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Martedì 17 Ottobre 2017 | 00:22

Tennis - Il ceco Hajek si aggiudica il torneo di Barletta

Niente da fare per l'italiano Galvani nel challenger (Atp, 21.250 euro, terra). Il veneto si è arreso con un netto 6-2, 6-1 al qualificato, autore all'esordio della eliminazione di Starace. Nel doppio, il duo spagnolo Ventura-Vicente ha conquistato il titolo superando Cipolla-Motti per 7-6, 4-6, 10-8
BARLETTA - Niente da fare per Stefano Galvani nella finale del torneo challenger di Barletta (Atp, 21.250 euro, terra). Il tennista veneto si è arreso con un netto 6-2 6-1 al qualificato ceko Jan Hajek, autore all'esordio della eliminazione di Potito Starace. Dopo sette vincitori spagnoli, un argentino e un francese, nell'ultimo atto della decima edizione, il tennista della Repubblica Ceca, Jan Hajek, seppur proveniente dal tabellone di qualificazione e non godendo dei favori del pronostico, ha superato in un match senza storia l'azzurro Stefano Galvani.
Sin dalle prime battute di gioco si è visto chiaramente quali fossero le reali intenzione del tennista dell'est, sempre concreto e mai spettacolare, che ha mantenuto il controllo della partita senza dare al suo avversario la possibilità di riaprire il discorso. Sfumate subito, in avvio di giornata, le speranze del pubblico di Barletta di vedere due italiani sollevare la coppa destinata ai vincitori.
Nel prologo dell'ultima giornata, infatti, il duo spagnolo Ventura-Vicente ha conquistato il titolo del doppio superando in una finale spettacolare e ricca di bel gioco, la coppia azzurra formata da Flavio Cipolla e Alessandro Motti (7-6 4-6 10-8).
«Ho accusato la stanchezza di questi giorni e lui è stato bravo a non darmi mai la possibilità di esprimere il mio gioco -ha detto alla fine Galvani-. Anche nelle poche occasioni in cui riuscivo a guadagnare campo lui arrivava sempre bene sulla palla, prendeva grossi rischi e giocava puntualmente sulle righe costringendomi all'errore. Ho provato a variare il ritmo ma mi prendeva a pallate. Non è stata una grande partita per me, il servizio non ha funzionato e mi sono sentito poco mobile. Ho subito il suo gioco d'attacco fatto di continui anticipi, mi sono ritrovato sempre sulla difensiva e non sono mai riuscito a tirare il diritto come avrei voluto. Nel secondo set ho cercato anche di variare le soluzioni provando a giocare qualche palla più lenta ma lui era sempre lì. Alla fine è subentrata anche un po' di sfiducia perché non riuscivo a fare quello che volevo».

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