’ormai celeberrimo Bari-Lecce, aprono nuovi imprevisti quanto clamorosi scenari. Qualcuno nel capoluogo salentino deve essere saltato sulla sedia, perché l’ex difensore biancorosso è il perno attorno al quale ruota la pesantissima condanna sportiva del Lecce e dei suoi vertici dirigenziali, nonché del processo ordinario che sta per aprirsi a carico dell’ex presidente Pierandrea Semeraro
Calcioscommesse Masiello mille facce sul derby Bari-Lecce
di FRANCESCO COSTANTINI

BARI - Le nuove sconcertanti dichiarazioni di Andrea Masiello, che - in una intervista alla Gazzetta dello Sport - ha praticamente ritrattato tutto sull’ormai celeberrimo Bari-Lecce, aprono nuovi imprevisti quanto clamorosi scenari. Qualcuno nel capoluogo salentino deve essere saltato sulla sedia, perché l’ex difensore biancorosso è il perno attorno al quale ruota la pesantissima condanna sportiva del Lecce e dei suoi vertici dirigenziali, nonché del processo ordinario che sta per aprirsi a carico dell’ex presidente Pierandrea Semeraro a Bari il 19 giugno. Vediamo perché.

Mai presi soldi - Masiello asserisce di non aver mai intascato i soldi, 300mila euro poi via via ridotti a 230mila, secondo le deposizioni, pagati in più tranche. Non chiarisce alcun dettaglio ma sottolinea categorico: «Non li ho presi. Certo, ho assecondato Giacobbe e Carella (i due amici baresi arrestati con lui, ndr). Mi dicevano “ci sistemiamo”. Carella aveva contattato quelli del Lecce facendogli credere che potevano comprare la sfida. In estate siamo andati da loro: ho detto che l’autogol era vero». Insomma scarica tutto sui suoi compari ma omette di puntualizzare un paio di circostanze affatto secondarie: ma i soldi sono effettivamente passati di mano? E da chi a chi? Chi ha pagato e chi li ha intascati? Recita testualmente l’avviso della conclusione delle indagini preliminari notificato a Semeraro, Carlo Quarta e Marcello Di Lorenzo: «...prendevano gli accordi suddetti che consentivano alla squadra del Lecce di vincere la partita per 2 a 0, grazie al comportamento in campo del Masiello che, tra l’altro, al fine di assicurare la buona riuscita dell’accordo, in occasione del 2° goal deviava volontariamente il pallone nella propria rete». E per rafforzare la sua nuova tesi, cioè che la partita fu regolare, aggiunge: «Rivedetevi la gara: nel primo tempo salvo un gol con una rovesciata. Quel derby l’ho giocato sul serio».

Testimone - Attenzione, perché sinora Andrea Masiello è stato solo imputato nei vari procedimenti, dunque in qualche modo libero di affermare ciò che più gli aggrada. Ma dal 19 giugno, nel processo a carico di Semeraro & Co. diventa testimone: chiamato in aula non potrà assolutamente scherzare con le parole, pena un nuovo arresto. Ma quanto afferma ed affermerà potrebbe anche aprire nuovi inattesi scenari, clamorosi, sorprendenti. A parte modificare e non di poco la posizione processuale di Pierandrea Semeraro.

Il paracadute - Anche a seguito della confessione di Masiello, il Lecce, retrocesso in serie B al termine della stagione successiva a quella del derby incriminato, è stato ulteriormente penalizzato con la retrocessione in prima divisione. Un danno enorme soprattutto perché seguito dalla cancellazione del contributo straordinario che spetta alle società che retrocedono dalla A alla B: nel caso del club salentino quasi sei milioni di euro, parenti a dodici miliardi delle vecchie lire. Di che gestire tutta la stagione ma negati, cancellati. La giustizia sportiva prevede esplicitamente l’istituto della revisione del processo per «sopravvenuti fatti nuovi». Che potrebbero appunto come abbiamo visto essere sopravvenuti. Non è un ragionamento matematico, nel senso che due più due qui non fa esattamente quattro, ma sarebbe una posizione del tutto legittima, comprensibile. Ma anche qui non è tutto. Il Bari, anche a seguito di quelle dichiarazioni, ma non solo, ha patteggiato cinque punti di penalizzazione, saliti a sette con i due per motivi finanziari. È legittimo credere che con una penalizzazione inferiore di due-tre punti lo scorso campionato di serie B della squadra guidata da Torrente avrebbe potuto essere ben diverso. Anche qui si potrebbe pensare di accedere ad una sorta di risarcimento, anche se ripetiamo il Bari ha patteggiato, ammettendo in pratica la sua colpa. Ma è indubbio che il patteggiamento sia stato indotto anche e soprattutto da quella partita e da quella dichiarazione (l’ammissione dell’autogol volontario).

Sodoma e Gomorra - Infine, particolare non secondario, cosa aspettarsi ancora da Masiello, che nel corso della stessa intervista dipinge Bari (la città, non la squadra) come un incrocio perverso tra Sodoma e Gomorra («C’è un ambiente particolare, gioco e scommesse sono una malattia»: forse per lui ed i suoi compari, per gli altri non è esattamente così...). Quale attendibilità potrà ancora avere il «collaboratore di giustizia» Masiello che dichiara e ritratta a seconda della sua convenienza?

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