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Pallavolo femminile Stefania Sansonna sul tetto d'Italia

di PAOLO PINNELLI 
Canosa di Puglia, dopo essersi colorata di «rosa» per il passaggio del Giro d’Italia, ora si veste anche del «tricolore»: quello dello scudetto conquistato, sul parterre di Treviso, dalla canosina Stefania Sansonna, libero inamovibile della «Rebecchi Nordmeccanica Piacenza». La squadra piacentina ha liquidato in gara 4 la «Imoco Volley Conegliano» conquistando uno storico scudetto, dopo aver vinto anche la Coppa Italia. E la canosina Stefania Sansonna è stata tra le protagoniste di quella cavalcata trionfale
Pallavolo femminile Stefania Sansonna sul tetto d'Italia
di PAOLO PINNELLI 
Canosa di Puglia, dopo essersi colorata di «rosa» per il passaggio del Giro d’Italia, ora si veste anche del «tricolore»: quello dello scudetto conquistato, sul parterre di Treviso, dalla canosina Stefania Sansonna, libero inamovibile della «Rebecchi Nordmeccanica Piacenza». La squadra piacentina ha liquidato in gara 4 la «Imoco Volley Conegliano» conquistando uno storico scudetto, dopo aver vinto anche la Coppa Italia. E la canosina Stefania Sansonna è stata tra le protagoniste di quella cavalcata trionfale. 

Al telefono urla a squarciagola con quel po’ di voce che le resta: «Abbiamo vinto lo scudettoooo». 
Stefania, un traguardo importantissimo ed un’emozione anche più forte della conquista della «Coppia Italia? «Ho pianto tantissimo perchè ho realizzato un sogno, l’ho toccato con mano. E’ stata la notte più bella della mia vita. Una “notte da leoni” perchè sognare ancora, a trent’anni, significa che non hai mai smesso di credere in quel sogno. E solo quando sei umile, e credi nel lavoro che fai, accadono queste cose: non c’è altra strada». 

La tua carriera è partita da Canosa, nella Polisportiva Popolare, ed è giunta fino a Piacenza, dove hai raggiunto la «vetta» dell’Italia «Grande Polisportiva Popolare Canosa e poi grande mio padre Domenico! Lui mi ha portato da piccola in giro per le selezioni, un po’ ovunque, togliendo tanto tempo al suo lavoro. Il ricordo di quelle trasferte, dove poi arrivavo sempre in ritardo, è bellissimo». 

Da Canosa a Napoli, Isernia, Castellana fino a Novara con un’esperienza molto particolare in terra azera, lo scorso anno, per le finali del campionato «Sono andata a giocare in Asia, a Baki, ed è stata la fine del mondo. Entrare nello spogliatoio e sentire le tue compagne di squadra che parlano francese, inglese, cinese... tutte le lingue del mondo, è stata per me, canosina doc, una esperienza indimenticabile. Appena ho concluso la stagione invernale con il Novara arrivò la richiesta dall’Azerbaigian e ci sono andata. Era una sfida ed io sono per le sfide. È qualcosa di innato in me. Mia madre mi dice sempre che sono testarda e che se mi metto in testa qualcosa non mollo finchè non la raggiungo. Ha ragione lei». 

Poi quest’anno l’arrivo a Piacenza, alla «Rebecchi Nordmeccanica» e la vittoria di Coppa Italia e scudetto «Siamo state grandi. È vero che questa squadra era stata costruita per vincer e, con molte stelle e grandi nomi, ma se tutti non sentono lo stesso obbiettivo comune, se non sei squadra, non si va da nessuna parte. Ai play-off siamo state bravissime anche perchè siamo partite sempre dallo 0-2. Ci mantenevamo sempre sul ritmo degli avversari, poi riuscivamo a riprenderl e e superarle. Quando abbiamo vinto la prima gara, davanti a 5500 persone in casa degli avversari è stata una grandissima emozione. Poi in “gara 3”, a Piacenza, partivamo dal 2-0 ed abbiamo pensato: “ormai ci siamo”. Inconsciamente l’ambiente era portato a pensare che era già fatta, mentre il nostro allenatore (Gianni Caprara, campione del mondo nel 2006, ndr) ci diceva «Pensate ad arrivare al 15 maggio - eventuale gara 5 - e pensate di dover fare ogni volta cinque set». Era giusto, aveva ragione. Non ci siamo distratte ed abbiamo perso la “gara 3”, finendo 2-1». 

Avete temuto di non facercela? «Quella sconfitta in casa è stata un’autentica batosta. Del resto non si può attendere che gli altri sbaglino qualcosa per vincere. E così in “gara 4” non c’è stata storia: siamo scese in campo determinate, lucide e razionali. Abbiamo risposto giocando a pallavolo ed evitando di metterla sul piano dei nervi, perchè nella pallavolo può accadere di tutto. È stato bellissimo». 

Una vittoria importante merita una dedica «È chiaro che la prima cosa che mi è venuta in mente a caldo quella sera, e che è quella che conta, è stata tutta la mia famiglia. Innanzitutto papà Domenico e mamma Concetta, e con loro i miei fratelli Angelo, Carmela, Damiano e Fabio. Una dedica non casuale: loro hanno creduto in me anche quando io ero stanca di lottare. Ci sono momenti difficili per una atleta e spesso sono più di quelli di gloria. Ed io in alcuni momenti ero davvero stanca. Ma loro erano sempre e tutti accanto a me, a sostenermi. Dedico questo scudetto a loro: scrivilo a ”caratteri cubitali”. Proprio mio fratello maggiore Angelo era per piacevole coincidenza a Treviso sabato, con altri amici di Canosa. Ed in mezzo a seimila persone, in quel palazzetto, ha trovato il modo di farsi notare, urlando e sbracciandosi come un pazzo. Pensa che, quando è entrata in campo, ad inizio gara, la bandiera tricolore, l’ho visto emozionarsi e quasi piangere per l’emozione. Allora ho pensato: già piange prima di iniziare? E dopo la gara che farà?». 

(La notizia completa sull'edizione della Gazzetta in edicola o scaricabile qui)

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