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Caos a festa juventina Tra gazzarra e spintoni Conte fugge da Corato Twitt di Marchisio: mi spiace

dal nostro inviato FRANCESCO COSTANTINI 
CORATO - Una incredibile gazzarra, gestita con una approssimazione dilettantesca, senza forze dell’ordine, senza un servizio di sicurezza degno di tal nome. Decine di varchi, non un solo bodyguard a controllare, migliaia di persone lasciate senza indicazioni e senza guida per ore. L’effetto dell’adunata juventina di ieri sera al relais Polvere di Rose, a due passi da Corato, è stato disastroso, pericolosissimo (nella foto un momento della festa juventina rovinata dal caos)
Caos a festa juventina Tra gazzarra e spintoni Conte fugge da Corato Twitt di Marchisio: mi spiace
dal nostro inviato FRANCESCO COSTANTINI 

CORATO - Una incredibile gazzarra, gestita con una approssimazione dilettantesca, senza forze dell’ordine, senza un servizio di sicurezza degno di tal nome. Decine di varchi, non un solo bodyguard a controllare, migliaia di persone lasciate senza indicazioni e senza guida per ore. L’effetto dell’adunata juventina di ieri sera al relais Polvere di Rose, a due passi da Corato, è stato disastroso, pericolosissimo. 

Difficile tenere a bada la ciurma che parte per il saccheggio, ma senza una struttura organizzativa a gestire una simile situazione, il rischio disastro - o peggio tragedia - è dietro l’angolo. Alla fine solo l’arrivo della polizia - alle 21, ben oltre il limite di tolleranza - è servito a ristabilire un minimo di ordine in mezzo ad una baruffa indescrivibile, con Conte, Bonucci e Marchisio quasi travolti dalla folla, bambini e donne nella calca, panico, urla, paura, spintoni, insulti, sconcerto. La rabbia dei tifosi, i surreali fuochi d’artificio nella notte mentre Conte e i giocatori sono già lontani verso Bari. 

Già l’impatto antropologico è sturbante. A metà tra pellegrini al sepolcro del santo e soldati di un esercito indefinito in cerca di motivazioni e riscatto. Arrivano da tutto il Sud, Puglia soprattutto, Salento, Gargano, Jonio o Adriatico che sia, ma anche Basilicata, Calabria, Irpinia, Molise, Abruzzo. Il popolo juventino ha una fede cieca ed assoluta, crede in quello che fa e in chi gli dice cosa sarà del suo destino calcistico. È quanto di più eterogeneo possiate immaginare, è ammessa qualunque tenuta in questo happening a due passi da Castel del Monte: girano ragazzotte in tenuta discoteca, tacco 22 a stiletto (mai visto nulla di simile), tanto da finire muso in terra per via di un dislivello tra chianche perfidamente mal allineate, top strizzatette alla ghepardona mia e hotpants meritevoli di ben altri palcoscenici. Fidanzati altrimenti assai gelosi non le degnano di uno sguardo mentre ascoltano rapiti Dj Nana, profeta di un mondo irreale, che li prepara al grande incontro. 

«Allora, quando arriva Conte cosa gli canterete?». E via il coro da stadio. «E per Claudio (Marchisio, ndr) cosa avete in serbo. Forse questo?». Il palchetto è a bordo vasca, all’aria aperta, davanti ad un sole basso e tondo come una palla di fuoco, ma l’arietta che spira dalla Murgia è da colpo della strega. Sembra l’adunata di una setta tra esoterismo e nuova era del cinghiale bianco. Sono più di duemila, hanno speso 50 euro a testa per un incasso che il Bari si sogna, per questo rendez vous con i beneamati. Sui muri i manifesti dei Bianconeri d’Italia, che presumibilmente sono quelli che dovrebbero gestire l’appuntamento, con il numero 31 ben stampato in grande. 

Gli scudetti sono 29, in realtà, nessuno ha fatto meglio, ma quei due cancellati da Moggiopoli ai talebani della Vecchia Signora non vanno proprio giù per evidenti motivi. Il cuore conosce ragioni che la ragione non conosce, ma sempre 29 rimangono. I bambini sono ovunque, sembrano moltiplicarsi, e la gente di fede juventina non ha alcuna intenzione di tenere l’ordine che i durissimi quanto inutili diktat dei pitbull dell’or - ganizzazione torinese tentano invano di imporre, pena la temutissima espulsione da questa Stonhenge murgiana. Nonni, nonne, vecchie zie, giovani puledre ed esperti stalloni, intrepidi e pavidi: tutti qui, in coda, al fresco che comincia a farsi pungente, per farsi scattare una foto con uno dei loro idoli o per un autografo. Non ci riuscirà nessuno e sarà la bagarre più totale. 

Da Torino, proprio ieri Andrea Agnelli ha mandato un messaggio molto chiaro ad Antonio Conte, che si stava facendo prendere la mano, come a volte gli accade: facciamo un po’ meno baccano, per favore, noi siamo la Juve, esistevamo - e alla grande - prima di te, siamo esistiti con te, esisteremo dopo di te. Tutti vogliamo vincere, ma tutto ha un prezzo: e tocca a noi che comandiamo stabilire quale sia il prezzo giusto da pagare per vincere. Che fra l’altro è una specialità della real casa. Fai l’allenatore e vedi di esserne anche felice. Stop. 

I tifosi, per la verità, troppo contenti non sono. Qui al relais Polvere di Rose il casino regna sovrano: poche anime prave tentano invano di ristabilire almeno un minimo di senso logico in questa baraonda infernale, ma è una partita perduta in partenza. Nella notte che cala un incredibile serpentone si sgrana nella campagna. Persino tornare a casa rischia di diventare un’impresa quasi disperata, ma per la Juve si fa questo ed altro. Almeno così la pensavano fino a ieri sera in tanti.

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